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"La scelta di aprire il cuore all'altro"

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VASTO – Sabato pomeriggio, nell’Oratorio Salesiano, il giovane vastese Francesco Paolo Giovanni Galante, ha detto il suo sì per sempre a Dio e a Don Bosco, pronunciando la sua Professione perpetua. Pubblichiamo una riflessione inviata alla nostra redazione.

Ne sono stato testimone, quasi per caso. Un’insolita occasione sociale, insieme religiosa e civile. In un Oratorio dell’Istituto Salesiano di Vasto, affollato e festante per un suo giovane che ha scelto per la vita di rispondere a una vocazione spirituale, per divenire educatore di giovani in crescita e formazione.

Francesco Paolo Giovanni Galante ha scelto di “servire Dio per tutta la vita”. Una risposta di rito, semplice nella formulazione ma densa di significati, data a una domanda dell’Ordinante: “Che cosa domandi a Dio e alla sua Chiesa”? Nella sua adesione “alla chiamata al servizio” – ha osservato il celebrante, don Alberto Lorenzelli, Ispettore dell’Ordine per il Centro dell’Italia – c’è “un disegno di Dio che attraverso ciascuno di noi può raggiungere tanti altri”, “e il dono dato a Francesco di poter consacrare la sua vita è un dono per l’utilità di tutti”.

Nell’occasione, nel corale raccogliersi in preghiere e canti, in molti c’è parso di cogliere il prezioso “bene” che alla società intera è dato dal ‘sacrificio’ di se stesso di chi che sceglie di dedicarsi agli altri, e – nel caso di un “salesiano” – in particolare ai tanti giovani che incontrerà, educando e amando, sulla sua strada. Per un laico è un credere non solo nel Vangelo di Cristo, un messaggio che vuol dire soprattutto “carità”, fraternità, solidarietà fra gli uomini, ma un avvalorare concretamente principi e valori non solo religiosi, ma fondamentali e fondanti anche di una Comunità civica e sociale in genere. Un dare perché tutti ricevano.
Per la collettività vastese è stata e deve essere un’occasione di apprezzare al dono che Dio ha voluto darle: una “Congregazione” che ai giovani del luogo, adulti e cittadini del domani, da decenni dona non solo formazione e didattica professionale ma anche principi ‘buoni’, e direi necessari, per una sana vita familiare e civile.

Nelle parole ultime del giovane Francesco – al termine dei numerosi (e commossi) “Grazie” che ha voluto rivolgere a chi lo ha generato, educato, poi a quanti lo hanno indirizzato, sostenuto e confortato nella sua scelta di vita – particolarmente toccante per i presenti è stato il sentire che non solo “Dio è tra noi”, ma che …“ nei vostri volti io vedo il volto di Dio”!

Parole che parrebbero mistiche, e in certo modo lo sono, ma che in realtà – come leggo nell’Omelia del celebrante – rivelano che il giovane religioso (e non ancora consacrato sacerdote) ha assimilato e fatto propria “un’esigenza fondamentale dell’uomo: aprire il cuore all’altro”. Ciò che è nell’insegnamento vocazionale dato al suo Ordine, e penserei a una società che vuol dirsi autenticamente umana e cristiana, dal Santo Giovanni Bosco. Un sentire buono per l’anima dei credenti, assai produttiva per la vita, …anche politica, di un luogo. A volerlo condividere e far proprio, anche da parte di non ha e non professa una fede religiosa, ne avremmo un sicuro beneficio, tutti.

G. F. Pollutri

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