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Videosorveglianza, Prc: "Il regolamento comunale lo vieta"

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VASTO – “I problemi della città non si risolvono con l’uso delle telecamere, che tra l’altro, sono anche soggette ad alcuni evidenti limiti normativi”. Rifondazione Comunista prende posizione in merito al progetto di videosorveglianza comunale presentando la propria analisi critica.

Nel regolamento adottato dal Comune – si legge nel documento – è chiaramente indicato che la rete di telecamere deve andare a coprire i punti nevralgici. Questi non sono indicati nel regolamento, ma sono scelti a discrezione della Prefettura. Lo stesso regolamento ricorda che nell’adozione di una rete di telecamere per la videosorveglianza devono essere escluse finalità di sicurezza pubblica, prevenzione o accertamento dei reati, che competono ad altri organi e che quindi non sono di esclusiva competenza dell’amministrazione locale.

Come ribadito anche dal Garante della privacy – sostiene Rifondazione – ai Comuni spetta solo la possibilità di decidere sull’utilizzo della sorveglianza per garantire la sicurezza urbana, che vuol dire predisporre un insieme di misure atte a tutelare il patrimonio pubblico e il controllo della circolazione veicolare. Cosa diversa dalla sicurezza pubblica cha spetta alle forze dell’ordine.

Ci sono quindi dei limiti normativi all’utilizzo delle telecamere. “Non siamo noi a dirlo, ma la legge – dichiara Fabio Smargiassi, segretario di Rifondazione Comunista – la videosorveglianza non può essere usata per la sicurezza pubblica e non è nemmeno l’unico rimedio possibile per risolvere il problema della criminalità, anche se il messaggio che passa ultimamente è questo. Inoltre le spese per eventuali telecamere che controllano esercizi privati non devono essere a carico del Comune, ma dei commercianti”.

Viene portato all’attenzione l’esempio di Londra, prima città al mondo a dotarsi di telecamere per la sicurezza, dove nonostante per il progetto siano stati spesi oltre 600 milioni di euro, i risultati non hanno convinto per niente, è stato infatti risolto un crimine commesso ogni mille telecamere. Un progetto definito “un fiasco” dallo stesso responsabile dell’ufficio immagini, identificazioni e rilevamenti visuali di Scotland Yard.

Con questo il partito non vuole negare la validità di un sistema di telecamere che sia utilizzato per quelli che sono i compiti previsti dalla legge, come il traffico veicolare, ma propone delle alternative, come quella di rivedere il progetto nei costi, per destinarne una parte all’indagine sociologica che vorrebbe fosse condotta. In questo modo non si tratterebbe di controllare il crimine, ma affrontare il problema alla radice cercando di risolverlo, anche se sarà necessario più tempo.

La proposta è quella di un’indagine conoscitiva e sociologica preliminare, affidata a degli esperti del settore, su quelli che sono i fabbisogni della nuove generazioni, i disagi sociali e le cause dei fenomeni criminosi che si svolgono in città, perché senza azioni di questo tipo è impossibile evitare che si verifichino ancora. In questi modo i soldi, andrebbe bene anche solo una parte di quelli previsti dal Comune per il progetto di videosorveglianza, sarebbero spesi in maniera differente.

Marco Marra, assessore ai lavori pubblici, aggiunge: “Crediamo nella prevenzione e nel potenziamento delle politiche sociali. Non mettiamo in discussione il progetto, ma abbiamo dei dubbi legittimi. Questo però non vuole essere un elemento di scontro, ma di confronto per trovare insieme una soluzione. Ci rimetteremo comunque a quelle che saranno le decisioni della maggioranza”.

Giuseppe Mancini

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