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"A Sant'Anna lasciate giocare i ragazzi"

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VASTO – Lasciate giocare i ragazzi del quartiere Sant’Anna, altrimenti diventerà un “dormitorio”. Lo chiede Nicola Mariani, ex residente della zona, in questa lettera aperta.

“Non voglio essere il paladino di ragazzi irriverenti, ma sono nato in quel quartiere e sono andato via solo dopo la maggiore età, quindi ci ho vissuto gli anni più belli della mia vita,  quei vicoli li conosco palmo a palmo ed in quelle strade facevamo le stesse cose o quasi che oggi fanno i ragazzini accusati di essere vandali,  certo non lanciavamo le pietre ma suonavamo i campanelli alle 11 e mezza la sera a Marù e Annina,  io ed i miei compagni abbiamo giocato alla chiuppa stagnarola fino alla sera tardi, ovviamente essendo bambini/ragazzi facevamo schiamazzo (si direbbe oggi: arrecavamo disturbo); giocavamo a pallone tutti i pomeriggi, e puntualmente una signora ci lanciava secchiate d’acqua per farci smettere, oppure non ci restituiva il pallone quando questi andava a finire sul suo balcone; c’era poi un altro signore che arrivò a lanciarci dietro un’ascia da legna (non era finta era vera) che passò tra le gambe di non ricordo chi e le ruote della bicicletta di Cesarino; inoltre ricordo chiaramente Iuccia (diminutivo di Grazia/Graziuccia e quindi Iuccia) che usciva di casa e ci rincorreva perché infastidita dai nostri schiamazzi (giocavamo a monda cavallo di fianco la sua porta);  per non parlare di Uà Uà (era un vecchietto bravissimo che a seguito di un incidente era rimasto zoppo e non riusciva a parlare) che noi, imbecilli com’eravamo, prendevamo in giro e facevamo arrabbiare; e che dire di  Mastr’Alfredo (eccezionale falegname di una umanità infinita) vittima anch’esso qualche volta delle nostre angherie (angherie si fa per dire), insomma le sere d’estate restavamo in strada a giocare e fare casino almeno fino alla mezzanotte o fino a che non arrivavano le guardie (oggi vigili urbani) e dovevamo scappare tutti, ma la cosa bella è che ciò non accadeva solo a Sant’Anna ma anche a Sammichele a lu buellevidè a li criuc e Santa Marè;  eravamo teppisti?

Non ricordo che qualcuno ci abbia mai definiti così, neppure le persone appena citate,  e c’erano persino adulti che con noi si divertivano, ricordo Francesco Cinquina (persona eccellente, sempre gentile e cordiale con noi tutti), Mario La Verghetta camionista eclettico che passando ci diceva sempre in termini scherzosi: Vagabondi, e che dire del sig. Irace  che tornava in estate e spesso si fermava a chiacchierare con noi? Non parliamo poi della vetrina di mio nonno Carmine che riempivamo di pallonate, oppure lo stesso mastro Peppe Baccalà il meccanico che con la santa pazienza ci rigonfiava quotidianamente le gomme delle nostre biciclette. Temo che non ci siamo, temo che abbiamo preso una deriva strana, ci da fastidio tutto, siamo diventati intolleranti verso tutto e verso tutti, direbbe Ezio Greggio so’ ragazzi lasciamoli giocare se di gioco si tratta, i ragazzi, la gioventù è una delle poche cose belle che ci sono rimaste, divertiamoci a guardarli anziché bastonarli, come ieri ha scritto qualcuno, proviamo a parlarci anziché chiamare le ronde o le forze armate, sant’Anna forse è rimasto uno dei pochi quartieri dove vedi ancora i ragazzi in strada, vogliamo rinchiuderli o mandarli alla scuola calcio?

Va bene, rinchiudiamoli in casa o mandiamoli a scuola calcio, ma poi non parlate più di quartiere dormitorio.
Dimenticavo: nessuno di noi è diventato un delinquente e maleducato”.

 

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