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Del Prete: "Industrie o natura? Vasto come Barcellona"

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VASTO – Nicola Del Prete, candidato sindaco di Alleanza per l’Italia, Futuro e libertà e Alleanza per Vasto, risponde alle 5 domande di Vastoweb su ambiente e sviluppo.

Il Governo ha rilasciato a una compagnia irlandese la concessione a cercare petrolio nel mare abruzzese. Anche davanti alla costa Vasto. E’ favorevole a nuove piattaforme petrolifere?
“Come potrei esserlo se al primo punto del mio programma amministrativo e di governo della città pongo il turismo: la creazione di un brand (marca) che coinvolga tutti i comuni costieri della provincia di Chieti, i comuni molisani di Petacciato, Termoli e Campomarino e le Isole Tremiti per realizzare la famosa “Costa Diomedea”.

Nei giorni scorsi, Confindustria ha chiesto ai candidati un impegno concreto: progetti di sviluppo credibili e confermare la vocazione industriale di Punta Penna. Gli ambientalisti si battono per la tutela della vicina riserva di Punta Aderci. Possono ancora convivere due realtà così diverse, oppure bisogna compiere una scelta? E quale?
“L’area industriale di Punta Penna è satura. Lo dice la Provincia e ne è consapevole il Consorzio Industriale del vastese. Ciò, però, non ci esime dal garantire servizi adeguati alle imprese che operano in questa area, migliorando la logistica, dando loro la possibilità di investimenti per l’energia rinnovabile e potenziando il Porto. La tutela della Riserva di Punta Aderci non è stata compromessa dalle aziende che operano nell’area industriale, anche perché essa è sorta successivamente. Piuttosto, la Riserva va resa più “turistica”, più fruibile, più aperta a visite ed accoglienza. Non a caso, noi del Nuovo Polo per Vasto riteniamo che si debba rivedere il piano di assetto naturalistico perché la Riserva di Punta Aderci oltre alla tutela del patrimonio naturalistico offra anche nuove opportunità in campo turistico. La convivenza? Avete mai visitato il Porto di Barcellona? Con le dovute proporzioni, credo che l’integrazione sia perfetta.

Parco della Costa teatina: una prima, provvisoria determinazione dei confini prevede che l’area protetta comprenda l’intero nucleo abitato di Vasto. E’ d’accordo, oppure ritiene che il perimetro debba essere diverso?
“Per Parco Nazionale della Costa Teatina, come ci suggerisce la parola stessa, intendiamo la fascia costiera che deve essere tutelata dalla cementificazione speculativa. Pensare di inglobare anche il nucleo urbano, significa frenare qualsiasi tipo di sviluppo della città. Riteniamo che le aree dell’ex ferrovia ed alcune zone a monte della SS 16 Adriatica, lì dove ci sono precisi vincoli idrogeologici siano quelle da ricomprendere nella perimetrazione.

Vasto ha fatto registrare per anni una forte espansione edilizia. Troppo, secondo l’arcivescovo Bruno Forte: circa 3mila 500 alloggi invenduti. Bisogna porre un freno o lo stop al cemento rischia di ingessare lo sviluppo della città?
“Noi siamo decisamente contrari alle speculazioni edilizie. Tra le priorità della nostra proposta, c’è la variante al Prg che deve servire per far partire una nuova economia legata al turismo, con importanti investimenti nei servizi al turismo. Intendiamo anche dare un’anima ed un cuore ai quartieri sviluppatisi in maniera disarmonici, dunque un ridisegno degli spazi collettivi e per consentire al piccolo proprietario di poter realizzare il sogno di una vita. Siamo per il recupero dell’esistente, specie nel centro storico e per dare abitabilità ai nostri quartieri periferici senza appesantirli o snaturarli”.

Il Civeta, il consorzio che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nel Vastese, è indebitato. I cittadini di Vasto e degli altri comuni hanno subito un aumento della Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani. Per migliorare la situazione finanziaria, il Civeta deve rimanere interamente pubblico o bisogna favorire l’ingresso dei privati nella gestione?                                                                                                                                 “Il problema non è tanto il Civeta, o comunque, il problema Civeta va affrontato dopo che il Comune di Vasto farà chiarezza sui costi della Pulchra. La raccolta differenziata avrebbe dovuto garantire una diminuzione della Tarsu, invece così non è stato. Lapenna ha aumentato la Tarsu del 30% solo negli ultimi due anni. Chiediamoci il perché e chiediamoci per quali ragioni i costi della nostra società partecipata aumentano al posto di essere razionalizzati. Privatizzare il Civeta, un Consorzio tra comuni nato per garantire una gestione senza profitto dello smaltimento dei rifiuti, è una opzione che non mi entusiasma”.

A cura di Michele D’Annunzio e Giuseppe Ritucci

 

 

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