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Daniele e Marco: "Nonostante il sisma restiamo a L'Aquila"

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VASTO – Moltissimi giovani vastesi partono per andare a studiare nelle più disparate città universitarie italiane. Vi siete mai chiesti come vivono, che cosa offre la città e l’Università che li ospita, le loro speranze, i loro sogni? Certamente ognuno di loro ha una storia da raccontare.
Abbiamo scelto di cominciare dalla nostra Regione, e precisamente da L’Aquila.

Come si vive ora nel capoluogo d’Abruzzo? Come ha reagito la popolazione studentesca al drammatico sisma del 2009, che l’ha vista direttamente coinvolta? E’ possibile cercare di farsi una vita “tra le macerie”?
Tutto questo l’abbiamo chiesto a Daniele Di Biase, 24 anni, vastese, e a Marco Taraborrelli, 22 anni, nativo di Pollutri. Daniele studia presso la facoltà di Scienze Motorie, Marco invece aspira a diventare ingegnere informatico. Tutti e due vivono a L’Aquila dal 2008.

Partiamo dal principio. Cosa ti ha spinto a proseguire gli studi all’Università e perchè hai scelto proprio L’Aquila?
Marco: Ho scelto di proseguire perchè avevo la passione dell’informatica, e il solo diploma scientifico non mi garantiva un titolo adeguato. Sono sempre stato affascinato dal mondo dell’ingegneria, pertanto mi sembrava giusto provare a fare qualcosa in più. Ho scelto L’Aquila perchè è abbastanza vicina a Pollutri ed è una delle migliori d’Italia. Inoltre, prima del terremoto, c’erano tutte le condizioni per stare bene, dalla qualità della facoltà al basso costo della vita.
Daniele: Dopo il liceo sono stato praticamente obbligato a iscrivermi, perchè il solo diploma scientifico non mi dava possibilità lavorative. La scelta è caduta su L’Aquila perchè ero già stato lì a trovare i miei amici e mi sono trovato benissimo, ho conosciuto tante persone e mi sono subito sentito a casa: è stato un amore a prima vista.

Come consideri la Facoltà che hai scelto? Soddisfatto o nel frattempo hai coltivato rimorsi, rimpianti, ripensamenti?
Marco: La scelta è stata soddisfacente, non ho rimorsi, il corso di Ingegneria Informatica è fatto piuttosto bene, certo alcuni esami appassionano di meno. Ingegneria ti spinge a riflettere, e ad usare la mente per fini pratici: rispecchia esattamente ciò che amo fare.
Daniele: Scelsi subito la Facoltà di Scienze Motorie perchè amo lo sport. Certo avrei potuto valutare altre opzioni, ma ho pensato che non mi avrebbero portato felicità nel lavoro. Pertanto sono contento della scelta fatta.

Senza dubbio l’Università de L’Aquila ha subito profonde modifiche dopo il catastrofico sisma del 2009. Cosa puoi dirci riguardo la tua Facoltà e il tuo Corso di Laurea, come procede la didattica e quali sono le strutture che avete a disposizione? Dove vivi adesso? Che differenze trovi rispetto a dove vivevi prima? Considerando le difficoltà oggettive della città de L’Aquila, come riesci ad organizzare le tue giornate universitarie?                                                                                             Marco: Rispetto a prima sono cambiate molte cose. Prima del sisma avevamo la struttura a Roio molto funzionale, completa di mensa, biblioteca, aule perfette per ogni esigenza. Ora viviamo in una condizione di assoluto disagio, ci troviamo a Pile, nel capannone ex “Optimes” adattato a locali per la didattica. La struttura non è assolutamente adatta a ospitare una facoltà come quella di Ingegneria con 5.000 iscritti, mancano spazi fondamentali. Anche la didattica è più confusionaria, prima gestivamo meglio gli spazi e di conseguenza anche gli studenti ne traevano giovamento. Il metodo utilizzato ora è insoddisfacente, ci si riduce a proiettare slide mentre prima alla lavagna venivano spiegati in maniera approfondita i passaggi matematici. E’ tutto un pò arrangiato. Rispetto a prima non c’è paragone. Altro esempio lampante, i trasporti: prima andavo dove volevo durante il giorno, e la sera non avevo bisogno dei bus, si stava tutti in centro. Ora se perdi un bus sei spacciato, ti tocca aspettare un’ora quello dopo. Non sempre riesco a gestirmi bene la giornata, avrei bisogno della macchina, non riesco a muovermi con facilità, spesso mi ritrovo a non riuscire a rispettare gli orari stabiliti.
Daniele: Anche noi di Scienze Motorie siamo a Pile, condividiamo la struttura ex “Optimes” con gli ingegneri… Abitando dall’altro capo della città faccio fatica a raggiungerla, c’è bisogno di un’organizzazione maggiore, devi svegliarti 2 ore prima per prendere il bus e arrivare in tempo. Il ritorno è ancora più complicato, dato che è sera, ci sono pochi bus e gli orari sono sfalsati. Vedo una qualità decisamente ridotta nella didattica, le critiche maggiori sono per come viene gestita la parte pratica degli sport che non è più formativa come prima, la fai tanto per farla, non ha un seguito valutativo. Prima c’erano strutture come il CUS, un posto idoneo per fare pratica. Ora quella struttura è parzialmente inagibile ed è sovraffollata, bisogna guardare ad altre strutture. La struttura della Guardia di Finanza a Coppito ci sta aiutando molto. Per le teoriche/scientifiche non vedo sostanziali differenze, e la qualità è rimasta piuttosto alta. L’organizzazione in generale è diventata mediocre. Anche prima avevamo qualche problema, ma l’organizzazione era decisamente migliore, le strutture lo permettevano. La condivisione con Ingegneria dev’essere una soluzione temporanea, spero che la nostra vecchia struttura situata in zona Torrione possa tornare a posto in poco tempo, abbiamo bisogno di riappropriarci della nostra Facoltà e dei nostri spazi.

