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La Rana ricorrerà alle vie legali: "Far luce sulla mia vicenda"

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VASTO – Ricorrerà alle vie legali Antonio La Rana, il magistrato vastese definitivamente prosciolto due giorni fa anche dall’ultimo filone dell’inchiesta, su di lui e altre 11 persone partita nel 2003. “Per 8 lunghi anni abbiamo parlato del nulla”, afferma la difesa del neo procuratore generale di Campobasso nella conferenza stampa tenuta stamani nello studio dell’avvocato Giuseppina Di Risio che, insieme al collega Vittorio Rizzi di Campobasso, ha rappresentato l’ormai ex imputato sia al Tribunale di Bari che nell’udienza di martedì, in cui il Gup di Vasto, Stefania Izzi, ha dichiarato il non luogo a procedere.  Otto anni in cui “sono stati messi sotto controllo una trentina di telefoni”, sottolinea La Rana. Un complesso procedimento penale costato alla giustizia 500mila euro, in base alla stima effettuata dall’avvocato Di Risio, e nel quale sono stati impegnati 20 magistrati, 20 avvocati, sentiti 400 testimoni. Una storia cominciata nel 2003. “Tutto ha preso le mosse – ricorda il legale – dalla vicenda relativa agli ombreggi”, le concessioni balneari stagionali che all’epoca venivano rilasciate dal Comune anno per anno. “Fu conferito l’incarico a due consulenti” per verificare le procedure seguite per l’assegnazione dell’autorizzazione alla moglie di La Rana. “Entrambi i consulenti – precisa la Di Risio – giunsero alle stesse conclusioni: era tutto regolare e il corrispettivo pagato dal familiare del dottor La Rana era 5 volte superiore rispetto al valore di mercato. Da lì è cominciata questa vicenda che ha portato a ipotizzare 29 reati”. Un’inchiesta condotta dalla magistratura di Bari, competente a indagare sui magistrati in servizio in Molise dove La Rana aveva già preso servizio dopo gli anni di lavoro a Vasto come sostituto procuratore al palazzo di giustizia di via Bachelet. “Non c’è stato – commenta il diretto interessato – un giudice che non abbia detto: Cosa avete fatto a fare questo processo?”. “E anche a Vasto – aggiunge la Di Risio – a eccezione di due ipotesi di reato, il rappresentante della pubblica accusa è giunta alle stesse conclusioni di Bari”. Il futuro – Secondo La Rana, in tutta questa vicenda “non c’è stata solo una matrice politica, ma anche una guerra nella caserma dei carabinieri”. Nel mirino politici di centrodestra, allora classe dirigente a Vasto. Ma il magistrato ora vuole che si accerti se tutto è filato liscio anche nelle indagini svolte dalla magistratura. Ricorrerà alle vie legali. “Richiesta di risarcimento? Anche”. Così risponde il suo legale. La Rana precisa: “Per me il risarcimento è secondario. Nel frattempo sono andato avanti nella carriera professionale. Ho riscoperto alcuni valori importanti, a cominciare dalla famiglia. Da assumo un impegno sociale perché si accendano i fari su questa buia vicenda. Non è possibile che il sistema consenta questo. Bisogna evitare che di ha combinato questi disastri continui a farne. Oggi ho ancora più fiducia di prima nella magistratura”.

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