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Gli auguri del Papa per i 60 anni di sacerdozio di don Decio

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VASTO – “Viva felicitazione” e “benedizione apostolica” a nome di Papa Benedetto XVI. E’ con un telegramma firmato dal segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, e letto dall’arcivescovo Bruno Forte che si è chiusa la celebrazione in onore dei 60 anni di sacerdozio di monsignor Decio D’Angelo, per vent’anni parroco di Santa Maria Maggiore.

E i fedeli, raccolti nel tempio medievale che si trova nel cuore della Vasto antica, si sono stretti attorno a quello che, dal 1989 al 2009, è stato il loro pastore.

La carriera – La celebrazione eucaristica è stata aperta da Walter Marinucci, che ha ripercorso le tappe della carriera di don Decio, come lo chiamano i vastesi. Un percorso di fede iniziato nel 1951 con l’ordinazione sacerdotale e il primo incarico da vice parroco a Chieti. A Vasto giunse 42 anni fa, nel 1969, come vicario del vescovo di allora, Loris Capovilla. Il 29 settembre 1989 diventò parroco di Santa Maria Maggiore.

I messaggi – Numerosi i messaggi augurali recapitati nei giorni scorsi a don Decio. Una telefonata di monsignor Edoardo Menichelli, che è stato arcivescovo di Chieti-Vasto e ora lo è di Ancona-Osimo.

“Monsignor Decio D’Angelo è un presbitero che ha segnato la storia della fede nella città del Vasto”, scrive il vescovo di Avezzano, Pietro Santoro, vastese di nascita e per anni parroco a San Salvo.

Anche Capovilla ha messo nero su bianco le sue congratulazioni, ricordando che “il 29 è il giorno del compleanno e dell’ordinazione” del parroco emerito di Santa Maria.

L’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, non ha fatto mancare  la sua presenza alla cerimonia. Arrivato a celebrazione iniziata a causa di alcuni impegni pastorali, ha preso la parola in chiusura: “Voglio dire grazie a Dio per don Decio, per quello che è stato e sarà per noi. In lui ammiro due cose: la fede e l’intelligenza. E’ la prova vivente che queste due virtù possono coesistere. In questa circostanza, penso a don Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, che riconosce in don Decio il suo padre spirituale, a don Nicola Florio, parroco a Cupello e figlio di questa parrocchia”.

Poi si rivolge al festeggiato: “Ricorderò sempre la tua parola, a volte sorniona, a volte ironica, ma sempre simpatica. Non solo ti stimo, ma ti voglio bene. Il tuo aiuto mi sarà utile. Ti ringrazio di aver voluto accettare due anni fa di diventare parroco emerito”, accettando cioè il pensionamento. “Il nuovo parroco, don Domenico Spagnoli, che fino ad ora è stato mio segretario, troverà in te un padre spirituale e una guida”.

Infine, monsignor Forte legge il telegramma scritto da Bertone a nome del Pontefice e la preghiera che quest’ultimo ha formulato in occasione del suo 60° anno di sacerdozio. L’arcivescovo dice anche di avere con sé “le immaginette di quella cerimonia”.

Le parole – “Voglio ringraziare innanzitutto voi fedeli”, esordisce monsignor Decio D’Angelo rivolgendosi ai molti presenti. “E voglio ringraziare Dio, perché da lui ho ricevuto più carezze che schiaffi nella mia esistenza. Sono stato debole molte volte: riconosco la mia miseria davanti a Dio. Prima Walter ha letto i vari passaggi della mia esistenza. Ringrazio il Signore per essi e per avermi fatto incontrare, come insegnante, 100 giovani al giorno”.

micheledannunzio@vastoweb.com

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