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Mario Pachioli, scultura ed emozioni tra Vasto e Firenze

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VASTO – Un sogno nato a Vasto, a soli 6 anni, nella bottega del falegname Mastro Pietro, da cui Mario Pachioli si recava tutti i giorni dopo la scuola. Un sogno che passa attraverso la scuola d’arte e poi arriva a Firenze, per spiccare il volo in tutto il mondo. “Sono andato via nel 1969. Quando misi piede per la prima volta a Firenze decisi che era lì che dovevo rimanere, perché, senza nulla togliere alla mia amata Vasto, è la città dove c’è tutto ciò che può desiderare un artista”.

Pachioli è oggi artista apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. Ha esposto in molti paesi, le sue opere sono nel museo di Cancun, in Messico. In lui continuano a convivere due anime, quella vastese e quella fiorentina. Nella stessa chiacchierata lo senti parlare con il tipico accento toscano e poi con un’espressione in perfetto dialetto vastese. 

Artista completo, la disciplina che predilige per i suoi lavori è la scultura, con un grande lavoro di studio su un materiale particolare, il refrattario. “E’ un materiale che conosco da 40 anni e che mi offre la possibilità di esprimermi al meglio. L’argilla è compatta, mentre il refrattario permette di realizzare superfici lisce e ruvide, simulando la stoffa o la pelle. Ha una sorta di plasticità pittorica. Siamo in pochi ad utilizzarlo in Italia, ma io sto ancora studiando per scoprirne nuove forme espressive. Uno dei lavori con il refrattario che amo particolarmente è il busto di Maria Callas, che mi è stato commissionato da Franco Zeffirelli”. 

Firenze è l’ambiente in cui Pachioli è cresciuto, umanamente e artisticamente, venendo a contatto con grandi personaggi. “E’ veramente straordinario come sono stato accolto dai fiorentini e come mi fanno sentire amato.  Nel 2005 mi hanno insignito del Premio Medaglia Beato Angelico, il patrono degli artisti. E’ un riconoscimento che tra gli altri hanno ricevuto Lina Wertmuller, Carla Fracci, Franco Zeffirelli, Mario Monicelli. Un mese fa sono stato nuovamente invitato ad esporre le mie opere alla Biennale Internazionale d’arte contemporanea, che si terrà a dicembre a Firenze, nella Fortezza da Basso. Un invito, quello del presidente Pasquale Celona, che mi regala una grande soddisfazione. Forse, con un pizzico di rammarico, ma senza rancore, devo dire che per me hanno fatto più i fiorentini che i miei concittadini vastesi”.

Quando parla della sua città d’origine a Mario brillano gli occhi.
“Qui ho la mia famiglia, i ricordi legati alla mia infanzia. Da quando sono andato via, torno sempre, almeno una volta l’anno. Questa estate, poi è stata speciale. In occasione del matrimonio di mia nipote, ci siamo ritrovati tutti e 7 i fratelli. Erano 42 anni che non accadeva. E’ un’emozione fantastica, che ha Vasto e il suo mare come cornice incantevole”.

Come lavora un’artista?
“Parte tutto da un’ispirazione, da degli stimoli, che possono arrivare da diverse parti. Per me partono dalla natura, dagli eventi, dai pensieri che uno ha dentro di sé. Io mi dedico prevalentemente alla figura dell’essere umano, cercando di esplorarne l’essenza. Molto importante è la figura femminile, che per l’arte è tutto. Poi mi dedico allo studio degli animali, specialmente dei cavalli, che hanno una plasticità di movimento unica. Sin da bambino li disegnavo ovunque, perfino per terra o sotto le sedie. Altro studio importante è quello degli alberi. Per me rappresentano la vita. Mi sono appassionato agli alberi d’ulivo. Con la loro forma, i movimenti, le torsioni prendono vita, raccontano. Molto importante è anche l’arte sacra”.

Dall’idea, come si arriva all’opera d’arte?
“Si parte con il disegno di ciò che si vorrà realizzare, realizzando più studi per ogni singola idea. Poi si può iniziare a modellare, chiaramente facendo riferimento al materiale e alla tecnica che si dovrà utilizzare. Questa scelta può dipendere o dalla commissione o da come voglio esprimere una determinata opera. Ad esempio,realizzare un bassorilievo  è molto simile alla pittura, una statua in bronzo richiede altri passaggi. Però , come dicevo prima, il materiale che preferisco è sicuramente il refrattario”.

Un’artista è anche maestro. Mario Pachioli, ha aperto da diversi anni la sua Bottega.
“Ho comprato uno studio in un palazzo storico, con l’intento di insegnare agli allievi le tecniche vere per creare l’arte. L’intento della Bottega è di insegnare tutte le discipline grafiche, partendo dal disegno per approdare alla scultura, per dare massima padronanza all’allievo, sia delle tecniche che della forma e forza espressiva. Mi piace lavorare a stretto contatto con gli allievi. Sono con me anche durante i miei lavori. Guardano e poi realizzano le loro opere, fino a collaborare con me”.

Mario Pachioli ha un desiderio da oltre 40 anni.
“Spero di potere, un giorno, lasciare qualcosa ai miei concittadini”. Ora a Vasto, c’è la statua di Padre Pio nel piazzale dell’ospedale, e qualche altra opera. “Sono molto riconoscente a quella che sento come la mia città, anche se non ci vivo più da tantissimi anni. Tra le idee che ho in mente potrebbero esserci un monumento a Diomede, fondatore della città, o una fontana da sistemare nella rotonda di piazza Verdi. Vedremo, anche se a 62 anni inizio ad avere un’età molto matura”.

Questo, e molto altro, è Mario Pachioli, figlio di questa terra che si fa onore in tutto il mondo con la sua arte. 

Giuseppe Ritucci

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