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Delfini e petrolio, la convivenza impossibile nel mare di Vasto

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VASTO – Le nuove ricerche del petrolio si faranno “con micro-esplosioni, spesso dannose a cetacei e delfini”, dice Maria Rita D’Orsogna. Lancia l’allarme la professoressa universitaria nota per le sue battaglie in difesa dell’ambiente: i delfini avvistati e fotografati con entusiasmo nei giorni scorsi potrebbero emigrare dal mare di Vasto. O, addirittura, fare una brutta fine.

Anna Suriani, assessore comunale, vede nella presenze delle creature marine più simpatiche “un segnale chiaro lanciato dal mare”. Per questo, “il turismo naturalistico e la protezione dell’ambiente” sono “scelte dalle quali non si può tornare indietro e che non possono essere messe in discussione da concessioni petrolifere così vicine alla costa”, 40 chilometri, “e alla riserva marina delle Isole Tremiti”, 26 chilometri.

E’ anche sulla questione ambientale che si gioca la campagna elettorale di Vasto. “Ci sarebbe piaciuto – è l’affondo di Rifondazione comunista – salutare in qualche manifestazione pubblica quei tanti sostenitori della difesa del territorio risvegliati dagli impegni elettorali”. 

Ma, secondo gli ambientalisti, il problema non è solo la concessione a cercare gli idrocarburi rilasciata alla compagnia irlandese Petroceltic da un decreto firmato ministri Stefania Prestigiacomo e Giancarlo Galan e nella quale “non compare – sottolinea D’Orsogna – alcuna azione attiva da parte della Regione Abruzzo nel rappresentare la contrarietà” espressa da associazioni e comitati. La questione è anche un’altra: “Già la posizione favorevole di Confindustria alla petrolizzazione del nostro territorio ci aveva fatto intendere quale fosse il modello di sviluppo da loro voluto per l’Abruzzo”, polemizza Ines Palena di Legambiente.

“Ora, il non prendere posizione sull’insediamento a Punta Penna di industrie insalubri e fortemente impattanti, insinua il dubbio che per Confindustria programmare il territorio significhi più che altro togliere i vincoli e gli impedimenti di tipo ambientale,  piuttosto che concertare, insieme a tutti i portatori di interesse, agli amministratori e alle associazioni da sempre impegnate sul territorio, una pianificazione realmente basata sulle potenzialità e le risorse presenti”.

Del resto, proprio da Vasto il presidente provinciale di Confindustria, Paolo Primavera, era stato chiaro nel chiedere, in vista delle elezioni, alla politica certezze e non chiacchiere: “Noi imprenditori abbiamo bisogno di capire qual è il ruolo del porto di Vasto e dell’area produttiva di Punta Penna e capire se quest’ultima rimarrà industriale. Vogliamo certezze: devo sapere se posso potenziare la mia azienda, se posso far arrivare navi cargo, altrimenti me ne vado. Alle nostre domande alcuni politici rispondono nì. Lo sviluppo lo danno le imprese. Le aree industriali della Val di Sangro e del Vastese trainano la regione e producono la maggior parte del Pil abruzzese”.

Sviluppo e ampliamento del porto. Il raddoppio del bacino. L’Arci lo vede come fumo negli occhi. Lino Salvatorelli fa l’esempio di Manfredonia: “Lì esiste un porto industriale nel totale degrado. A Vasto spendere circa 150 milioni di euro per raddoppiare il porto. Noi ci chiediamo: se non funziona il porto di Manfredonia, perché dovrebbe funzionare quello di Vasto? A meno che non si voglia avere la Petroceltic come principale cliente…”.

Riserva naturale e zona industriale. Vicine. La storia di una convivenza faticosa.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

 

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