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Rievocazioni storiche, grande successo per la Sciabica/Foto

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VASTO – Tanta gente in spiaggia per assistere alla battuta di pesca secondo l’antico metodo della sciabica. La prima calata è stata fatta alle 9, sotto la guida attenta del cavalier Mario Pollutri e con la partecipazione di tante persone, molte delle quali in passato pescavano davvero con la sciabica.

L’attesa dei presenti cresceva man mano che la rete si stringeva, fino a raccogliere il pesce pescato, purtroppo un magro bottino, viste le tante persone in acqua, che hanno fatto scappare i pesci. Ma quello che conta è aver riproposto l’antico gesto, tra lo stupore di turisti e giovani, che vedevano la sciabica per la prima volta e l’emozione di chi, un po’ più avanti negli anni, ricorda di quando così si pescava.

La sciabica è stata riproposta in diversi punti della spiaggia di Vasto Marina che, con la bella giornata, è davvero affollata. Va elogiato chi, con tanta passione, continua a tenere viva la memoria del passato, conservandone le tradizioni più belle e suggestive.

La memoria della Sciabica resta viva grazie ad articoli e versi dei vastesi.

Quel giorno

Sciabbicava l’onda la corda tesa e dura
di luna infantile segnato arco d’acqua,
con la luce prima di un’alba chiara voci
improvvise, in fondo al sacco mille guizzi vani.

Restò ferma la snella aguglia rilucente e fredda
fra scorribandi granchi, specchiato occhio il cielo.

Giuseppe F. Pollutri

Scrive il giornalista Giuseppe Catania sulla rievocazione storica: Quando i pescatori di Vasto erano impediti a imbarcarsi sulle “paranze”, a causa delle proibitive condizioni del mare, ricorrevano ad un antico rituale per andare a pesca. Utilizzavano la tecnica della pesca con la rete a “sciabica”, capace di intrappolare molti pesci, non distaccandosi molto dalla battigia. Ma tale espediente veniva anche utilizzato nelle giornate normali, per lo più nelle prime luci dell’alba, quando si sa, il pesce è come “addormentato” e facilmente cade nella trappola.
 
La sciabica veniva prima ancorata a riva con una resta, l’altra parte veniva trasportata su di una piccala barca e calata in acqua ma trattenuta con l’altra resta, con un movimento a remi semicircolare al largo, non più oltre duecento metri dalla riva.
Da qui, i pescatori iniziavano a tirare la “sciabica” per far si che il pesce rimanesse intrappolato nella parte centrale.
Movimenti lenti e misurati per far si che i pesci non sfuggissero ma venissero trascinati a riva mano a mano che la rete si restringeva.
Con questa tecnica i pescatori di Vasto riuscivano ad ottenere grossi quantitativi di pescato molto vario, anche di discrete dimensioni, utili per essere adoperati per la preparazione del brodetto.
 
Poiché la “sciabica” veniva trascinata sfiorando il fondale del mare, oltre ai pesci venivano pescati crostacei, vongole, cannolicchi (che i marinai usavano mangiare crudi, appena pescati), gamberetti, aragostine, panocchie, che bene si accoppiano per rendere più gustoso il brodetto di pesce alla vastese.
Alla “sciabica” erano soliti assistere i villeggianti, affascinati dalla tecnica di questa pesca particolare, e per acquistare il pescato ancora “vivo”.
Anche i residenti da Vasto alta si recavano alla marina per acquistare il pescato, ritenuto una leccornia per quanti sanno cucinare.
Purtroppo, questa pesca alla “sciabica” non si usa più perché i marinai  
giovani preferiscono imbarcarsi sui moderni pescherecci mentre gli anziani scarseggiano.
Solo qualche nostalgico si azzarda a pescare con la “sciabica”, che però, non attrae più anche perchè di pesce se ne prende sempre meno, mentre ci vuole sempre tanta fatica, mezzi, uomini e tempo.

Giuseppe Ritucci

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