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Lucio Dalla alla protesta anti-petrolio. Delegazione vastese

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TERMOLI – C’è anche una folta delegazione vastese alla manifestazione di Termoli contro le nuove trivellazioni nel mare Adriatico. Un serpentone colorato, vivace, entusiasta e allo stesso tempo atterrito. Non saranno state 10 mila o 15 mila le presenze come gli organizzatori si aspettavano e auspicavano, ma in ogni caso la manifestazione contro le trivellazioni nel mare adriatico è perfettamente riuscita.

Associazioni, comitati e movimenti di Abruzzo, Molise e Puglia, ospitati con buona logistica dal comune di Termoli (supportato dalla Pro loco) e gestiti con intelligenza anche dalle forze dell’ordine, hanno marciato unitamente ai gonfaloni di numerosi enti locali, delle Province, delle tre Regioni, tutti convinti che sia una follia perforare uno dei fondali marini più belli del Mediterraneo, a poche miglia dalla riserva protetta delle Isole Tremiti, località turistica strategica in quel tratto di mare.

Complice una giornata che ha fatto prove generali di estate 2011, come si è potuto vedere anche in spiaggia, tappa più significativa dell’iniziativa, il corteo ha iniziato a muoversi con un ritardo sulla tabella di marcia di almeno 3 quarti d’ora, con i promotori a richiamare al megafono con gran voce tutti i partecipanti, apparsi all’inizio un po’ pochini e poi, fortunatamente, allungatisi sino a raggiungere secondo le forze dell’ordine 2.500-3.000 presenze.

In primis, davanti a tutti, le delegazioni delle polizie municipali con i gonfaloni, quindi sindaci in fascia tricolore ed esponenti politici e poi i volontari delle componenti ecologiste, con una gran folla di studenti che hanno rappresentato un corpo importante della manifestazione.

La cittadinanza ha dapprima mostrato scetticismo, poi, invece, al ritorno al porto, forse non più impegnati nelle faccende del sabato mattina, nutrita è stata anche la parte termolese.

Nessuna passeggiata sotto le mura del borgo, ma inneggiando cori e motti, esponenti striscioni, gagliardetti, manifesti, locandine e urlando a squarciagola tutto il dissenso verso il rischio di portare nuovi pozzi petroliferi in un’area in cui l’ecosistema deve rappresentare il futuro, gli aderenti hanno percorso prima la via che dal porto porta sotto la torretta Belvedere, poi via Aubry e il tratto di via Roma che si congiunge con l’inizio del lungomare nord.

Finalmente con l’accesso libero da ostruzioni, ci si è portati direttamente in spiaggia, dove dalle scogliere era possibile scogliere la fiumara umana che andava addensandosi sull’arenile, dopo un conciliabolo tra gli organizzatori, con i due principali attori della protesta ad animarla con toni quasi folclorici, si è deciso di fare un sit-in sino a rappresentare lo spiaggiamento dei delfini a mare, con le persone che si insaccavano dentro uno di quei sacchi neri usati per contenere immondizia e tutte le associazioni facevano brava mostra di loro con i loro aneliti e venivano intervistati a pioggia dalla stampa, presente in modo davvero massiccio e senza frontiere.

Una mezz’oretta il tempo trascorso sulla sabbia, per lo stupore degli ignari bagnanti sorprese a prendere il sole in bikini o boxer o fare il bagno, mentre alcuni gommoni, sempre dalle scogliere, mimavano con animali gonfiabili la sorte per delfini e affini in caso di nuovi impianti off-shore.
La presenza delle autorità locali è stata massiccia, poiché non essere oggi lì avrebbe significato assumersi una colpa senza giustificazioni.

La comparsata sulla spiaggia ha preluso al ritorno al piazzale del porto, esattamente percorrendo il tratto di strada a ritroso e appena giunti sotto alla scala a chiocciola, da dove in tanti si erano appollaiati per scattare foto dall’alto, come dalla balconata dell’ex educandato e dalla Torretta Belvedere, la musica e la voce inconfondibile di Lucio Dalla, tremitese d’onore e d’adozione, ha accolto tutti, filodiffusione registrata in attesa che si materializzasse quello in carne e ossa.

La curiosità di tutti, in effetti, era proprio quella, e lo speaker dell’evento, instancabile, ha da subito sedato questa voglia, dichiarando che l’ultimo intervento sarebbe stato proprio quello di Dalla, anche per mettere ordine alla platea, radunatasi forse più numerosa di quanto avremmo previsto dopo che si era mosso lo stesso corteo in origine.

Fatti accomodare sulle sedie tutti i soggetti istituzionali, ad uno ad uno sono stati chiamati al microfono per interventi di non più di due minuti, per non tediare la folla, che andava ancora cantando e inneggiando contro la scelta scellerata del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e del governo Berlusconi.

La richiesta della Petroceltic s’ha da bloccare, si potrebbe dire parafrasando un celebre passo del Manzoni, è questo l’umore del ventre della società, che per fortuna in questa occasione collima con quello della gente.

Il primo cittadino di Termoli, Basso Antonio Di Brino, ha aperto le danze, esprimendo la sua soddisfazione per aver ospitato l’evento e proclamando impegno strenuo per salvare il futuro dell’ambiente da consegnare se possibile ancora meglio a figli e nipoti.

Istituzioni molisane, pugliesi e abruzzesi, con il presidente del consiglio regionale di Bari Introna, i sindaci di Foggia, San Severo, il portavoce della Provincia Dauna, l’ex sindaco di Tremiti, vice sindaci e assessori dei comuni abruzzesi costieri, Nicolino D’Ascanio, Salvatore Muccilli e Peppino Astore, prima della chiosa di Luigi Leone, poi spazio a tutte le associazioni nazionali e locali, prima del gran finale, l’attesa per l’arrivo di Lucio Dalla, che attraccato alla banchina delle motovedette si è recato sul palco, con una gran ressa intorno, e ha parlato apertamente di follia politica, di scelta incomprensibile, di futuro legato al mare, il più bello del Mediterraneo, col cuore in mano da cittadino innamorato di quei luoghi, cinquant’anni di frequentazione assidua alle Tremiti e, anche a Termoli, fino a far levare il coro degli europarlamentari di far divenire il cantante, seppur non in questa veste Dalla ha tenuto a precisare la natura del suo intervento, testimonial della battaglia in sede comunitaria a Bruxelles.

L’artista bolognese ha lanciato subito il messaggio, sostenendo che al di là delle posizioni ufficiali, è il modo di pensare che deve essere cambiato, e ha indossato la maglia simbolo della protesta, nel tripudio generale.

Due, invece, le proposte da vagliare. La prima è quella della costituzione di un coordinamento interistituzionale, la seconda ricorrere entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del decreto con cui sono stati autorizzati gli studi della Petroceltic.

emanuelebracone@termolionline.it

 

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