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Chi fa la Storia: il chi decide cosa…

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VASTO – Osserva, in una sua pagina del volume “Vasto – Storia di una città”, Felice Costantino: “…si configura quel tipico rapporto notabilare che caratterizza la democrazia – per le sue peculiarità definita ‘latina’ – affermatasi in Italia all’indomani dell’unificazione nazionale”. Implicito un giudizio negativo sul “chi fa la storia”, anche se lo stesso, nel suo collazionare i fatti del luogo, tende a raccontarcela proprio in termini di quali “notabili” e cosa nel tempo auspicarono, e talvolta realizzarono, per il luogo e per le Genti. Una Storia umana, come nelle aule scolastiche è stata sempre raccontata, costituita essenzialmente dagli avvicendamenti dei re e dei tiranni, dalle guerre e dai trattati fra gli stessi, dai ricorrenti tribuni vogliosi e capaci di sobillare per proprio fine il popolo. Neonotabili questi, anch’essi, che in età ‘rivoluzionaria’ o ‘democratica’ si sono sostituiti, con pari vizi e virtù poche, a chi riteneva di detenere il potere e di poter condizionare la vita della gente ‘comune’ per “Grazia divina e volontà della Nazione”.

Ma chi rappresenta “la nazione”, chi è legittimato a rappresentare gli interessi di un luogo e dei suoi abitanti? Dire e rispondere che “sono gli eletti” con voto democratico, in un sistema in cui ogni consigliere, deputato o senatore si dice poi “privo di vincolo di mandato”, appare del tutto opinabile quanto a legittimità di rappresentanza reale.

Diversamente – si dirà – avremmo l’anarchia. Pure bisognerà convenire che su strumenti di regolazione del territorio, e sue ricadute, non solo sul piano urbanistico ma anche antropico, debbano essere i suoi abitanti se non decisori diretti, quantomeno consapevoli e utilmente referenti per politici che vogliono essere ‘rappresentanti’ reali ‘del popolo’ e non ancora ‘notabilato’ di nuova e diversa istituzione.
E’ il caso del detto “Parco della Costa teatina” su cui in questi giorni politici e amministratori di vario livello sostengono (oppure omettono) ragioni per il Si attuativo o per un No che rimetta in discussione una legge istitutiva di principio già varata a livello parlamentare.

Per essere chiari, e pur non entrando nel merito delle ragioni degli schieramenti contrapposti, desidero rilevare come, anche in questo caso, la società civile (che io sappia) non solo non è stata e oggi ancora non è informata su ciò che per essa vorrà dire attuare o non “il Parco”, ma, nei dibattiti in corso, non appare destinataria di alcun ruolo decisionale su tale argomento e materia.

La qualità dell’habitat e l’assetto territoriale non possono essere demandati a dei rappresentati istituzionali eletti sulla base di programmi generalistici, talvolta fumosi e pleonastici; devono avere comunque (lo sostiene chi milita a sinistra!) verifiche democratiche più specifiche e stringenti. Del resto non va ritenuta – mia opinione, certo – espressione realmente popolare l’azione mediatica di quegli assembramenti associativi o ‘costituenti’, autoreferenziali e comunque elitari, di chi aspira o si autoproclama …‘notabilmente’ rappresentante della “società civile”, senza che da essa abbia ricevuto un reale mandato o referendario avallo.

La nota affermazione tutta canzonettistica e televisiva “La storia siamo noi” appare, alla luce dei fatti, strumento o arma utile e buona secondo chi la brandisce per sua parte e scopo. Dovrebbe essere invece una consapevolezza umana nuova, non solo per interpretarla o magari ‘riscriverla’, ma di farla, rispettosamente di tutti,  la Storia. Parafrasando De Gregori: “… siamo noi (la gente), questa costa teatina”.

Giuseppe F.Pollutri

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