Anche a livello sociale le cose sono cambiate drasticamente. Quali sono i luoghi che frequenti oggi a L’Aquila? Che differenze ci sono con i luoghi del centro storico? Come hai vissuto interiormente questo cambiamento?
Marco: E’ cambiato perchè bastava uscire di casa per incontrare gente e organizzare la serata. Ora se hai la macchina riesci a fare qualcosa, se no non esci. A parte poche eccezioni, non abbiamo la socialità di prima. Le eccezioni sono la storica cantina del Boss e il Nerocaffè, situati in centro storico, e lì sembra davvero di rivivere la socialità perduta. Il nuovo centro della Movida, ovvero Via della Croce Rossa, è scomoda e dipersiva, è praticamente una strada, non c’è nemmeno una piazza per ritrovarsi. Si è perso il concetto di piazza, come luogo di ritrovo e socializzazione, noi non ne abbiamo più, quelle in centro sono inaccessibili.
Daniele: Il primo anno post-sisma è stato difficoltoso. La maggior parte degli amici non viveva più in città, di conseguenza le uscite non erano quelle di prima, vivevo a Colle Pretara, una zona fuori dalla Movida. Se uscivo c’erano grossi problemi per il ritorno, non ci sono autobus serali e notturni, e poi con chi andavo?… Quest’anno alcuni amici sono tornati, ho ricreato un gruppetto, come il primo anno. Il centro storico è l’anima della città, lo studente viveva il centro in un determinato modo, la sua cittadella, il suo ambiente, con ricordi ed esperienze meravigliose. Ora abbiamo altri luoghi che non preservano la socialità che creavamo facilmente in centro, almeno per quanto mi riguarda. Non riesco a sentire quel calore che provavo vivendo e frequentando il centro storico.

Sono passati due anni e a L’Aquila si è fatto ancora poco e niente, anche e soprattutto riguardo le politiche universitarie. Come giudichi l’operato delle istituzioni? Credi in un rilancio della città e dell’Università e ad un celere ritorno alla piena normalità? Che futuro vedi a L’Aquila?
Marco: Le istituzioni hanno molte colpe, ma a mio avviso non l’Università, che si è mossa bene. Al contrario il Comune e la Regione sono assolutamente indifferenti, mancano politiche a sostegno dell’Università, non è più il centro dello sviluppo economico… Sono sorti altri interessi  a L’Aquila, specialmente relativi all’edilizia.Mancano finanziamenti, strutture, servizi in generale, di cui prima disponevamo. Venendo a mancare una precisa politica, il disagio si riflette sulla mancanza di fondi, abbiamo strutture che non vengono ristrutturate, e vengono permesse speculazioni. Volendo essere realisti, il futuro è difficile… Il terremoto però ha creato un’opportunità: riorganizzare l’Università. Se ci fosse stata la volontà, tra donazioni e solidarietà, si potevano realizzare molte cose per gli studenti, come la struttura appena aperta donata dal Governo Canadese. Se c’è la voglia, queste cose si possono fare e il futuro può schiarirsi, in caso contrario vedo un lento declino per la città.
Daniele: Non lo vedo molto positivo. Il terremoto ha fatto perdere di qualità, ad esempio Ingegneria non ha i laboratori che aveva a Roio, e altre facoltà hanno grosse difficoltà per la mancanza di strutture. Molto carenti anche i servizi agli studenti, mi riferisco alle mense, alle borse di studio, agli affitti altissimi, nessun investimento sulle residenze universitarie, nè tantomeno sulle strutture polifunzionali. Non vedo un futuro roseo a breve, ci vorrà molto tempo, ci vorrebbe un’attenzione diversa, maggiore, le istituzioni dovrebbero rimboccarsi le maniche per far si che la città riparta dalla sua università e dai suoi studenti.

