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"Nel Parco progetti per nuove industrie"

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VASTO – Progetti per realizzare nuove industrie a Punta Penna che, secondo la Regione, dovrà rientrare nel futuro Parco nazionale della Costa teatina. Si ingarbuglia ulteriormente il già tortuoso percorso che conduce alla determinazione del perimetro dell’area protetta che sorgerà attorno all’ex tracciato ferroviario da Ortona a Vasto.

A elencare gli ostacoli è l’associazione civica Porta Nuova, che già in passato aveva puntato il dito contro “la classe politica locale” che “vuuole avere le mani libere. Vuole il parco, ma vuole anche il raddoppio del porto commerciale”.

Secondo la Regione Abruzzo, il bacino di Punta Penna dovrà cambiare la sua funzione, da scalo merci a turistico, e la retrostante zona industriale è destinata a rientrare nei confini del Parco. Ipotesi che gli imprenditori vedono come il fumo negli occhi: “Sì al Parco, ma solo sulle zone già sottoposte a vincolo ambientale. Non ingessate lo sviluppo”, è il concetto espresso proprio in questi giorni da AssoVasto.

Contro l’inserimento di porto e area produttiva di Punta Penna dentro l’area protetta si schierano il Comune di Vasto e molte forze politiche.

In più, il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza di centrodestra e con l’astensione di Udc, Fli e ApI, una risoluzione in cui si parla di Parco a isole.

Non tutta la fascia costiera, ma solo delle oasi collegate tra di loro dall’ex ferrovia, su cui dovrà sorgere la Via verde della Costa teatina, un percorso ciclopedonale che costeggerà tutta la riviera.

Gli ostacoli – Fa notare Porta Nuova che “incombono ai confini del Parco a Isole i progetti attualmente in sospeso: il raddoppio del porto commerciale; il porto turistico a Trave”, i progetti di realizzazione di due centrali a biomasse e “di un impianto di recupero di rifiuti speciali pericolosi”, afferma Michele Celenza, presidente dell’associazione ambientalista. Inoltre “l’inclusione, prevista nel PTAP”, piano territoriale delle attività produttive, “di una larga fascia della campagna vastese (comprende le
contrade di Pagliarelli, Defenza, Fonte Fico) quale zona a potenzialità di espansione
dell’area industriale di Vasto. Si aggiunga che poi che con l’arretramento già in programma della Statale 16 si creerebbe, immediatamente a ridosso del Parco a Isole, la possibilità di una speculazione edilizia in grande stile”, lancia l’allarme Porta Nuova.

Celenza ricorda il comunicato da lui scritto e inviato alle redazioni giornalistiche nell’ottobre 2010: “Date le premesse, ci sentiamo di formulare una previsione: alla fine il Parco Nazionale della Costa
Teatina si farà. Un parco nazionale è pur sempre un’ottima occasione per migliorare l’immagine
turistica, per intercettare finanziamenti europei o statali, per istituire un Ente Parco col relativo CdA,
etc. Ma sarà un parco striminzito, ridotto all’osso, quasi coincidente con la Riserva Regionale. Il
risultato non di un progetto di ampio respiro, ma di un piccolo calcolo locale, esattamente ciò che un
Parco Nazionale non dev’essere. La classe politica locale vuole avere le mani libere. Vuole il Parco,
ma vuole anche il raddoppio del porto”.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

 

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