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Ettore Del Lupo, enologo vastese, in Israele col Vis

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VASTO – Ettore Del Lupo è un enologo vastese di 38 anni. Nel corso degli anni ha messo a frutto la sua esperienza lavorativa nei progetti internazionali del Vis (clicca qui), Volontariato per lo Sviluppo Internazionale, “agenzia educativa ed organismo di cooperazione internazionale allo sviluppo, che si ispira ai principi cristiani ed al carisma di Don Bosco, affiancando autonomamente, come organismo laico, l’impegno sociale dei Salesiani nel mondo”. La sua ultima esperienza è stata in Israele, dove ha seguito la vendemmia a Cremisan (clicca qui).

Di cosa ti occupi?
Attualmente sono impiegato all’ufficio estero di un organismo di controllo che opera nel mondo dell’agricoltura biologica, dove sono responsabile per i certificati d’ispezione sulle importazioni e per la Bio Suisse, una certificazione svizzera molto richiesta per i prodotti italiani.

Come si è sviluppato il tuo percorso di studi?
Dopo il diploma scientifico ho intrapreso gli studi in Scienze e tecnologie agrarie ad Ancona. Durante gli ultimi anni di studi, che mi hanno visto lavorare su una  tesi interdisciplinare svolta in materia di Patologia viticola, è nata la passione per la viticoltura ed enologia, grazie anche ai numerosi lavori svolti dal dipartimento di scienze ambientali e delle produzioni vegetali che mi hanno visto coinvolto. Dopo una breve esperienza lavorativa in cantina come supervisore alla qualità dell’uva ,ho superato le selezioni per la partecipazione al Master in Gestione del sistema vitivinicolo realizzato dalla facoltà di agraria di Milano, per mezzo del quale ho definitivamente acquisito le conoscenze e la preparazione necessaria per poter operare nel mondo del vino.

Come è nata questa occasione con il Vis?
Il desiderio di  diventare volontario internazionale è cominciato a materializzarsi durante gli studi universitari. Ho sempre pensato che mettere a disposizione le proprie conoscenze ed il proprio servizio per il  prossimo o, comunque, per  un contesto disagiato, valorizza noi stessi e gli studi che abbiamo intrapreso. Inoltre ti da l’opportunità di viaggiare e di poter  entrare nelle diverse culture, viverle, condividerle, farle tue, apprezzare ciò che è diverso, cosa che con semplici viaggi di piacere di due o tre settimane non è possibile fare. Alla luce di queste considerazioni presi parte ad un corso di formazione con il CEFA, onlus con sede a Bologna e con il quale nel 2007 dovevo prendere parte ad un progetto di sviluppo rurale in Marocco: progetto al quale non partecipai per problemi di carattere burocratico. Qualche mese dopo fui contattato da un enologo ed amico per una esperienza in India, dove era necessario un assistente enologo ed agronomo che supervisionasse i lavori nella piccola realtà indiana. Accettai senza pensarci due volte.

L’India era l’occasione perfetta per la mia prima esperienza all’estero ed un terreno intrigante per quanto riguardava l’enologia e la viticoltura, che nel paese asiatico erano ancora in fase embrionale. L’esperienza durò più di un anno. Al mio ritorno in Italia venni a conoscenza del progetto Cremisan seguito dal VIS. Quest’estate, a  giugno, sono stato contattato dalla responsabile del VIS che mi ha chiesto la disponibilità di tre mesi per l’imminente vendemmia programmata a Cremisan. Ovviamente con il lavoro attuale a Bologna non potevo lasciare l’ufficio per un tempo così lungo ed abbiamo, quindi , trovato un compromesso perchè non volevo in nessun modo rinunciare a questo progetto di sviluppo vitivinicolo. E così è cominciata la mia esperienza come volontario VIS!

Com’è la situazione di un volontario dal punto di vista economico?
Essere volontariato non vuol dire lavorare gratis. I volontari internazionali stipulano dei contratti che prevedono una remunerazione. Questo compenso, comunque, non si avvicina nemmeno lontanamente a stipendi di persone che lavorano fuori per aziende private o enti governativi.  Il volontario mette a disposizione la propria professionalità ed esperienza per  una missione o un progetto  cosciente che in altri contesti guadagnerebbe di più, vivrebbe  comodo a casa e passerebbe le serate con amici e persone care. Tutto questo viene barattato con una esperienza di vita che per me, ed altri, ha un valore comunque molto alto. La nostra remunerazione è più morale che materiale.

Che differenza c’è tra fare questo lavoro in Italia o all’estero?
Attualmente lavoro in Italia, ma una volta che hai toccato con mano cosa vuol dire lavorare all’estero, difficilmente metti l’anima in pace. C’è sempre qualcosa dentro che ti spinge a ripartire, anche per realtà e situazioni più delicate di quelle che possiamo trovare attualmente in Italia. Poi, in passato ho avuto qualche  delusione lavorativa  in Italia, conosciuto gente poco onesta e raccomandabile, all’estero non è mai accaduto!

L’esperienza in Israele è stata molto particolare.
Per quanto riguarda l’ultima esperienza, non posso fare altro che definirla forte! Dal punto di vista professionale sono venuto a contatto con una realtà dove c’è tanto da fare e nel mio mese disponibile, durante il quale ho felicemente sacrificato le ferie, abbiamo fatto tanto, insieme agli altri volontari presenti da più tempo nei territori palestinesi.  Dal punto di vista umano ci si è immersi in una delle situazioni più delicate dello scenario mediorientale.  Si è, in un certo senso, protagonisti in prima linea di una realtà a volte filtrata e riveduta dai mass media. Spesso ci si rende conto che quello che si pensava in realtà era sbagliato e che le cose non stanno proprio così come pensavamo.

Bisogna ammettere che talvolta  evitiamo di guardare in faccia alla realtà delle cose per paura di dover cambiare idea su di esse: quando vieni proiettato in prima persona  in certe realtà sei quasi costretto a guardare, ad ascoltare e a vivere quelle  situazioni, ed a volte quello che era la tua opinione inamovibile, si sgretola come un castello di sabbia sotto il sole. Un mese è comunque davvero un periodo breve per realizzare come si evolve la situazione palestinese–israeliana: posso solo augurarmi di tornarci di nuovo. Non bisogna poi nemmeno sottovalutare l’importanza storica di quei territori intrisi di misticismo, fede, sacralità. Camminare per le strade di Gerusalemme, Betlemme, nel deserto della Giudea, a Tiberiade per un fedele possono essere davvero momenti significativi.

Sei molto legato ai tuoi amici e alla tua terra. Come fai visto che sei sempre fuori?
Al giorno d’oggi, con internet e con i social network la distanza dagli amici, i propri cari o comunque le persone che quotidianamente rendono prezioso il nostro tempo passato con loro, rendono la lontananza meno pesante. Si riescono comunque a condividere momenti insieme, parlare, scambiare notizie e pensieri. Tuttavia per quanto possa essere affascinante l’esperienza di un volontario ci sono sempre le radici della nostra terra che ci ricordano da dove veniamo. Non basta comunque un video ed un computer, una cuffia ed un microfono a sostituire la bellezza di essere a diretto contatto con le persone care. Il rinunciare a queste per un periodo di tempo  più o meno lungo avvalora ancora di più l’operato di un volontario che decide di partire per missioni umanitarie.

Giuseppe Ritucci

(Nella fotogallery le immagini di Ettore in Israele, India e California)

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