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Flovetro, nuovi timori anche per Pilkington

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SAN SALVO – I timori crescono. Sono legati al futuro di Flovetro. Se chiudesse la fabbrica, a San Salvo ne risentirebbe l’intera galassia Pilkington: 2mila 400 dipendenti in tutto tra lo stabilimento principale e le aziende satellite Primo, Bravo e Flovetro.

Le preoccupazioni dei lavoratori della multinazionale giapponese sono emerse nelle assemblee sindacali dei giorni scorsi. “C’è stata un’altissima partecipazione”, racconta Franco Zerra, segretario provinciale della Femca-Cisl. “Gli operai sono d’accordo sul fatto che dobbiamo essere competitivi sul mercato, ma anche all’interno dello stesso gruppo Pilkington per ottere commesse. Sono disponibili a fare sacrifici, come stanno facendo sulla cassa integrazione a rotazione nei reparti Accoppiato e Temperato, ma anche l’azienda deve fare la sua parte”. Il calo fisiologico del periodo autunnale è destinato ad acuirsi nelle prossime settimane. Si spera nell’inizio del 2012 per i primi segnali positivi sul mercato. Intanto il sito produttivo di Piana Sant’Angelo deve fare i conti con un’altra dura realtà: a rischio con la Flovetro non c’è solo il posto dei 100 operai che ci lavorano, ma anche il futuro occupazionale della stessa Pilkington.

Nel settore del vetro a San Salvo lavorano 2mila 400 persone. La multinazionale nipponica è proprietaria della metà di Flovetro. L’altro 50% è del colosso francese Saint Gobain, che ha ridotto del 20% la quota di materiale che ritira dal forno float dello stabilimento sansalvese. Non solo. La società d’oltralpe ha deciso di fare a meno, fino al termine dell’anno, di un quantitativo di vetro pari a 19 giorni lavorativi. La paura degli operai è di rivivere i durissimi mesi del 2009, quelli delle trattative per evitare la chiusura dell’azienda. Pilkington non ha intenzione di acquistarla tutta.

Se Flovetro dovesse chiudere, “verrebbe meno un pezzo importante dell’intero settore vetrario sansalvese”, ammonisce Zerra. “La forza di San Salvo è proprio questa: negli impianti entra la sabbia ed esce il prodotto finito. A Pilkington serve la produzione di un float e mezzo, ossia il proprio forno e metà di quello di Flovetro. Cosa succederebbe se, con la chiusura di quest’ultima, venisse meno un terzo della produzione? Quale convenienza avrebbe Pilkington ad acquistare il vetro da lavorare” con un evidente aumento dei costi dovuti al trasporto?

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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