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Desiati: "No alla costruzione di edifici inutili"

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VASTO – Massimo Desiati, candidato sindaco di Progetto per Vasto e Unione italiana-Movimento per le autonomie, risponde alle 5 domande di Vastoweb su ambiente e sviluppo.

Il Governo ha rilasciato a una compagnia irlandese la concessione a cercare petrolio nel mare abruzzese. Anche davanti alla costa di Vasto. E’ favorevole a nuove piattaforme petrolifere?

Sono contrario. Le competenze, per questo tipo di autorizzazioni, sono statali;
ritengo, però, che gli Enti locali debbano pur pronunciarsi in ragione della vocazione del proprio territorio. E la nostra vocazione non è certo quella propria delle ricerche petrolifere.

Nei giorni scorsi, Confindustria ha chiesto ai candidati un impegno concreto: progetti di sviluppo credibili e confermare la vocazione industriale di Punta Penna. Gli ambientalisti si battono per la tutela della vicina riserva di Punta d’Erce. Possono ancora convivere due realtà così diverse, oppure bisogna compiere una scelta? E quale?

L’intera zona di Punta Penna ha necessità di una lettura del tutto particolare. In questa parte del territorio comunale, ricompresi in una superficie di pochi chilometri quadrati, insistono, contemporaneamente, realtà naturalistiche, industriali e residenziali: alcuni S.I.C., il porto commerciale, una Riserva naturale regionale, due zone a vincolo archeologico, una zona industriale ed una zona residenziale di edilizia popolare. Inoltre, sono allo studio, per il futuro ed in parziale esecuzione, nuove opere ed attività: dal nuovo Piano Regolatore Portuale, con previsione dell’ampliamento del Porto commerciale esistente, all’inclusione dell’intera fascia costiera, ivi compresa la zona di Punta Penna, nel costituendo Parco Nazionale della Costa Teatina. 

Una siffatta impressionante realtà, soprattutto considerando la prospettiva che andrà ad interessarla, presenta gravi contraddizioni. E’ nella responsabilità e competenza simultanea di diversi soggetti istituzionali, enti economici e portatori d’interesse, giungere ad una lettura d’insieme di questo territorio. Ritengo opportuno stimolare e favorire una fase di riconversione e di delocalizzazione, totale o parziale, delle attività industriali maggiormente impattanti presenti nelle aree di maggiore sensibilità ambientale. Ci si trova oggi al cospetto di una simile situazione a causa dell’assenza decennale di pianificazione e programmazione razionali. A tale scopo ritengo importante che l’Amministrazione comunale definisca un “Piano d’Area Comunale”, in variante al Prg, per la zona di Punta Penna, al fine di una più razionale utilizzazione e riorganizzazione di quella parte del territorio comunale.

Sono d’altronde convinto che Confindustria non dichiari una “vocazione industriale” della zona di Punta Penna nel senso del contrasto con le esigenze ambientali. Si possono trovare soluzioni per uno sviluppo produttivo e commerciale, occorre però fare programmazione e pianificazione.

Parco della Costa teatina: una prima, provvisoria determinazione dei confini prevede che l’area protetta comprenda l’intero nucleo abitato di Vasto. E’ d’accordo, oppure ritiene che il perimetro debba essere diverso?

A me pare senza senso includere nei confini del Parco il centro abitato della città. Se questo viene proposto per aprire una sorta di “trattativa”, è sbagliato. Basta con lo scontro ideologico sull’ambiente. Il territorio è un capitale, un valore e nessuno può essere così imbelle da volerne la distruzione. Occorre avere equilibrio. Io vedo bene un confine ovest delineato dal tracciato ferroviario, con il recupero di questo ad attività di infrastrutturazione turistica certamente ecosostenibile. E poi sarà il Piano di Assetto Naturalistico del Parco a dover stabilire cosa e come poter fare, badando alla vocazione di una parte del territorio comunale di pregio. Non sono gli ampi confini la soluzione!   

Vasto ha fatto registrare per anni una forte espansione edilizia. Troppo, secondo l’arcivescovo Bruno Forte: circa 3mila 500 alloggi invenduti. Bisogna porre un freno o lo stop al cemento rischia di ingessare lo sviluppo della città?

Ciò che è accaduto a Vasto è cosa propria di uno sconvolgimento epocale del territorio di immediata periferia. Lo… sviluppo edilizio lo ha compromesso per sempre. Vacue enunciazioni di principio, circa la “compatibilità” con l’ambiente ed a fronte di ciò che è accaduto, suonano come una presa in giro. E’ il caso di non ragionare più in termini di espansione urbanistica, considerando le cubature già realizzate o in via di realizzazione. Dovrebbe essere logico interrompere la spinta nella direzione di nuove costruzioni ed edificare solo ciò che veramente serve, innanzitutto recuperando aree dismesse, riqualificando quelle sottoutilizzate, ristrutturando il patrimonio edilizio esistente ed evitando il progressivo consumo di altro nuovo territorio. Edificare il necessario, quindi, nei luoghi giusti, nel rispetto delle peculiarità, delle bellezze e delle vocazioni del territorio. Intervenire nel rispetto del paesaggio, dell’arenile, della campagna, della collina, del Centro storico e dei Beni culturali. Occorre, inoltre, considerare un’adeguata densità abitativa per rispettare i termini di servizio ai residenti ed un nuovo Piano regolatore che vada in questa direzione.

Il Civeta, il consorzio che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nel Vastese, è indebitato. I cittadini di Vasto e degli altri comuni hanno subito un aumento della Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani. Per migliorare la situazione finanziaria, il Civeta deve rimanere interamente pubblico o bisogna favorire l’ingresso dei privati nella gestione?

Innanzi tutto c’è da dire che il bilancio del Civeta è in dissesto a causa della sua cattiva gestione: i costi del servizio sono più alti di quanto incamerato con i prezzi di conferimento pagati dai Comuni. Spesso si ritiene che l’ingresso dei privati sia la soluzione a tutti i mali finanziari, gli imprenditori privati non sono benefattori né può essere chiesto loro di diventarlo. Quel che possono assicurare è una gestione più oculata a fronte di quella pubblica, spesso clientelare e demagogica, la stessa che ha causato danni. Direi che l’ingresso dei privati è opportuno ma è bene si tenga presente che l’attività di smaltimento dei rifiuti è un’attività di interesse pubblico primario e non di speculazione privatistica.

A cura di Michele D’Annunzio e Giuseppe Ritucci

 

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