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Maurizio Lepore:"Design, per unire il bello all'utile"

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VASTO –  In time design è l’esposizione che per quattro giorni ha legato artigianato e desing nella suggestiva cornice del castello di Monteodorisio. Tra le opere presenti, una parte è stata realizzata dagli studenti dell’Università Europea del Design di Pescara. Era presente Maurizio Lepore, docente e responsabile dell’orientamento dell’Università.

Eventi come questo riescono a coniugare design, quindi il moderno e una struttura storica. E’ una formula vincente?

Quando parliamo di design parliamo di industria, quindi di epoche molto moderne. Potrebbero sembrare concetti in contraddizione ma poi in realtà è uno sposalizio armonico, perché quelli di design poi sono pezzi che rimangono anche nel tempo. Credo che per l’utenza che non è sensibilizzata a queste cose è l’unico modo per farla avvicinare e far cominciare a vedere un po’ la modernità con l’antico, sempre in un’atmosfera così piacevole. Poi l’esposizione è fatta veramente bene, mi piace.

L’Italia è famosa nel mondo per la sua qualità nelle realizzazioni. Quanto spazio c’è per i giovani?

La nostra è una scuola e posso dire che i giovani vengono cercati dall’industria. Ovviamente non è per tutti perché oggi il designer è anche colui che deve vendere la propria idea, quindi c’è necessariamente una parte commerciale oltre all’inventiva. L’industria, per vendere, ha bisogno di concept che corrispondono a quelli dell’utenza, che poi deve comprare. Scuole come la nostra servono perché si  crea una figura che sa inventare, sa conoscere i materiali e i macchinari che devono lavorare per fare i numeri. Poi magari c’è anche il designer un po’ più artista, che fa il pezzo unico. Noi però guardiamo molto all’industria.

Uno dei luoghi comuni legati al design è quello di realizzare oggetti belli ma poi scomodi da utilizzare.

Ci sono anche le cose che sono state pensate per costare pochissimo ma per rivoluzionare gesti quotidiani. Abbiamo avuto grandi personaggi storici del design che hanno inventato oggetti che oggi abbiamo nelle case senza rendercene conto. Poi ci possono essere designer che pensano anche all’ergonomia, come nel caso della poltrona di cartone, su cui hanno lavorato dei nostri studenti. Nasce seguendo uno dei concept che sta rivoluzionando il mondo, quello di creare arredamenti che possono cambiare continuamente. Posso pensare di  arredare un ufficio o un negozio con oggetti di cartone, che sono funzionali e costano poco, per poi cambiarli quando voglio.

In tempi di crisi si va verso una ricerca legata ad un minore costo?

Noi come scuola no. Docenti di nome, quando hanno la committenza , seguono questo percorso. Però siamo in grado di rispondere a logiche di minor costo. Ad esempio abbiamo lavorato per aziende che lavorano la lamiera ragionando per creare un pezzo che non possa costare tanto.

Dopo 31 anni di attività qual è lo stato di salute dell’Università Europea del Desing?

La nostra è una struttura numero chiuso. Però non ci sono test classici, ma un colloquio orientamento principalmente per far capire al ragazzo cos’è un designer, una fashion designer, un grafico pubblicitario, un interior designer. Abbiamo studenti che arrivano da tutta Italia e dall’estero. Gli sbocchi lavorativi ci sono. La scuola ti mette in condizione di essere operativo nel mondo del lavoro, poi è chiaro che intervengono sicuramente la soggettività e la predisposizione di ognuno.

Giuseppe Ritucci

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