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Ronzitti: "Cementificazione, dal centrosinistra niente stop"

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VASTO – Incoronata Ronzitti, candidato sindaco di Vasto per l’Udeur, risponde alle cinque domande di Vastoweb su ambiente e sviluppo.

1) Il Governo ha rilasciato a una compagnia irlandese la concessione a cercare petrolio nel mare abruzzese. Anche davanti alla costa Vasto. E’ favorevole a nuove piattaforme petrolifere?                                               

“Io personalmente non credo ciecamente nella risorsa “petrolio”. Non nego che è una risorsa necessaria  per l’attuale società e l’odierno modo di vivere ma lo è tanto più là dove non si è capaci di creare una coscienza civile e un’abitudine mentale e civica che consenta di trasformare le nostre abitudini di vita e di consumo in maniera da renderci responsabili e partecipi di un diverso e miglior modo di sfruttare le risorse naturali nel rispetto degli equilibri socio – naturali. Insomma non possiamo volere allo stesso tempo piattaforme petrolifere in un’area marina dove si vuole anche istituire una riserva marina: ovvio, che le due realtà non possono coesistere, allora dobbiamo deciderci  su cosa è prioritario e di maggior beneficio per la collettività”.

2) Nei giorni scorsi, Confindustria ha chiesto ai candidati un impegno concreto: progetti di sviluppo credibili e confermare la vocazione industriale di Punta Penna. Gli ambientalisti si battono per la tutela della vicina riserva di Punta Aderci. Possono ancora convivere due realtà così diverse, oppure bisogna compiere una scelta? E quale?

“Sicuramente va compiuta una scelta ma che non deve, necessariamente,  essere una scelta di esclusione di una realtà rispetto ad un’altra. La vocazione industriale di Punta Penna, a mio avviso, è senz’altro una vocazione industriale nel settore del terziario; settore che non solo è l’unico che negli ultimi anni si è, di fatto, affermato nel sito geografico di Punta Penna ma che rappresenta anche l’unico in grado di convivere, seppur in un equilibrio delicato, con la realtà della riserva di Punta Aderci, che si colloca alle spalle e ai confini dell’area industriale. Il sito industriale, opportunamente sviluppato e programmato, consentirebbe di conservare, per il momento, ed aumentare, in futuro, i livelli occupazionali del Vastese e non solo. D’altro canto, pensare ad una mera gestione della riserva naturale o anche, eventualmente, ad una sua espansione dove non viene adeguatamente ponderato e valutato il fattore economico, per la manutenzione e la gestione della stessa, significherebbe avere una visione miope del futuro, ma certo, destino riservato a queste realtà e di cui, purtroppo, abbiamo chiari esempi anche in regioni a noi molto vicine”.

3) Parco della Costa teatina: una prima, provvisoria determinazione dei confini prevede che l’area protetta comprenda l’intero nucleo abitato di Vasto. E’ d’accordo, oppure ritiene che il perimetro debba essere diverso?

“Premesso che l’idea di vivere all’interno di un Parco non può che essere accolta favorevolmente, ciò non di meno è doveroso porsi delle domande di fattibilità e realizzabilità delle regole che disciplinano la vita all’interno di un Parco. L’attuale perimetrazione proprio perché comprende una cospicua parte del nucleo abitato e delle aree su cui insistono le attività agricole, commerciali, industriali, turistiche, non ritengo sia opportuna per questioni di ragionevolezza: non si può istituire un Parco nel giro di qualche mese là dove gli insediamenti, di ogni ordine e tipo, sono preesistenti e storici senza avere indetto un tavolo di consultazione e confronto con tutte le parti interessate in modo da convergere sulle possibili soluzioni. Istituire il Parco solo perché non dobbiamo precluderci la possibilità di accedere ai finanziamenti previsti dalla Legge Quadro Parchi è una risposta non meditata ad un problema immediato: ciò non rappresenta, affatto, un progetto programmatico di sviluppo dell’intero sistema Paese”.

4) Vasto ha fatto registrare per anni una forte espansione edilizia. Troppo, secondo l’arcivescovo Bruno Forte: circa 3mila 500 alloggi invenduti. Bisogna porre un freno o lo stop al cemento rischia di ingessare lo sviluppo della città?

“La cementificazione selvaggia e la forte, meglio, esagerata espansione edilizia non deve essere fermata ma già lo doveva essere da tempo! L’ amministrazione uscente sostiene di avere fermato questa espansione ma ciò non sembra rispondere al vero, basti considerare che i cantieri che sono aperti da poco o che continuano ad essere aperti non risalgono, di certo, a permessi a costruire rilasciati molto tempo fa. Infatti, l’attuale amministrazione sta concludendo un mandato quinquennale e visto che i permessi a costruire devono essere utilizzati entro un anno dal loro rilascio e non possono essere tenuti in un cassetto sine die, va da sé che verosimilmente non si tratta di permessi a costruire rilasciati dalle precedenti amministrazioni. A riguardo, dell’ultima parte della domanda, circa il blocco della cementificazione rischia di ingessare lo sviluppo di Vasto credo che la realtà si commenti da sola, semmai è l’eccessivo “cemento bruto” che ha già ingessato Vasto”.

5) Il Civeta, il consorzio che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nel Vastese, è indebitato. I cittadini di Vasto e degli altri comuni hanno subito un aumento della Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani. Per migliorare la situazione finanziaria, il Civeta deve rimanere interamente pubblico o bisogna favorire l’ingresso dei privati nella gestione?

“A questa domanda non è sicuramente semplice rispondere, soprattutto se non si conosce la situazione nel dettaglio, però vorrei dire che perché tutte le volte che si parla di gestione pubblica si deve parlare di debiti e quando si parla di privato si pensa ad una gestione attiva? Io non sono d’accordo su questo binomio, al contrario sono convinta che un’attenta ed oculata gestione pubblica dei servizi essenziali possa dare maggiore garanzia di fornitura dei servizi ed un miglior rapporto prezzo – qualità. Non a caso, fra non molto, saremo chiamati a votare un referendum molto importante per i cittadini e la popolazione: il bene acqua, pubblico o privato?”.

A cura di Michele D’Annunzio e Giuseppe Ritucci

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