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L'opinione – Necessità del Festival e note stonate

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VASTO – Vorrei dire la mia sul Vasto Film Festival bersaglio delle polemiche di Enzo La Verghetta, un lettore di Vastoweb che ha chiesto al sindaco Lapenna spiegazioni sui costi della manifestazione, che sarebbero uno schiaffo alla crisi economica.

Il tema è delicato, al contrario di ciò che potrebbe sembrare senza dovuti approfondimenti. In Italia si dice spesso che si dovrebbe investire di più sulla cultura. Lo hanno detto in coro anche Mariolina Simone e Kim Rossi Stuart, forse dimenticando il recente rifinanziamento del FUS per cifre che non vedeva da anni. Quindi cerchiamo di rispondere alla domanda: “Il Film Festival è una spesa prioritaria?”. Per farlo cerchiamo di capire cosa si debba intendere per “prioritario” e se la res pubblica si debba o no interessare esclusivamente di ciò che sarebbe “prioritario”.

In italiano “prioritario” è “ciò che deve avere la precedenza dinanzi a cose accessorie”. E’ certo che risolvere il problema degli scarichi di Fosso Marino abbia una connotazione accessoria certamente inferiore al Vasto Film Festival. Però questa demagogica e qualunquista considerazione deve essere filtrata dal carattere d’urgenza e (quasi) imprevedibilità dei fatti di Fosso Marino. Nessuno avrebbe mai immaginato che la splendida Vasto, terra d’oro dal mare limpido e premiata ogni anno dalla Bandiera Blu, avrebbe potuto regalare ai giornali e ai portali di informazioni, foto raccapriccianti in cui i liquami (e quando sui giornali leggete liquami sostanzialmente vuol dire “merda galleggiante”) raggiungono direttamente il mare, dove i turisti hanno i piedi a mollo.

Allora cosa è prioritario? Non lo è forse bloccare l’abuso edilizio che si sta compiendo in tratti pericolanti con incredibile vista mare? Non sarebbe prioritario fare qualcosa per risolvere il problema più grave dei giovani vastesi che è la grandissima difficoltà nel trovare lavoro? Non sarebbe prioritario portare a galla un grave problema sommerso di questa città che è il pizzo richiesto ai negozianti, di cui incredibilmente nessuno parla? Esistono tantissime cose prioritarie. Potrei continuare l’elenco stilando un volume grande come quello delle Pagine Bianche. Non lo farò.
Mi limiterò a riprendere una frase simbolo del gruppo rock Litfiba: “Non è la fame ma è l’ignoranza che uccide”. Il cinema è cultura. Gli italiani hanno necessità di cultura. Senza cultura tutto ciò che si vive non ha odore, non ha sapore. Non si riesce ad educare bene i propri figli. La cultura è fondamentale. La cultura è prioritaria. In Italia soprattutto, essendone culla.
Vasto ha assoluto bisogno del Vasto Film Festival. Non dimentichiamo che il nome della Città finisce sui giornali a livello nazionale solo per questa manifestazione, per la Festa dell’IdV e per spiacevoli fatti di cronaca.
C’è già stato un ridimensionamento del Vasto Film Festival a causa delle spese eccessive delle passate giunte, che però garantivano grossi calibri del cinema a livello internazionale.

Nota stonata – Quest’anno i nomi sono ottimi. Kim Rossi Stuart e i suoi occhi glaciali hanno affascinato tutte le signore e le donne presenti al d’Avalos e fuori. E gli uomini lo hanno apprezzato durante la proiezioni del discutibile Vallanzasca. Francesca Inaudi ha sorpreso i tanti che magari non la conoscevano come persona, ma solo in funzione dei suoi personaggi. L’organizzazione del Vasto Film Festival è perfetta. Una macchina rodata negli anni. Certo, ieri sera la proiezione del secondo film è terminata alle 2.40, irritando qualche membro del pubblico (pagante) che ha dovuto aspettare più di un’ora rispetto all’orario segnalato delle 23.30 per vedere Le amiche della sposa, ma credo che sia un peccato veniale. Meno veniale è il peccato di avere avuto la conduzione di Mariolina Simone, tanto preparata cinematograficamente quanto improbabile nell’intervistare gli ospiti. Ha peccato di eccessiva, anche urticante, autoreferenzialità. Anche l’intervistatore più ingenuo alle prime armi sa che al pubblico interessa l’intervistato. Esticazzi di chi fa le domande, quando ha visto il film, con chi, se ha pianto o meno.

Non credo che ai presenti abbia dato fastidio quanto agli addetti ai lavori, ma il fatto di non stuzziacare mai gli ospiti su temi piccanti, di interesse anche politico, ha portato a una totale aridità della chiacchierata con Kim Rossi Stuart, chiaramente a disagio per le domande discutibili che non lo hanno aiutato a superare la sua timidezza, perchè ricordiamolo: molti attori quando non interpretano ruoli e devono essere se stessi vanno nel panico e se sono timidi il risultato è la “pacatezza” di Kim Rossi Stuart. Molto meglio Francesca Inaudi che alla fine ha paradossalmente preso in mano la situazione mettendo a suo agio Mariolina Simone, non padrona della scena. Anche l’idea dell’attrice di lasciare spazio a domande dal pubblico ha finalmente ricordato alla Simone che non è che stesse al bar con la Inaudi a parlare dei fatti loro, ma dovevano interpretare le curiosità della gente, anche quelle pruriginose. Possibile che non sia stato chiesto “dato che in ogni film ti chiedono di spogliarti, come reagisce tuo marito? è geloso?”.
Lo scorso anno Antonella Sciocchetti era stata disinvolta, professionale e molto preparata. Peccato che non ci sia stato un bis quest’anno.

Vincenzo Scardapane

 

 

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