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D'Alessandro (ApV): "Della Porta non è più il nostro leader"

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VASTO – A Vasto esistono tre opposizioni. Non c’è unità nel centrodestra. E Mario Della Porta non può ambire ad essere il leader di tutti. A dirlo non è un esponente del centrosinistra, ma Davide D’Alessandro (Alleanza per Vasto), che fa parte della minoranza in Consiglio comunale. A evidenziare le divisioni è stata l’elezione di presidenti e vice presidenti delle commissioni consiliari. Niente accordo sulla commissione di Vigilanza, la cui guida spetta a un rappresentante dell’opposizione.

D’Alessandro racconta l’accaduto e spiega il suo punto di vista: “Premesso che la disputa non riguardava la Presidenza della Repubblica, ma soltanto quella della Vigilanza, premesso che la città attende risposte urgenti su problemi urgenti, l’elezione che si è tenuta ieri in Comune è stata interessante perché, come sostengo da tempo, ha evidenziato la presenza di almeno tre opposizioni. Il candidato del Pdl era Manuele Marcovecchio. Il candidato del cosiddetto Terzo Polo ero io, votato anche da Massimo Desiati, il quale ha dimostrato di essere prima uomo d’onore, poi politico. Poiché Marcovecchio è nato dopo di me, sul 5 a 5 avrebbe perso. Così hanno provato a candidare Della Porta. Ma Della Porta era stato già candidato da me in tempi non sospetti. Mi aveva sempre risposto di non avere alcuna intenzione. Ieri, invece, si è prestato alla candidatura. Gli abbiamo detto, per rispetto, che sarebbe stato eletto con 5 voti e 5 astensioni. Di più non potevamo fare. Ha rinunciato. Di voti ne avrebbe voluti almeno 8. Alla fine, per continuare a ostacolare la mia candidatura, hanno votato D’Adamo, già vicepresidente del Consiglio (che si scrive Rialzati, ma si chiama Pdl). Ha preso 5 voti, come me, e per anzianità è stato eletto”.

E sulla presunta incompatibilità dell’esponente di Vasto futura-Rialzati Abruzzo, D’Alessandro si limita a dire che “qualcuno (non io) sostiene che le due cariche siano incompatibili, poiché il vicepresidente del Consiglio potrebbe compiere atti sui quali la commissione di Vigilanza sarebbe tenuta a intervenire. Se la vedranno i fini giuristi”.

Il caso – Mario Della Porta, candidato sindaco alle elezioni di primavera, non può essere più il leader della coalizione, sostiene il consigliere comunale di ApV. Questo perché “è stato determinante per il voto finale, perdendo le sue caratteristiche di uomo super partes, perdendo la credibilità di politico che mirava a tenere insieme gli 8 consiglieri che, fin dal primo Consiglio, lo hanno seguito soprattutto in merito al ricorso al Tar. Ieri ha preso parte e, prendendo parte, non può tenere più insieme alcunché. Se si fosse astenuto, avrebbe potuto continuare anche a convocare gli 8 per i pre-consigli. Adesso, se vorrà, potrà convocare il Pdl. Io sono un’altra cosa, in attesa di una risposta da Api e Udc per la federazione con portavoce unico. Anche Desiati, per fortuna, è un’altra cosa”.

 

 

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