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D'Alessandro (ApV): "Monito del vescovo, politica sorda"

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VASTO – Di fronte al monito dell’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, la politica rimane muta. Inadeguata a comprendere le ragioni della comunità cattolica e il richiamo alla rettitudine e all’impegno verso i più deboli e coloro che hanno perso il lavoro o lo cercano senza trovarlo. E’ il commento di Davide D’Alessandro, consigliere comunale. Lo pubblichiamo

Il commento – È possibile aggiungere parole a quelle pronunciate ancora una volta dal nostro amato Vescovo? Oppure la politica non sa che tacere, mostrando finta debolezza e storico cinismo, tanto, dopo le parole, dopo i minuti di raccoglimento e ascolto, tutto torna come prima? Ma che cosa ha detto, Mons. Bruno Forte, durante la celebrazione in onore del Santo Patrono di Vasto? Ha detto che, per superare il drammatico momento che viviamo, ciascuno deve fare la sua parte, con spirito di altruismo, solidarietà e impegno, specialmente verso i più deboli.

Ha detto che non è più tempo di stare a guardare. Ha invocato un sussulto morale. Ha denunciato la distrazione, di fronte alle sofferenze, di chi oggi ci guida.

Non c’è ombra di dubbio. La Chiesa è seriamente preoccupata per la tenuta del Paese. Alza il tiro, invita alla mobilitazione, sprona i giovani, recupera l’essenza della propria dottrina, si fa portavoce di un disagio diffuso, custode di una irrinunciabile sobrietà istituzionale. Non si tratta, io credo, di gridare alla “cosa bianca”, al “ritorno della Dc”, al “partito dei cattolici”, “all’unità politica dei cattolici”, come fanno taluni servizi giornalistici, piuttosto approssimativi e frettolosi.

La Chiesa avverte il bisogno che venga riaffermata la forza e la credibilità della politica, che è, o dovrebbe essere, solo ed esclusivamente servizio pubblico. Forza e credibilità perse negli ultimi anni a causa di scelte “castali” e “personali”, distanti anni luce dalla vita quotidiana della gente, lontana dalle sue angosce e dai suoi reali bisogni. Una politica sciagurata, cucita su misura per l’affermazione di alcuni leader molto protesi verso la telecamera, poco verso la soluzione dei problemi.

La personalizzazione della politica ha generato mostri. Mostri e nominati. Il consenso non è stato più ricercato sulle cose fatte, ma su quelle da fare. Quante promesse mai mantenute! Quanti ritardi, dimenticanze, inefficienze, difesa di apparati mai chiamati a rispondere delle proprie decisioni!
Ne deriva un Paese sfibrato, vecchio, anchilosato, come sfibrata, vecchia e anchilosata è la sua classe politica. Un Paese che non si rinnova, un Paese che non rinnova le proprie Istituzioni, a tutti i livelli, è un Paese che arretra, che declina, che smarrisce il senso stesso di essere Paese.

Ma c’è una domanda che alberga nel cuore di tutti noi. Una domanda che non può restare nascosta, una domanda-scandalo che però libera, se trova risposta adeguata: la Chiesa ha ancora la credibilità per denunciare, per richiamare, per invocare il sussulto morale? O dovrebbe pensare ai guai suoi, come sottolineano, con il solito linguaggio becero, alcuni leghisti?

La Chiesa, che pure passa attraverso il fuoco dei suoi tanti errori, ha ancora uomini che hanno la credibilità per indicare la rotta da seguire. Sono gli uomini, e Mons. Bruno Forte è tra questi, che non pensano i propri pensieri, che non parlano le proprie parole, ma continuano a pensare e a parlare facendo riferimento al messaggio di un altro Uomo, l’unico davvero credibile. La nostra umile storia di quaggiù, la nostra umile storia di peccatori che quotidianamente cadono, può trovare sostanza nel tentativo di aderire a quel messaggio, nella caparbietà e nella presunzione di renderlo imitabile, pur sapendo che inimitabile resta. Almeno per me. 

 

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