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Consiglio, cronaca di una giornata dall'esito imprevedibile

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VASTO – Si ricomincia dalla fine. Da dove si era concluso lo scorso quinquennio. Dai litigi.
Il centrosinistra elegge Peppino Forte presidente del Consiglio comunale, l’opposizione esce dall’aula e non partecipa al voto. Così, per l’elezione dei due vice presidenti, uno espresso dalla maggioranza e l’altro dalla minoranza, si dovrà aspettare la prossima riunione.

Per la coalizione confermata alla guida della città, non è stata una passeggiata. Nulla a che vedere con l’insediamento del 2006, che era stata una passerella. Sei ore di discussioni. Continui botta e risposta, con i lavori interrotti quando mancavano pochi minuti alle 14.30 e ripresi alle 18. Le opposizioni hanno fatto le barricate fin dall’inizio. Fin da quando, all’atto della convalida dell’elezione dei consiglieri, Mario Della Porta, il candidato sindaco sconfitto da Lapenna lo scorso 30 maggio, tende il primo tranello al suo avversario: “Cominciamo subito a violare il regolamento”, dice prendendo la parola.

“I consigleri che subentrano a seguito della nomina degli assessori – afferma – non possono essere conteggiati ai fini del numero legale” richiesto per la validità della seduta: “Se ai vostri 14  togliete i 7 subentranti, ne rimangono 7. Noi usciamo dall’aula e, così, mancherà il numero legale”. Botta e risposta con Rosa Piazza, segretario generale del municipio, che affianca Peppino Forte. Il presidente uscente dirige la seduta in qualità di consigliere “anziano”: è il più votato tra i  candidati consiglieri. Ma su questo le minoranze non sono concordi: Sigismondi (Pdl) chiede la sospensione dei lavori.

E non la ottiene, perché la maggioranza vota contro. Ma nel centrodestra anche Desiati e Bischia non sono d’accordo e si astengono. “Questo dibattito sui cavilli procedurali non mi appassiona”, dirà nelle battute conclusive il leader di Progetto per Vasto.

La seconda questione è quella  che trasforma l’assemblea in un’aula di Tribunale.
Dopo la convalida, non si svolge la votazione sull’immediata esecutività di quel voto. Una svista. Nel mirino del centrodestra finiscono Forte e Rosa Piazza. Loro sostengono che il voto si può svolgere ugualmente, anche dopo che il sindaco ha giurato e pronunciato il discorso d’insediamento, rimandando alla fine le dichiarazioni programmatiche. Sigmondi, Giiangiacomo (Pdl), Del Prete (ApI), D’Alessandro (ApV), D’Adamo (Rialzati Abruzzo e Montemurro (Udc) partono ripetutamente all’attacco.
La seduta rischia di degenerare, col pubblico che rumoreggia e i politici che litigano, quando D’Alessandro pronuncia questa frase: “Se non conoscessi il sindaco per la sua sobrietà e lontananza dall’alcol…”. Il primo cittadino, offeso, abbandona l’aula e convoca i consiglieri di maggioranza nel suo ufficio. Lo si sente dire: “Nessuna concessione all’opposizione”. Al rientro in aula, è lo stesso Lapenna a chiedere una pausa, ufficialmente per il pranzo. Intanto, più di qualcosa si muove nella coalizione uscita vincitrice dalle elezioni.

Tant’è che, se prima della sospensione si discuteva del possibile rinvio del Consiglio – richiesta avanzata dal centrodestra – al rientro è muro contro muro. Passano altre due ore. Le minoranze abbandonano l’aula al momento dell’elezione del presidente dell’assemblea. Restano i 15 fedeli a Lapenna. Alla prima votazione, ne servono almeno 16, la maggioranza dei 2/3. Alla seconda, basta la maggioranza semplice. Forte ottiene 13 voti, perché in 2, nel segreto della scheda, votano Luigi Marcello. Forse è un errore, visto che Marcello sarà vice presidente. Ma deve aspettare la prossima seduta.
Uno dei due vice presidenti, infatti, tocca all’opposizione, che ha abbandonato l’aula.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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