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Marchese al comizio fa i nomi e attacca i "traditori"

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SAN SALVO – Ha fatto i nomi di quelli che lui ritiene traditori. Le persone che lo avrebbero impallinato. Gabriele Marchese, sindaco di San Salvo, ha sparato a zero. Lo ha fatto ieri durante il comizio che aveva annunciato subito dopo la seconda bocciatura del bilancio di previsione, la presa d’atto che in Consiglio comunale non c’è più una maggioranza che lo sostiene e le dimissioni rassegnate per la seconda volta nel giro di un mese.

In piazza Papa Giovanni XXII, col palco rivolto verso il corso e le bandiere della pace e dei 150 dell’Unità d’Italia (ma nessun vessillo di partito), il sindaco dimissionario ha raccontato ai cittadini la sua verità. Che nelle prossime ore sarà, inevitabilmente, contestata dagli avversari interni. Dai competitor di una coalizione sfilacciata che, dopo oltre 3 lustri, ora mette a rischio la stessa permanenza del centrosinistra alla guida di quella che fu definita la Stalingrado d’Abruzzo.

Un puntino rosso in una regione che, fino ai primi anni Novanta, era bianca (il colore della Dc) e che poi ha vissuto di fasi politiche alterne. Ma con San Salvo sedimentata a sinistra. Ora tutto torna in discussione. E l’opposizione di centrodestra si prepara a partire all’assalto di palazzo di città. Dopo il discorso pronunciato ieri sera da Marchese, le elezioni sono sempre più vicine.

Il discorso – “La mattina del 3 agosto ho rassegnato le dimissioni dalla carica di sindaco in maniera definitiva, all’indomani del consiglio comunale in cui era stato bocciato il bilancio previsionale per la seconda volta.

Chi ha votato contro ha commesso un delitto nei confronti della città e del voto popolare del 27 e 28 maggio 2007.

Il consigliere Cinalli dei Democratici, insieme all’opposizione, ha votato contro; Di Toro dei Democratici,  Rossi e Roberti (PD) si sono astenuti.
Assente il consigliere dell’IDV Di Lallo, il partito dell’assessore che ha predisposto il bilancio, il che è tutto un dire.

Questi signori devono spiegare perché hanno tradito il mandato elettorale affidatogli dai cittadini consegnando l’amministrazione di San Salvo ad un commissario prefettizio e lasciando la città senza governo in un momento di crisi e di grande difficoltà economica.
Devono spiegare perché hanno fatto cadere una amministrazione comunale democraticamente eletta al primo turno con il 57% di voti. Un’amministrazione che ha cambiato il volto della città. Questo Comune da paese è diventata cittadina, cosa che è sotto gli occhi di tutti e questa città è stata ben amministrata, meglio di altre.

In questi ultimi tempi ho richiamato tutti, più volte, alla responsabilità, ma gli appelli sono caduti nel vuoto.
Ho messo al 1° posto gli interessi generali della città. C’è chi invece ha voluto giocare con le istituzioni e con il futuro di San salvo.

Ho richiamato tutti alla coesione ed al rispetto degli impegni assunti con i cittadini, ma sono prevalsi interessi dei singoli e di bottega.
I miei maestri politici, che sono i contadini e gli operai di questa nostra comunità, mi hanno insegnato che: al 1° posto vengono gli interessi generali della città; al 2° quello dei partiti e dei gruppi politici; al 3°, solo al 3°, quello dei singoli.
Ho cercato a tutti i costi di trovare una soluzione alla crisi, c’è chi non l’ha voluta trovare remando contro, dentro e fuori il Comune.

C’è chi ha studiato e premeditato da tempo la caduta di questa amministrazione. Si tratta degli stessi individui che 20 anni fa hanno fatto cadere la giunta Bucciantonio.
Giocare allo sfascio è uno sport che non mi appartiene. Non si può dire: Dopo di me il diluvio. Qualcuno che doveva essere più responsabile di altri, ha invece operato così.
Io ho sempre lavorato per costruire, sia quando ero protagonista che quando ho fatto il gregario.
C’è chi dice che questa è una vicenda di odi e rancori personali, ma questo è secondario.
In questa città si stanno scontrando due modi di concepire la politica: una fatta all’interno delle regole e rispettosa delle leggi e dei regolamenti, l’altra che va al di sopra delle regole e vuole affermare il primato della politica su tutto, anche sulle leggi. È questa la posta in gioco.
Questa è una battaglia a carattere nazionale, lo vediamo dallo scontro che vi è in atto, dal decadimento del sistema politico, dal fossato che si scava sempre di più, di giorno in giorno, tra i cittadini e la politica.
La politica è il bene comune, il bene di tutti. Questi concetti vanno riaffermati sempre di più, in particolare alle nuove generazioni. Bisogna rimettere al primo posto gli interessi generali di tutti, il NOI anziché l’IO. 
Il paradosso di questa vicenda è che questa città è stata ben amministrata. Parlano i fatti: San Salvo è cambiata e ce lo riconoscono tutti; in questi nove anni e tre mesi l’abbiamo trasformata da paesone ad una cittadina carina che, certo, va ancora migliorata.

Nonostante le difficoltà politiche degli ultimi tempi la città è stata amministrata meglio di altre, lo dicono una serie di parametri e indicatori (tasse inferiori, tra le più basse d’Abruzzo; servizi tra i migliori a costi ridottissimi; raccolta differenziata al 65%; standard di qualità medio alti): Abbiamo retto meglio di altri alla crisi e abbiamo messo in campo progetti di sviluppo che lasciano ben sperare per il futuro.
Questa città ha bisogno di guardare avanti, non può tornare indietro per interessi e tornaconti personali e di gruppo. La storia si ripete. I protagonisti, con qualche significativa aggiunta, sono più o meno gli stessi dell’analoga vicenda che San Salvo ha vissuto circa 20 anni fa, ma i cittadini li conoscono! Lavoreremo per far vivere a San Salvo quella speranza di cambiamento e di rinnovamento interpretata da una nuova classe dirigente che è già in campo e che rappresenta il nuovo e il futuro”
Pur di far cadere l’amministrazione comunale taluni hanno messo insieme quanto di più vecchio e trasversale vi poteva essere, ma San Salvo ha bisogno di futuro”, ha tuonato Marchese prima di ripercorrere tutto il tracciato a ostacoli di un secondo mandato iniziato male e finito peggio.

Quattro anni sulle montagne russe. A partire dal rimpasto, che definisce “per legittima difesa” del luglio 2009,

In chiusura, infine, si rivolge all’opposizione che, dice: “Ha perso un’occasione per candidarsi al governo della città preferendo i giochetti e gli accordi trasversali pur di non fare l’opposizione vera rispetto ai tanti problemi che ha San Salvo. I cittadini possono controllare il mio reddito, il mio stipendio e le mie proprietà, da quando sono stato eletto sindaco fino ad oggi. Coerenza e trasparenza sono stati sempre alla base del mio lavoro. Sono un operaio della politica. 
Chi si è macchiato della responsabilità di aver giocato allo sfascio per la propria ingordigia personale e di potere, ha vinto una battaglia, ma sarà la battaglia di Pirro. La partita è ancora tutta da giocare e la giocheranno i cittadini in prima persona perché commettendo questo delitto hanno rafforzato nella città la voglia di cambiamento, di rinnovamento e di futuro. Io continuerò a lavorare, anche con un ruolo diverso, per il bene di San salvo e per la sua crescita, affinché la città possa guardare avanti e non tornare indietro”.

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