vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Club a luci rosse in corso Mazzini, il 20 marzo la sentenza

Più informazioni su

VASTO – Sarà il Gup del Tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo, a decidere il 20 marzo se il Lulù di corso Mazzini era un normalissimo club privato oppure un luogo di appuntamenti a luci rosse.
Arriverà tra 10 giorni la sentenza su una delle vicende giudiziarie che hanno maggiormente solleticato nel 2010 l’opinione pubblica vastese.

Con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione a giudizio andrà il proprietario del circolo: Nunzio Bomba, 33 anni, di Castel Frentano. Insieme a lui sono indagati anche Giancarlo Piva, 56, di Cisterna di Latina, e Giuseppe Filippetti, 55, di Roma.

Gli arresti erano scattati il 5 agosto 2010. Persone facoltose, anche “qualche politico”, dissero gli investigatori. Prostitute che si fingevano mogli o ragazze in cerca di avventure. Incontri al buio in confessionali con tanto di croce allestiti nelle stanze della casa.

Il tutto in pieno centro abitato, lungo il centralissimo corso Mazzini, dove in un appartamento a due piani c’era ufficialmente la sede dell’associazione culturale Lulù, un circolo privato.
In realtà, i carabinieri della Compagnia di Vasto sostengono di trovato una vera e propria alcova.  Nei loro confronti dei tre indagati, i militari della Compagnia di piazza Dalla Chiesa eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Vasto, Caterina Salusti, su richiesta del procuratore Francesco Prete. Identificate anche tre prostitute rumene tra i 30 e i 40 anni, ufficialmente residenti a Roma. I presunti clienti non erano solo vastesi, ma arrivavano nella casa d’appuntamenti partendo da Molise, Puglia, Campania e dal Nord dell’Abruzzo. C’era anche un sito internet del Lulù.  “La tessera annuale costava 120 euro, ma all’ingresso bisognava pagarne altri 130”, disse all’epoca degli arresti il tenente Emanuela Cervellera, allora comandante del Nucleo operativo e radiomobile di Vasto.

Ma il ricorso presentato al Tribunale del riesame contro gli arresti fece segnare un punto a favore della difesa, che ottenne la remissione in libertà dopo 26 giorni di carcere. Ora a giudizio andrà il titolare del club, Nunzio Bomba. Il suo legale, Alessandro Orlando, ha chiesto il rito abbreviato. “Sono fiducioso – dice l’avvocato – perché l’ordinanza del Riesame esclude la sussistenza di indizi di colpevolezza”. Il 20 la decisione del giudice.

micheledannunzio@vastoweb.com

Più informazioni su