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Bruno Forte: "Necessità di una nuova classe di politici"

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VASTO – Monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, è sempre molto attento ai temi di attualità del Paese. Riportiamo una parte del suo intervento di qualche giorno fa sul Sole 24 ore.

“Agli occhi di tutti è evidente che l’etica pubblica e quella personale che la sorregge sono spaventosamente assenti in larga parte della scena nazionale, come dimostrano gli scandali che vanno emergendo e che colpiscono figure di non poco peso dell’una e dell’altra parte politica. Il “disgusto”, di cui più volte io stesso ho parlato di fronte a questo scenario, è ormai avvertito da tanta gente comune, quella cui dovrebbero dare ascolto e voce i rappresentanti del popolo sovrano.

Di che cosa avremmo allora veramente bisogno per uscire dalla crisi? Le mie risposte non sono quelle di un tecnico, ma credo che facciano eco alle considerazioni dei più, specialmente di quanti toccano la crisi con mano nei bilanci quotidiani delle loro famiglie. Tre esigenze appaiono indifferibili: uomini nuovi; scelte coraggiose; alleggerimento della macchina dello Stato.

Sull’urgenza e la necessità di una nuova classe di politici sono d’accordo in tanti. C’è bisogno di persone affidabili, che abbiano competenze specifiche in rapporto ai bisogni del Paese, coltivino il senso dello Stato e il primato del bene comune e siano guidate da motivazioni etiche e spirituali alte e credibili. Soprattutto, non se ne può più di chi insegue il consenso a tutti costi, misurando i passi da fare sui sondaggi e offrendo rassicurazioni tanto ottimistiche, quanto poco fondate nella realtà.

Gente onesta e preparata delle più diverse ispirazioni in Italia ce n’è. Questi protagonisti nuovi andrebbero individuati al più presto, attraverso un movimento di partecipazione, che nasca il più possibile dal basso e punti su esperienza, competenza e serietà dimostrate nei fatti e riconosciute da tutti.

Occorrono poi scelte coraggiose: la logica è semplice, stringente. Quando ci sono sacrifici da fare (e in Italia oggi c’è da farne tanti!) è giusto e doveroso che dia di più chi ha di più. L’aumento dell’IVA colpisce tutti, maggiormente i più deboli, perché induce un aumento generalizzato dei costi che risulta più o meno indifferente per chi i soldi ce l’ha, ma grave per chi è costretto a risparmiare ogni singolo euro. Ben venga una patrimoniale esigente per i più ricchi, siano anzi questi a farsi avanti per salvare la barca comune, com’è avvenuto in paesi europei di antica e solida democrazia. Toccare le spese dello stato sociale è ammissibile solo nella misura in cui a essere tagliati siano gli sprechi e i guadagni esagerati di alcuni: colpire genericamente chi ha bisogno, che sia l’ammalato o la persona anziana o il mondo della scuola, non giova a nessuno, fa anzi il male di tutti.

C’è poi un mondo di privilegi e di stipendi d’oro che andrebbe coraggiosamente toccato, anche se a farne le spese fossero gli stessi politici chiamati a legiferare: c’è bisogno di esempio, e i sacrifici richiesti a tutti sarebbero ben più credibili se a farli in prima persona e alla luce del sole fossero gli uomini della politica.

Naturalmente, anche la lotta all’evasione va perseguita con coraggio: occorre ribadire il male morale che fa chi evade le tasse, perché il denaro dovuto e non dato è in realtà sottratto ai bisogni di tutti, specie dei più deboli, se speso per finalità credibili e in modo trasparente. Infine, c’è bisogno di alleggerire la macchina dello Stato: ridurre il numero dei parlamentari (gli Stati Uniti d’America hanno un Senato di poco più di cento membri…), unificare i piccolissimi comuni, rivedere il sistema province – regioni, abolire enti inutili, sono provvedimenti necessari, che solo un esecutivo credibile e forte potrà portare avanti.

L’alternativa a queste scelte è la rovina del Paese. Il sussulto morale necessario e urgente richiederebbe a chi lo comprende di agire di conseguenza e presto: il bene comune non può più attendere”.

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