Quali prospettive vedi davanti a te? Quali sono le tue opinioni in merito alla possibilità per un giovane di inserirsi nel contesto lavorativo in Italia?
Marco: Di certo è molto difficile, specie in questo periodo di crisi, intraprendere una carriera professionale adatta ai suoi sogni. Anche se vuoi metterti in proprio, le politiche non te lo  permettono, il governo favorisce soltanto le grandi aziende. Se per un giovane laureato è dura, figuriamoci come sta chi è meno titolato! Noi laureati in teoria dovremmo avere più sbocchi professionali, ma comunque non riusciamo a inserirci. Se vuoi aspirare ad un livello alto, la classe dirigente di questo paese ti ostacola. Hai fatto caso che nessuno è sotto i 30 anni? L’idea che il giovane debba fare un’infinita gavetta è molto diffusa, e quindi si è ostacolati nell’età in cui si ha più voglia di apprendere e di fare.
Daniele: Anni fa ti avrei detto che al Nord poteva essere più semplice. Ora non so se posso confermarlo, anche se ho appena saputo di un mio collega che si è trasferito a Torino a fare la triennale e già sta lavorando con la squadra di pallacanestro del CUS (Centro sportivo universitario), quindi presumo al Nord ci siano più possibilità. Lo Stato non investe in uno sviluppo economico e lavorativo del Centro-Sud, lì è certamente molto più dura emergere.

Quante possibilità credi ci siano di poter dare un seguito lavorativo ai tuoi studi in una città come Vasto?? Sei dell’idea che la città offra delle valide prospettive? Quali sono le opportunità e i pregi, quali invece le carenze?
Marco: Per ciò che studio io, l’offerta è carente, ci sono poche aziende adatte. Va però detto che l’Informatica è multiforme, si può adattare, qualsiasi settore tu prendi potrebbe essere un’occasione per il lavoro. L’Informatica ha più elasticità rispetto ad altri campi, potresti creare un servizio dal nulla. Penso che nel nostro territorio siamo più indietro, però ci sono comunque le basi per avere opportunità lavorative, anche perchè l’Informatica si rinnova di continuo.
Daniele: Secondo me no, c’è molta concorrenza e c’è una mentalità che non condivido e che si è creata negli ultimi anni. Vasto punta ad espandersi, diventare provincia, ma non guarda alle piccolezze che la fanno apparire come un paesino di montagna, malgrado i suoi 40.000 abitanti. Per i giovani si fa pochissimo, l’estate non c’è niente, solo discoteche. Addirittura vengono fatte storie se c’è musica nei locali! Basta farsi un giro a Termoli e San Salvo e vedi come la situazione sia molto differente, sono molto più avanti rispetto a noi nonostante abbiano meno potenzialità, e questo va a ripercuotersi anche nel contesto lavorativo, specialmente in alcuni ambienti.

Vasto è entrata nel mese caldo, a metà maggio ci saranno le elezioni per eleggere il nuovo Sindaco e la nuova giunta comunale. Alcune fazioni politiche annunciano nei loro programmi elettorali l’intento di riportare l’Università nella nostra città. Alla luce anche dell’esperienza aquilana, quanti e quali benefici può portare un polo universitario ad una città e al suo territorio?
Marco: Secondo me è indiscutibile che l’Università porta vantaggi alla città, economici, culturali e sociali. Genera un sistema che fa poi crescere la città. Ma secondo me Vasto deve puntare ad altro, non ha le caratteristiche per essere una città universitaria, sarebbe la quarta d’Abruzzo e avrebbe una concorrenza spietata. Deve perseguire lo sviluppo industriale e turistico, puntare sul terziario. Vasto si trova tra Termoli e Pescara, due poli universitari lanciatissimi… In un territorio così stretto non hai le caratteristiche per fare l’Università, resteresti schiacciato. Si dovrebbero utilizzare altre leve per crescere economicamente. Vasto non emergerebbe con l’Università, è sbagliato farci una campagna elettorale sopra. Bisogna favorire imprese, industrie, mirare ad espandere il più possibile tutto questo. Ogni territorio deve puntare a sfruttare al massimo le sue risorse, quelle che già possiede.
Daniele: L’università gioverebbe tantissimo a Vasto, sarebbe una grande opportunità e va sfruttata! La città godrebbe di benefici economici e sociali, che andrebbero di certo a  ripercuotersi positivamente sulla mentalità di cui parlavamo prima. Sarebbe il miglior modo per uscire finalmente dallo steccato che ci siamo creati. Immagino ad occhi aperti la meraviglia di una cittadinanza studentesca nel centro storico, la città lo permetterebbe senza problemi, la bellezza, la posizione, il clima sarebbero elementi molto favorevoli per accogliere gli studenti. Penso ad esempio a Piazza Caprioli, potrebbe diventare facilmente una piazzetta universitaria, sarebbe meraviglioso! Un pò come la nostra amata Piazza San Pietro a L’Aquila, ora inaccessibile e in condizioni disastrose. Perchè non pensarci? Volere è potere…

Roberto Naccarella

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