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Cgil: "Sul parco fatti gravissimi"

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VASTO – “I fatti che stanno accadendo intorno alla vicenda del Parco della Costa teatina sono di una gravità eccezionale”. E’ la posizione della Cgil Abruzzo sul tira e molla che sta monopolizzando il dibattito politico tra gli scettici (tra cui l’assessore regionale Mauro Febbo), che vorrebbero fare un passo indietro e non realizzare la grande area protetta sul litorale della provincia di Chieti e gli ambientalisti, che vogliono il parco più grande possibile.  

Secondo Mimì D’Aurora della segreteria regionale del sindacato, i fatti accaduti sono gravi “soprattutto perché si è consentito alla Regione  di svolgere un ruolo di totale ambiguità  al punto di arrivare ora a richiedere addirittura l’abrogazione della legge istitutiva del Parco stesso.
Siamo ad una situazione paradossale, grottesca. La Regione Verde d’Europa, la Regione dei Parchi, modello di riferimento nazionale ed Europeo per una politica di integrazione fra sviluppo e conservazione, cioè i temi su cui bisognerà costruire il futuro del pianeta, la nuova green economy, affida, con voto unanime del Consiglio, all’Assessore all’agricoltura – da sempre dichiaratamente nemico dei parchi ed in questo gli dobbiamo riconoscere coerenza  – il compito di coordinare l’acquisizione del consenso fra i comuni sulla perimetrazione del Parco della Costa Teatina. Ruolo che è stato svolto nel rialimentare tutte le paure ed i luoghi comuni che solitamente si invocano per opporsi ai parchi.
Come chiedere ad un carnivoro di preparare un pranzo vegetariano. Come è stato possibile tutto questo?
La rinuncia al Parco della Costa Teatina sarebbe una sciagura per un territorio di straordinaria valenza naturalistica – ambientale, paesaggistica, che proprio attraverso il parco troverebbe lo strumento di valorizzazione di queste caratteristiche e quindi di esaltazione delle attività economiche. Tutti i dati nazionali e non solo confermano che è più forte la domanda di turismo in luoghi in cui è possibile dire che qui la natura, il paesaggio, il mare è protetto e grazie a queste caratteristiche i prodotti di quel territorio sono più genuini e quindi maggiormente richiesti. Le attività tradizionali delle aree protette hanno trovato  ovunque nuovo impulso e crescita, soprattutto in aree fortemente antropizzate, dove è evidente che le attività dell’uomo fanno parte della storia di quel territorio.
Negare il Parco con i suoi strumenti  sarebbe una sciagura per l’intero Abruzzo perché indicherebbe l’abbandono di un modello di sviluppo, di una immagine che l’Abruzzo ha nel mondo di regione che ha scelto di coniugare tutela ambientale e sviluppo”.

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