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"L'arte di esternare dei nostri politici"

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VASTO – Da Giacinto Zappacosta, addetto stampa di Progetto per Vasto, riceviamo e pubblichiamo:

La perifrasi, fumosa e ridondante, come rifugio, come ancora di salvezza. I nostri politici sono navigati, capitani di lungo corso, adusi a cavarsela in ogni circostanza e in qualsiasi tribuna. In qualche caso, per non dire quasi sempre, manca la controparte, il giornalista un po’ impertinente che sappia vivacizzare quell’ambiente pullulante di microfoni e di reggi-microfoni.

È di queste ore la dichiarazione dell’on. Fabrizio Cicchitto, Pdl, che si è salvato in calcio d’angolo con la solita frase trita e ritrita, valida in qualsiasi contesto ed utile in qualsivoglia evenienza: “La Lega non farà mancare il suo apporto in termini propositivi …” ha detto in riferimento al recalcitrante alleato. Bella frase, in corretto italiano. Ma che significa, quale tipo di messaggio trasmette (oggi si dice “veicola”) ai sostenitori e ai simpatizzanti, quelli che sono disposti a votare per il partito berlusconiano? Quella parte dell’elettorato, il popolo di centro-destra, comprensivo dei leghisti, ha mandato un messaggio chiaro e forte.

Lo ha fatto in occasione dei recenti referenda (così riferiscono gli studi pubblicati oggi sulla stampa) per dire che l’esecutivo sta deludendo, che Berlusconi non è all’altezza delle aspettative, che i risultati concreti, tanto attesi, non stanno arrivando. Ecco: da un lato un’espressione di dissenso, se non di censura, che trasuda attraverso l’istituto di democrazia diretta, dall’altro il commento del politico, oggetto, assieme ai suoi, di quella critica. Cicchitto avrebbe potuto e dovuto dire, anche nel suo interesse, con un linguaggio semplice e diretto, tre o quattro cose da fare subito (per esempio le primarie, il congresso), pochi concetti che dessero all’uditorio il senso di una volontà positiva.

L’occasione è svanita nella incapacità di comunicare, nella mancata percezione degli umori dell’elettorato. Arte (Rousseau) o scienza (Machiavelli), la politica presuppone un rapporto dialogico, anche dialettico, tra istituzione e persone governate. Prendiamo il nostro ambito territoriale. Dopo la sconfitta alle elezioni amministrative, il Pdl di Vasto, auspici due giovani consiglieri comunali, rieletti a suon di voti, si apre finalmente al confronto con la base, presente la stampa locale. A fronte di questa iniziativa, la voce contraria che ha gridato alla “fuga in avanti” non ha comunicato ai simpatizzanti alcunché, se non il disagio a confrontarsi. Cioè: il ricorso al repertorio fraseologico, dal sapore stantio di cose vecchie e non più proponibili, affossa chi ne fa uso, gli aliena applausi e simpatie. La gente, in buona sostanza, vuole sentire frasi comprensibili, chiare. Il tempo dei discorsi fatti ad uso e consumo degli interna corporis, delle segreterie dei partiti e dei direttivi chiamati a ratificarne le decisioni, è finito per sempre, è stato seppellito assieme alla prima e alla seconda repubblica.

Ha ragione Massimo Desiati: meglio lasciar perdere le interrogazioni e le interpellanze, che ti danno ventiquattro ore di visibilità sulla stampa, e concentrarsi su periodici incontri tra eletti cittadini. È più faticoso, ma ne vale la pena. 

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