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Perforazioni in mare, il Ministero dice no all'autorizzazione

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VASTO – Nessuna nuova piattaforma petrolifera dovrà sorgere nel mare antistante la riserva di Punta Aderci, a Vasto. Lo ha deciso il Ministero dell’Ambiente, rigettando l’istanza della compagnia Petroceltic Italia, che aveva chiesto l’autorizzazione ad installare il pozzo esplorativo Elsa 2-BR 268 RG al largo dell’area protetta.

Il parere negativo è stato espresso ufficialmente nella giornata di lunedì. Contro la perforazione dei fondali a pochi chilometri di distanza dalla costa vastese si erano espresse associazioni ambientaliste, enti pubblici, Comuni e privati cittadini. Le osservazioni, ossia proposte di modifica o di rigetto del progetto petrolifero, erano cominciate a piovere già nel 2009 sul Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare.

“Fra le motivazioni che hanno portato alla bocciatura di Elsa 2 – scrive Maria Rita D’Orsogna, professoressa universitaria negli Stati Uniti e guida degli ambientalisti abruzzesi – anche l’invio di numerose osservazioni di cittadini, enti pubblici e locali, tutte coordinate via internet e Facebook nel Settembre del 2009. Come gia’ rimarcato dai cittadini e poi confermato dal ministero, la
Petroceltic aveva omesso di presentare una analisi approfondita della possibile sedimentazione e inquinamento di materiale tossico, della possibilita’ di rumori molesti, di possibili danni dovuti alle specie ittiche per l’uso di air gun”, cioè di fortissimi spari ad aria compressa verso il fondale marino per capire, attraverso lo studio delle onde riflesse, cosa contiene il sottosuolo.

“Come cittadini – commenta la docente universitaria – siamo felici di questo risultato che dopo l’accantonamento del Centro Oli di Ortona e la bocciatura del pozzo Ombrina Mare a Rocca San Giovanni mostra ancora una volta quanto importante sia la partecipazione civica, l’attivismo intelligente dal basso e una opinione pubblica bene informata.
Ringraziamo di cuore quanti si sono adoperati per l’invio di osservazioni, incluse le amministrazioni locali e la provincia di Chieti. E’ una vittoria dell’Abruzzo e della sua gente e di nessun partito politico in particolare. E’ importante ora – ammonisce la D’Orsogna – continuare a lavorare per fermare altri pozzi di petrolio e strutture minerarie, nel basso Vastese, a Montesilvano e ai piedi del lago di Bomba. Sopratutto e’ importante giungere ad una definitiva perimetrazione del parco della costa teatina, uno strumento che ci aiutera’ a proteggere la costa per le generazioni future, non solo dagli speculatori del petrolio, ma anche da quelli non meno insidiosi, dell’edilizia selvaggia”.

La manifestazione – Torneranno a dire “no” alla petrolizzazione del mare di Vasto. Lo faranno Arci e operatori della piccola pesca di Vasto Marina in una manifestazione che hanno indetto per giovedì 26 maggio. Si ritroveranno sulla spiaggia, nell’area compresa tra il pontile e Fosso Marino, per dar vita a “Petrolio o parco. Due sono i grandi progetti che gravitano sulla costa teatina”. Non sarà una protesta, ma una conferenza dibattito tenuta da Maria Rita D’Orsogna, professoressa universitaria a Los Angeles, presso la California State University Northridge. Interverrà anche Lino Salvatorelli, della Costituente “Vogliamo il Parco”.

Per gli ambientalisti la battaglia contro le nuove trivellazioni nell’Adriatico segna lo spartiacque tra il presente e il futuro di Vasto e di tutta la riviera della provincia di Chieti. La grande area protetta, che avrà come fulcro una pista ciclopedonale lunga da Francavilla al Mare a San Salvo, è incompatibile con le nuove perforazioni petrolifere. Gli attivisti delle associazioni raggruppate nel coordinamento lo ripetono da anni. E proprio mentre il Governo nazionale impone a Provincia e Comuni di rendere effettiva entro settembre l’istituzione del Parco della Costa teatina, il Ministero dello Sviluppo economico rilascia alla “Petroceltic”, compagnia irlandese con sede in Italia, l’autorizzazione installare pozzi e a perforare il fondale marino alla ricerca di idrocarburi.

Secondo le associazioni, il rischio di fare come nel Golfo del Messico, trasformando l’Abruzzo e, in particolare, il braccio di mare antistante la riserva naturale di Punta Aderci, in un distretto petrolifero. E addio turismo-natura.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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