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Moretti: "Pista ciclabile, intervenga la Procura"

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VASTO – Chiarire i motivi che stanno ritardando l’apertura della pista ciclabile di contrada Lebba. Se ne occuperà la magistratura di Vasto, dopo l’esposto indirizzato al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di via Bachelet, Francesco Prete, alla Procura regionale della Corte dei conti dell’Aquila, e ai comandanti di Guardia di finanza e Polizia municipale, Luigi Mennitti e Sergio Petrongolo. Autore dell’atto giudiziario in cui si chiede di far luce sulla vicenda è Stefano Moretti, fondatore dell’associazione Azzurro per la libertà.

“In data 2 maggio 2009 – scrive Moretti nel documento – avevano inizio a Vasto i lavori per la realizzazione del percorso ciclabile Vallone Lebba – 1° lotto funzionale – finanziati per il
60% con i fondi messi a disposizione dal Patto Territoriale Trigno Sinello e
per il 40% con i fondi del Comune di Vasto.

L’importo complessivo dell’opera ammontava a 720mila euro e la durata dei
lavori doveva essere di 282 giorni.
Ad oggi la pista ciclabile non ancora viene riconsegnata al Comune di Vasto
dalla ditta esecutrice dei lavori.
Sembrerebbe che la stessa ditta non sia stata pagata per il lavoro svolto”, anche se “stranamente non ha ancora intrapreso nessuna azione legale per recuperare l’importo
che gli è dovuto.
Inoltre la pista ciclabile, da quello che risulta, non è stata sottoposta a
regolare collaudo che ne abbia accertato e verificato la sicurezza e l’
agibilità.
Pertanto l’intero percorso dovrebbe essere recintato e non accessibile.
A maggior ragione alla luce del fatto che lo stesso versa in stato di totale
abbandono ed addirittura in numerosi punti, oltre a presentare un tracciato
pericolosissimo che si confonde con il naturale tragitto della strada – sostiene Moretti – il piano viabile è addirittura franato.
Nonostante questo nessuno fino ad oggi è intervenuto per mettere in
sicurezza
una zona pericolosa dove le persone comunque vanno a passeggio, svolgono
attività sportiva e girano con la loro bicicletta ignare del pericolo a cui
sono esposte.

Se l’impresa esecutrice, la Colanzi di Casoli, non è stata ancora pagata, i soldi messi a disposizione dal Patto Territoriale Trigno Sinello e la restante quota messa
in bilancio dal Comune di Vasto che fine hanno fatto?”.

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