vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

"Tragedie dei palchi, mancano le norme di sicurezza"

Più informazioni su

VASTO – Il mondo dei concerti ha vissuto due momenti tragici a distanza di pochi mesi. Il primo, a dicembre, quando a Trieste un ragazzo di 20 anni che lavorava come facchino, Francesco Pinna, è rimasto schiacciato sotto il crollo della struttura dell’allestimento di Jovanotti. All’inizio di questo mese, un crollo simile, a Reggio Calabria, ha tolto la vita al 32enne Matteo Armellini, che lavorava nel tour di Laura Pausini. Si è così acceso un dibattito su un argomento che forse fino ad oggi è rimasto sottotraccia, celando problemi, difficoltà e situazioni critiche.

Al vastese Luigi Lombardi, uno dei titolari del service Blackout e Light designer personale di molti importanti artisti italiani che da circa 20 anni lavora in questo settore, molti dei quali passati in tour, abbiamo chiesto di aiutarci a chiarirci le idee su quanto accade.
 
Due morti in pochi mesi forse non sono solo una tragica fatalità, ma un campanello d’allarme. Cosa ne pensi?
Sicuramente è un campanello d’allarme, che porta all’attenzione dell’opinione pubblica un problema che esiste e si colpiscono a livello giudiziario i responsabili. Faccio solo notare che le strutture cadono, e spesso anche, i feriti ci sono ma non se ne parla. Questi due casi, purtroppo, hanno avuto la particolarità di aver provocato la morte, per di più nei tour di due grandi artisti, amplificando la rilevanza della notizia.

Le produzioni sono sempre più “grandi”, con strutture sempre più importanti. Sono necessarie?
Assolutamente no! Spettacoli come quello in questione che vanno in giro con quindici bilici (i tir da trasporto, ndr) di materiale sono un’anomalia tutta italiana. Una qualsiasi produzione straniera, per un’artista di quel calibro, ne avrebbe utilizzati al massimo tre o quattro. E’ questo il problema, che segue un meccanismo semplice. La crisi della discografia ha portato gli artisti ad appoggiarsi economicamente ai tour che sono diventati quindi la loro fonte di guadagno primaria.

Le produzioni per vivere hanno ovviamente bisogno di avere artisti nella loro scuderia e per far sì che questo avvenga, promettono mari e monti, facendo credere all’artista che solo con quella agenzia può ottenere determinate cose e fare spettacoli grandiosi al pari della sua presunta popolarità.

Il problema è che la popolarità degli artisti è in calo e gli spazi dove si fanno i concerti che vanno per la maggiore possono contenere dalle 3000 alle 5000 persone circa a parte le principali citta’ quali milano e Roma. Ovviamente il numero delle persone e il prezzo del biglietto fa il budget dell’evento. Questo budget va diviso così: circa tre quarti all’artista,un terzo del rimanente alla produzione e il resto per i costi di gestione ed allestimento.

In parole povere, alle aziende che devono mettere su la produzione arrivano le briciole, oltretutto a fronte di richieste di materiali esagerate e a volte assurde, perché le agenzie di produzione devono far vedere al “grande artista” che ha un palco grande e bello pieno di luci e video.

I service e i tecnici pur di lavorare e di far girare un po’ di soldi fanno di tutto per prendere il lavoro e molte volte questo accade a scapito della sicurezza. Per sicurezza non si intende quella finta di preparare un POS (Piano operativo di sicurezza) che tanto non legge nessuno o di mettere un elmetto quando lavori in una piazza aperta al pubblico e ti passano vicino mamme con i bambini.

Per sicurezza si intende forma mentis corretta e leale di tutti coloro che intervengono nell’allestimento, dalla progettazione all’esecuzione. E’ la mentalità che va corretta. Elmetto, imbraghi, scarpe antinfortunistiche etc… sono utili se tutto quello che ti sta intorno è in sicurezza. Altrimenti ci sarà sempre qualcuno che ci va di mezzo. E tutto questo non accade solo nei grandi tour, ma, con le dovute misure, a tutti i livelli di concerti e spettacoli.

Proprio ieri un collega mi diceva che in un tour avevano deciso di mettere a sbalzo (sospeso dai tralicci, ndr) l’impianto audio, circa due tonnellate. Il giorno dopo Reggio, l’ingegnere non da’ più il benestare dicendo: “non si sa mai!!!”. Come dire che il giorno prima poteva anche crollare ed il giorno dopo no!

L’organizzazione dei tour prevede date ravvicinate in città distanti centinaia di chilometri. Cosa comporta questo per chi deve montare-allestire-smontare-ripartire?
Le date attaccate si chiamano in gergo back to back ma fa parte del nostro lavoro, è normale. Quello che non è normale è che a volte tutto questo succede tra mille problemi. Quindi, quando arrivi sul posto, ti trovi a dover risolvere in poco tempo problemi che potevano essere evitati in precedenza. Chiaramente questo alza il margine di errore.

Che vita fa nei periodi di tour una persona che vi lavora?
Le condizioni negli anni sono notevolmente migliorate
. Giornata tipo: si parte, si arriva sul posto e si inizia l’allestimento, pausa pranzo, prove musicali e luci, pausa cena, spettacolo e subito dopo smontaggio. Poi tutti in albergo a riposare per qualche ora. Una vita lavorativa come altre, niente di più niente di meno.

Jovanotti ha detto che “bisogna rivedere la sicurezza”. Questo vuol dire che non c’è sicurezza?
Praticamente no. Almeno, non specifica per il nostro settore.  La legislazione è completamente mancante, noi siamo classificati come cantieri edili ma non c’entriamo nulla. Ci sono una marea di scartoffie inutili da compilare ma in realtà poi quasi nessuno mette in pratica le condizioni di sicurezza perché non ne esistono di specifiche redatte appositamente per lo show business. Le commissioni che devono controllare, quelle poche volte in cui intervengono, non sono preparate anche se composte da ingegneri e non hanno tempo per i collaudi o controllare i progetti.

Anche se ci sono realtà che lavorano in regola, il 90% delle aziende che troviamo nelle nostre città a fare spettacoli di vario genere, dalla festa di piazza al grande concerto, non è abilitata a farli né ha le capacità e le conoscenze tecniche per farlo. Ma tanto nessuno controlla e se controllassero non saprebbero che pesci prendere . Più in generale il problema è che per la pubblica amministrazione, non esistiamo. Servirebbe mettere ordine al settore, ma in modo specifico, vedendo riconosciuti alle aziende a ai tecnici i loro diritti e doveri. Solo allora potremmo parlare di sicurezza.

Quelle per i concerti sono strutture collaudate da ingegneri, con materiali che si presumono ottimi, montate da gente esperta. Perchè sono accaduti i due incidenti tragici? (E magari altri che ne sono accaduti ma non hanno provocato la morte?)
Le strutture del nostro settore sono solide
, ma non sempre montate da persone esperte e quasi mai progettate o collaudate da ingegneri esperti. E non parlo dei grandi palchi, ma di quelli che troviamo in tutte le piazze. Gli incidenti accadono, e possono accadere anche quando sono state adottate tutte le misure di sicurezza. Lo dimostrano anche quelli accaduti all’estero. Il punto cruciale però è vedere se si è fatto di tutto per evitarli. Ma è chiaro che poi, come in tutti i settori esistono realtà pirata e realtà serie. Questi episodi non devono in nessuna maniera ledere quelle serie, anzi dovrebbero metterle al riparo da quelle pirata.

Giuseppe Ritucci

Più informazioni su