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Valerio e Massimo, i due "dottori" della Biofox

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VASTO – Valerio D’Alessandro, 29 anni. e Massimo Mariani , 24,  tutti e due di Chieti, “Ma nel basket – ci dicono – non si sente la rivalità tra le città come nel calcio”, protagonisti dell’ultima vittoria e del campionato della Biofox Vasto Basket. Quando mancano due partite per decidere le sorti della squadra, li incontriamo per un’intervista doppia che ce li farà conoscere un po’ meglio.

A che età avete iniziato a giocare a basket?
D’Alessandro: 12 anni
Mariani: a 8 anni

In quali squadre avete giocato fino ad oggi?
D’A.
Audax Chieti Scalo, Chieti Basket, Vasto, Torre de’ Passeri, Antoniana Pescara, Penne e dall’anno scorso sono tornato a Vasto.
M. Chieti, Roseto, Atri, Lanciano e quest’anno Vasto.

Come avete conciliato, e conciliate ancora, studio e lavoro con il basket?
D’A.
Non ho mai giocato a livello professionistico. Sia quando studiavo Scienze Motorie all’Università che ora che lavoro come personal trainer, mattina e pomeriggio dedicate a studio e lavoro e poi, di corsa in palestra per allenarmi.
M. C’è bisogno di molta organizzazione. Alle superiori ho messo sempre lo studio in secondo piano, dedicandomi anima e corpo al basket. Poi, all’Università, mi sono organizzato meglio e sono riuscito a laurearmi in Scienze Motorie. Ora, in questi mesi, in cui sono più libero è tutto più semplice.

La prima parola che vi viene in mente pensando al basket?
D’A. Divertimento
M. Fatica

Il ricordo più bello che avete legato al mondo della pallacanestro?
D’A. La partita vinta nove anni fa con Vasto, in casa contro Chieti, all’ultimo secondo. Un’esplosione di gioia che non dimenticherò mai.
M.  L’esperienza dei due anni a Roseto. Anche se ero un ragazzo spesso mi allenavo anche con la prima squadra e ho appreso davvero molto.

Avete qualche rammarico?
D’A.
Forse non aver provato seriamente a fare il giocatore. Vedendo il livello della categoria forse avrei potuto ottenere qualcosa in più. Però ho sempre messo al primo posto studio, lavoro e famiglia, quindi sono contento di ciò che ho.
M. Non ho rimpianti. Sono assolutamente soddisfatto delle scelte fatte finora e credo di stare facendo un buon percorso in questo sport.

Cosa vi aspetta nell’immediato futuro?
D’A.
Prima di tutto la salvezza qui a Vasto, possibilmente in modo tranquillo. Poi, sono qui da due anni e ne sono contento perché la società sta lavorando molto bene, quindi spero di poter restare ancora.
M. Non faccio mai progetti per il futuro quando il campionato è ancora in corso. Vediamo tra un paio di settimane cosa accadrà.

E invece progetti di vita a lungo termine?
D’A. Vorrei giocare sempre, almeno fin quando si può. Lavorando già nell’ambito sportivo mi piacerebbe magari provare a fare anche l’allenatore.
M. Intanto voglio continuare a giocare, anche se non tanti anni ancora (ridendo dice “2-3”, ndr). Poi riprenderò gli studi nella facoltà di Fisioterapia per costruirmi un percorso professionale.

I vostri hobby?
D’A.
Tra lavoro e sport di tempo ne resta poco. Mi piacciono molto i film. Ma tutto il tempo che ho a disposizione lo dedico a mio figlio Matteo, che ha due anni. Gioco con lui ogni volta che è possibile, in tutti i luoghi. Quest’anno lo abbiamo portato anche al palazzetto per 4 partite.
M. In effetti il tempo libero è poco. Vado al cinema tutte le volte che posso e ascolto tanta musica.

La nostra intervista si chiude con un invito al pubblico vastese per sostenere la squadra in questo rush finale. “Abbiamo girato diverse realtà dell’Abruzzo – dicono – e qui a Vasto c’è davvero un bel pubblico. Certo, noi vorremmo che fosse sempre più numeroso e caloroso.  Visto che manca una sola partita in casa si può chiedere un bel regalo, di vedere domenica 17 aprile il palazzetto quanto più pieno possibile, sperando di poter festeggiare insieme”.

Giuseppe Ritucci

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