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Niccolò Fabi, occhi sinceri, cuore e grande musica/Foto

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VASTO – C’era davvero tanta gente ieri sera alla Rotonda di viale Dalmazia, per un concerto di Ferragosto che torna in una location storica e riporta sul palco un cantautore che per la nostra città è un gradito ritorno. Due ore di concerto in cui Niccolò Fabi ripercorre le tappe della sua carriera, segnata dalla vittoria del premio della critica nella sezione nuove proposte del Festival di Sanremo nel 1997.

Niccolò e la sua band arrivano già nel pomeriggio. Subito le prove sul palco e poi un tuffo in mare, pre riprendersi dalle fatiche di un tour che sta girando per l’Italia in lungo e in largo. Poi, con la gentilezza e quel pizzico di timidezza che lo contraddistingue, si ferma a chiacchierare con noi.

Per il grande pubblico sei ancora fortemente associato a Capelli, il tuo primo grande successo. Non è una cosa che ti sta stretta?
Beh, sì. Ma mi stava stretta fin dall’inizio. Però in questo mestiere ci sono persone che ricorderanno solo quello ed altri che ricorderanno tante altre cose. E’ chiaro, però, che per chiunque essere ricordato per una sola cosa è triste.

Nel tuo percorso c’è sempre molto spazio alle collaborazioni, come quella con Max Gazzè che ancora oggi vi porta spesso sul palco insieme. Come vivi questa dimensione?
La collaborazione, il dialogo, sono alla base della crescita per tutti. Io ho cercato sempre di farla perché trovo che sia stimolante. L creatività più va avanti il tempo più ha bisogno di nuovi stimoli. Poi, ovviamente, non è che non lo faccio con chiunque, però è una dimensione che sperimento volentieri.

Il mondo della musica è pieno di colpi bassi, manovre per affermarsi. Tu ti presenti con un’immagine pulita, senza troppi compromessi. Cosa ti ha dato in più, o in meno, questo modo di essere?
Mi ha dato un più la serenità personale e un grande forma di rispetto, anche da parte dei miei colleghi. Lo scorso anno, quando abbiamo organizzato Parole di Lulù (per ricordare la figlia Olivia, scomparsa a soli 3 anni), sono venuti tutti e non hanno pensato per un secondo che ci fosse minimamente speculazione da parte mia su quello che era il coinvolgimento. 

Chi sa cosa ho fatto in 15, come vanno le cose, sa che si può fidare,  e quella per me è la più grande gratificazione. In meno, è chiaro che se non hai aggressività, non scalci, non vuoi occupare posti andando sopra le spalle di qualcun altro, avrai un percorso diverso, non avrai mai i primi posti delle classifiche. Ma è una cosa che non ho mai inseguito, perchè ognuno ha il suo percorso.

Sei molto legato all’Africa. Hai iniziato con un concerto e un documentario. Ora, continui a raccogliere fondi per costruire ospedali. Come nasce questo legame?
Nasce per caso Tu viaggi, approfondisci, ci torni, incontri Ong che lavorano bene, le segui. Poi, con quello che puoi fare come musicista, cerchi di unire le cose. E’ una cosa che a me arricchisce tantissimo come persona e come musicista. In particolare come autore, perché se uno deve scrivere di qualcosa deve fare qualcosa, prima di scriverne. Perché se sta solo sul palcoscenico parla solo di amplificatori e di nuche delle persone che vede dall’alto durante i concerti, e non è molto stimolante.

Hai un rapporto molto diretto con i tuoi fan, anche attraverso i social network, su cui scrivi i tuoi pensieri e poi loro commentano. Insomma, si crea una vera e proprio comunità attorno a te.
Gli ascoltatori che ho sono dei grossi orgogli, persone estremamente sensibili, delicate. Poi, alla fine, è molto diverso dalle persone che possono avere  l’idea di chi sei perché ti avevano visto in televisione. Ricordo quando sono venuto qui nel 1998 (dopo l’esplosione a Sanremo, ndr) c’erano stuoli di ragazze urlanti che però non conoscevano niente di me. Per me quello non è mai stato gratificante, ho cercato di proporre dell’altro. Anche questa sera, salirò sul palco, non ci sarà nessuno che urlerà in quel modo, suonerò e avrò applausi se sarò stato bravo, meno rumore se non sarò piaciuto. Ma è il percorso di ognuno ad essere diverso.

Fai parte di una generazione di cantautori romani, che ha trovato grande affermazione. Come mai la generazione attuale non riesce ad avere la stessa spinta?
Sicuramente i tempi sono cambiati. Noi siamo riusciti, qualche anno fa, a prendere l’ultimo treno, anche se molto piccolo, in cui si investiva in progetti discografici, c’era più spazio. Le generazioni attuali comunque hanno dei buoni riscontri, penso a Cristicchi, che ha un suo bel seguito. E’ chiaro che poi ci vuole innanzitutto il talento, e poi saper cogliere i momenti e le occasioni giuste. Però il momento storico è davvero più difficile. Se avessi iniziato anche io ora probabilmente sarei rimasto nascosto.

Progetti per il futuro?
Ora siamo in tour. Anche stasera ci divertiremo a fare musica, con spazio all’improvvisazione. Non mi sono mai dato scadenze fisse, tantomento lo faccio ora. Quindi, ora che è estate, cerchiamo anche di goderci il clima, le località balneari, Poi raccoglierò tutto e sicuramente verranno fuori delle idee che diventeranno un nuovo lavoro.

Questo è Niccolò Fabi, un po’ di bianco tra la barba e i capelli, e i soliti occhi sinceri di chi riesce a comunicare sempre qualcosa, sia che canti, sia che racconti un po’ della sua esperienza. Salito sul palco riesce a regalare a tutti la sua magia. Per chi non avesse sentito il suo concerto lasciamo alla visione delle foto scattate da Costanzo D’Angelo.

Giuseppe Ritucci

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