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"Le operaie pagano sempre il prezzo maggiore delle crisi"

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GISSI – In occasione della festa della donna le iscritte alla Filctem-Cgil hanno distribuito un volantino. Ecco il testo:

“In questo anno sulla scena di alcune trasmissioni sono riapparse le operaie che, con fermezza ed a gran voce, hanno denunciato il peggioramento delle loro condizioni di lavoro, la difficoltà a trovarlo, la differenza salariale rispetto alle retribuzioni percepite dagli uomini. Un anno di lotta con la consapevolezza che sono quasi sempre le donne a pagare il prezzo più caro delle crisi aziendali: spesso sono inserite nei settori e nelle qualifiche più a rischio e sono le prime ad essere messe in cassa integrazione o in mobilità, oppure, se precarie, a perdere il posto. E sono ancora le donne che in cambio di una promessa di lavoro, ricevono richieste di rinunciare, ancora una volta, alla loro salute e alla loro vita. Oggi più che mai siamo ancora pronte a lottare.

Siamo quelle donne che pensano che le lavoratrici non sono merce di scambio e il loro lavoro, le loro vite e i loro corpi non sono in vendita. Siamo quelle donne che combattono ogni forma di violenza sulle donne fuori e dentro i luoghi di lavoro. Siamo quelle donne che sono al fianco dei mille volti della precarietà e degli studenti che lottano per il diritto ad una scuola e ad un’ istruzione pubblica gratuita e libera a tutti. Siamo quelle donne che nell’affermare la democrazia sono vicine e solidali alle donne migranti e a tutte le donne del mondo che in questi giorni stanno combattendo per la libertà del loro popolo.

Siamo quelle donne che vogliono una nuova socialità in cui solidarietà, dignità, rispetto per le differenze, diritto per l’autodeterminazione e valorizzazione per il lavoro, sia quello produttivo sia quello riproduttivo, diventino valori condivisi e beni comuni su cui costruire il loro futuro e quello dei loro figli. Siamo quelle donne che conoscono ancora il significato della lotta, ed è questa la forza che le fa andare avanti per cercare di cambiare le cose. Perché l’attacco ad una sola donna è un attacco a tutte le donne”.

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