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L'opinione – Bilancio finale: Vasto Film festival in crescita

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VASTO – Con la proiezione dell’ultima anteprima “Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma”, presto un cult orientale di Tsui Hark, è terminata alle 2.45 di domenica la XVI edizione del “Vasto Film Festival”. E’ l’ora di fare un bilancio finale sulla manifestazione che soltanto nella serata finale ha richiamato migliaia di presenze, accorse al D’Avalos per vedere Paola Cortellesi. Quella che secondo la grande Mina è la miglior voce femminile italiana, ha ripercorso le tappe significative della sua carriera, raccontando aneddoti e le difficoltà in cui agli inizi si affacciava nel mondo del teatro e dello spettacolo. Una trafila lunga e poco remunerativa. Paola Cortellesi ha detto che in quei tempi doveva far tutto, doveva pensare perfino a montare le luci, sistemare le scenografia. In platea ad assistere ai suoi primi spettacoli c’erano 4 gatti. Non guadagnava niente. Ha insitito. Ha avuto la sua occasione e pian piano il suo talento si è imposto a livello nazionale su tutti i campi, cioè tv, cinema e fiction. Oggi per ogni puntata di Zelig intasca 200.000 Euro. Un prezzo di mercato congruo se pensiamo quanto poi Mediaset guadagni dagli introiti pubblicitari, cioè decine e decine di milioni.

Si parte quindi investendo e scommettendo sulle proprie capacità, anche se i risultati non sono tangibili e immediati. Nel lungo termine ci si accorge di aver seminato bene e si arriva al successo.
Un po’ come sta avvenendo per la manifestazione Vasto Film Festival. Ha capacità di crescere tantissimo e le basi di questa crescita sono state buttate quest’anno. L’evento senza dubbio ha funzionato. Gli ospiti sono stati molto disponibili. La bellezza di Vasto e le sue prelibatezze gastronomiche hanno colpito gli artisti, che nella loro vita hanno viaggiato e di posti ne hanno visitati tanti.
L’incontro più coinvolgente è stato quello con Pupi Avati. I suoi aneddoti hanno stregato il pubblico presente nel Palazzo d’Avalos. Ha toccato le corde dell’animo più profonde, mettendo a nudo i sentimenti umani, anche quelli più spregevoli. Il senso di immedesimazione è totale. Avreste mai pensato che Pupi Avati avrebbe voluto buttare giù dalla torre Lucio Dalla devastato dall’invidia? Ebbene è successo davvero. E il racconto della vicenda è stato sublime.

La manifestazione Vasto Film Festival ha arricchito il pubblico che ha voluto assistere agli incontri con gli ospiti? Direi proprio di sì. Ha arricchito l’anima. E si può fare molto di più. Basta apportare qualche piccolo correttivo e spendere un po’ di più, non molto.

E’ doveroso da parte dell’amministrazione comunale un’operazione trasparenza sui costi, operazione che dovrebbe avvolgere tutti i settori della pubblica amministrazione, non solo quando si parla di cachet per attori, che danno l’idea di essere tanti soldi buttati. Non è così. Si tratta di un investimento anche per il futuro. L’anno prossimo, quando altri attori, magari più grossi, saranno contattati per venire alla XVII edizione del Vasto Film Festival, e questi vedranno che i nomi di quest’anno hanno fatto di questa manifestazione culturale una perla del centro sud, verranno più volentieri e le loro richieste di cachet potrebbero addirittura essere inferiori alle abituali compensando col prestigio. Se si ragionerà così per il futuro, la manifestazione crescerà.

Un correttivo doveroso è assolutamente quello di rispettare gli orari. Anche aprire in anticipo di mezz’ora le porte del d’Avalos è sbagliato. Magari arrivando anche un quarto d’ora prima dell’orario comunicato, ci si deve accontentare dei posti peggiori. Altra considerazione sui posti a sedere. Potrebbe chiamarsi il Vasto Aristocratic Film Festival. Duecento posti circa, i migliori, le prime sei file, sono riservate a politici, personalità e “varia aristocrazia vastese”. In sostanza quelli che sono invitati e che non pagano il biglietto hanno diritto di avere in ogni caso posti migliori di chi paga. Non è giusto. Capisco il voler riservare 3 file che sono ben 90 posti circa, ma 6?! Sono troppe. La platea diventa una semplice metafora delle diversità sociali. I patrizi davanti e i plebei dietro. Mi appello al democratico sindaco Lapenna per cambiare questa cosa in futuro.

Ultima considerazione sull’orario. Non bisogna sottovalutare chi ha comprato solo il biglietto del secondo spettacolo. Annunciato per le 23.30, non è mai iniziato prima dell’una terminando alle 2.30 passate. E se il giorno dopo si deve andare a lavoro? Una cosa è andare a dormire all’una e un’altra lo è alle 3.
Il conduttore delle ultime due serate, Maurizio Di Rienzo, ha dimostrato di essere all’altezza della situazione. Preparato, disinvolto e pronto ad afferrare l’attualità. Con la Cortellesi non ha evitato domande scomode come quelle sulla attuale situazione televisiva e in particolare sulla Rai. Detto questo per far crescere il Vasto Film Festival si portebbe puntare su un conduttore vero e di serie A.
Spendere di più su questa figura non può che far bene, anche perchè è l’unico collante umano nall’arco delle 5 serate.

Ricordo inoltre edizioni in cui i film proiettati al d’Avalos erano tutti in anteprima. In questa appena terminata ce n’erano 3 o 4. Qualcuno ha fatto polemica su questo punto. I film in anteprima costano tanto e non attirano gente come l’ospite famoso. Oggigiorno si scarica da eMule, Megavideo e torrent. Purtroppo non si ha più la civiltà di pagare per il diritto d’autore. Basti contare le presenze a Kung Fu Panda 2 nella prima serata e nel resto dei giorni.
Vasto è una città straordinaria e deve credere di più in se stessa. Del Borrello ha promesso una straordinaria XVII edizione. Da grande uomo di cinema qual non ho dubbi che sarà così.

Vincenzo Scardapane

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