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Il retroscena. Primarie, per Marchese il giorno più lungo

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SAN SALVO – “Ho i bicchieri rossi”. A mezzanotte è il momento di stappare lo spumante. Vincitori e vinti si ritrovano nella sede del Psi, vicino alla villa comunale di San Salvo. I socialisti fanno parte della coalizione, ma sono gli unici a non aver candidato nessuno alle primarie. La loro sezione è super partes. E’ lì che il garante, Costantino Santini, proclama la vittoria di Domenico Di Stefano, che prevale su Antonio Cilli e Giovanni Mariotti. Di Stefano, assessore comunale fino alla scorsa estate, sarà il candidato sindaco: è di San Salvo Democratica, la lista civica fondata insieme all’ex sindaco, Gabriele Marchese, e ai dissidenti del Pd fuoriusciti dal partito, che punta invece sull’ex parlamentare Arnaldo Mariotti. Una volta erano amici, ora sono ai ferri corti.

L’attesa – Per Marchese è stata la giornata più lunga. Quella in cui si è giocato il suo futuro politico. Perdere le primarie avrebbe avuto il sapore amaro del flop per lui e per SSd. Alla vigilia del voto, quando aveva detto la sua sull’inchiesta della guardia di finanza sul contratto Comune-Civeta, si era mostrato fiducioso. Ma il trascorrere delle ore e la massiccia affluenza ai seggi fanno salire la tensione. “Ci sono parecchi infiltrati”, dice a denti stretti nella tarda mattinata, tradendo una certa preoccupazione. “Ho visto persone del Pd che sicuramente non hanno votato per Di Stefano”.

La tensione – “Domenico sta un po’ nervoso”, confida a metà pomeriggio. I leader si ritrovano tutti nel seggio più grande dei tre, quello del Centro servizi culturali Aldo Moro. Mariotti arriva quando ormai è deciso il suo terzo posto. Per scherzare i sostenitori sottolineano con un “olè” i voti del loro candidato. Con lui i sindacalisti della Cgil che militano nel partito di Vendola: Mario Codagnone è vicino al candidato, Emilio Di Cola passeggia nervosamente e parla al telefono, Valfrido Adorante ha il volto scuro della delusione.

I primi risultati – I primi risultati ufficiali arridono a Cilli: al seggio di San Salvo Marina ha vinto lui, anche se lì hanno votato solo 130 persone. Al Centro culturale è testa a testa con Di Stefano. Si scurisce anche il viso di Marchese. Con lui, seduto in prima fila sulle poltroncine verdi della sala conferenze, c’è un gruppetto di pretoriani, da Angela Di Silvio a Licia Zulli.

La battuta  – Giuseppe Torricella porta i risultati parziali. Quelli della 167 sono favorevoli a Di Stefano, che a un primo rilevamento è già molto avanti. L’ex sindaco inizia a sorridere. Poi gli parte la battuta: “La Russia è sempre la Russia”. Il quartiere rosso non ha tradito. Rosso, ma anche bianco, secondo gli avversari delle primarie: “La parrocchia è stata determinante”, mormorerà più tardi un simpatizzante di un altro candidato, alludendo alla militanza cattolica di Domenico Di Stefano.

I definitivi – Il risultato della zona 167 si consolida col trascorrere dei minuti. Ormai è chiaro che Di Stefano vincerà. Ma bisogna attendere le 23.40 per avere il definitivo del seggio più grande: anche al Centro culturale ha avuto la meglio San Salvo democratica. Il terzo classificato, Giovanni Mariotti, scherza: “Siamo forti. Forti come persone. Ma questo è solo l’inizio. Sinistra ecologia e libertà alle elezioni conterà”.

Marchese, intanto, annota su un fogliettino i definitivi, che arrivano dopo che Stefano Daccò e gli altri scrutatori hanno finito di riesaminare 17 schede scarabocchiate e lasciate in sospeso. Ma ininfluenti sul risultato finale. Vicino al tavolo arriva Corrado Sabatini, dell’Idv di Vasto. Una pacca sulla schiena di Marchese, che precisa: “Questa non è una rivincita, ma una vincita. Quando ci si lascia guidare dalla rabbia e dallo spirito di rivalsa, si commettono molti errori. Noi questo non l’abbiamo fatto”.

La festa – La piccola sede del Psi è piena. Sulle pareti una foto di Pertini con la pipa, una di Craxi e le bandiere rosse con la rosa al centro. Santini legge i risultati e proclama il vincitore. Di Stefano stappa lo spumante e grida: “E’ nato il nuovo centrosinistra”. Santini indica un tiretto: “Ho i bicchieri rossi”. Quelli bianchi non gli piacciono. Di Cola si fionda subito: “Il bicchiere rosso lo voglio io”.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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