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"Parco, coinvolgere i titolari delle attività produttive"

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VASTO – Nella determinazione dei confini del Parco della Costa teatina sono stati completamente estromessi i titolari delle attività produttive in un’area, quella di Vasto, in cui da anni si registra una difficile convivenza tra aziende e riserva di Punta Aderci. La lamentela è di Massimo Desiati, capogruppo di Progetto per Vasto in Consiglio comunale:

“Nel mio percorso politico, ho avuto l’occasione di misurarmi con le tematiche di natura ambientale. Ho aderito ad associazioni il cui Statuto era permeato da forti sensibilità ad esse riferite ed ho svolto ruoli istituzionali, quale Assessore regionale all’Ambiente, che mi hanno permesso di istituire nuove Aree protette ed anche aumentare ed indirizzare i finanziamenti ad esse dedicati. Coniugare protezione ambientale e valorizzazione, soprattutto turistica, dei territori con vocazioni naturalistiche è stato sempre il mio obiettivo, spesso raggiunto anche grazie ad un attento lavoro di coinvolgimento delle popolazioni residenti in quei territori, a tutela dei loro interessi.

Ma ciò a cui si assiste, in questi ultimi tempi, credo abbia poco a che fare con la valorizzazione del territorio con valenza ambientale. Tale valutazione è riferibile sia alla questione relativa al Parco nazionale della Costa teatina che alle tante altre aree naturalistiche presenti nel territorio di Vasto.

Il Parco, di cui tanto oggi si disquisisce, è stato istituito nel 2001, con una norma inserita in un più vasto articolato legislativo, senza alcun confronto politico né, tantomeno, tale da coinvolgere le popolazioni residenti. Vien da pensare sia stata idea più imposta da ragioni ideologiche, riferibili a pruriti ambientalistici di maniera, che a serie ragioni afferenti la protezione e la valorizzazione dei territori interessati. Quali le specie di flora e fauna da proteggere, quali gli spazi da ricomprendere, quali gli interessi di una economia comunque da tutelare non è dato, neanche dopo 10 anni, sapere. Nonostante questo, considerando validi i presupposti propri del marketing turistico e della valorizzazione, proprio in chiave turistica, che ne sarebbe potuta derivare, anch’io mi sono dichiarato favorevole al decollo di questo nuovo Parco e vorrei poter restare di questo avviso.

Purtroppo, devo però constatare che l’atteggiamento di chi dovrebbe favorire la condivisione del progetto è tale da renderne difficile il percorso realizzativo. E che il problema sia reale è fatto verificabile fin dalla considerazione dei confini che il Parco dovrebbe avere: c’è chi li vuole i più ampi possibile, chi i più ridotti. Mi chiedo: ma un’area ad alta valenza naturalistica non è tale per biotopi o, comunque, specie di flora e fauna da proteggere? Ed allora i confini non sono delimitati da queste presenze? E considerando le attività economiche, che pur è indispensabile continuare a svolgere, non si dovrebbero compenetrare le diverse necessità? Si continua a disquisire circa i confini dell’area da proteggere con atteggiamento esclusivamente ideologico. Cosa ancora più preoccupante, sullo sfondo della eventualità della realizzazione del Parco, c’è la questione riferibile alla sua gestione, agli interessi ad essa relativi, alle cooperative specializzate a far questo, alla estromissione (verosimile considerando quel che è accaduto per la Riserva di Punta d’Erce) dei titolari delle attività produttive di quei luoghi. Sono questi tutti elementi sufficienti perché si alimenti non il confronto e la partecipazione, presupposti per operare le scelte, bensì lo scontro e l’esasperazione negli atteggiamenti (vedi ultimo deliberato del Consiglio comunale di Casalbordino).

Ma le questioni aperte sul fronte dei rapporti tra tutori della natura e residenti o titolari di attività produttive sono anche altre. Ci piacerebbe pensare che il nostro territorio sia stato baciato da Madre natura e che tutte le specificità naturalistiche abbiamo qui allocazione. Vasto potrebbe così essere un enorme giardino botanico, con zoo diffuso, e rappresentare un territorio dalle eccezionali caratteristiche attrattive su scala mondiale. Ma crediamo che così non sia, nonostante l’estrema bellezza dei nostri luoghi. Viene dunque da pensare che i motivi di tanta carica protezionistica muovano, in gran parte, dall’interesse di associazioni e cooperative che ambiscono a gestirne ragioni e realtà. Ci chiediamo, in definitiva, se la medesima attenzione ai Sic, alle dune, ai fratini, allo sparto pungente ci sia per luoghi laddove non esistono organizzazioni pronte a gestirli, esautorando, per altro, altri legittimi portatori d’interesse. Insomma, a tutto c’è un limite e l’interesse economico ammantato da ideologismo è quanto di peggio possa esserci nella ricerca del giusto equilibrio per la gestione del territorio!

Questo viene da pensare se poi si assiste al silenzio e all’inerzia dei medesimi tutori dell’ambiente allorquando c’è da farsi parte attiva al cospetto di gravi problemi ed emergenze di natura ambientale e sanitaria che pur si evidenziano nel territorio della città. E sono i casi di Fosso marino, delle discariche a cielo aperto nelle periferie, della mancanza di decoro urbano e dell’abbandono del verde pubblico e quanto altro. Non vogliamo qui generalizzare per amor di polemica ma la gestione del Territorio è cosa seria e non può esser preda di convulsioni ideologiche o interessi di parte”.

 

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