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"Autovelox selvaggio", ammessi 420 testimoni

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VASTO – Le parti civili sono tutte ammesse al maxi processo: tra le 272 persone che si ritengono danneggiate e i testimoni chiamati dalla difesa, 420 persone. “Sono i cittadini che chiedono di essere risarciti dopo aver subito multe sulla Trignina possono prendere parte al procedimento penale”, affema Antonio Turdò, presidente del comitato Pro Trignina che dal 2009 ha ingaggiato un braccio di ferro coi Comuni che utilizzerebbero apparecchiature imboscate lungo la Fondovalle Trigno, la strada che collega Abruzzo, Molise e Campania.

Oggi pomeriggio si è svolta la terza udienza nell’ambito del procedimento penale che vede imputate 15 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, truffa, peculato e violazione dell’articolo 97 della Costituzione, che impone il principio d’imparzialità della pubblica amministrazione.
Il Tribunale doveva decidere sull’istanza presentata dagli avvocati della difesa che nella scorsa seduta, il 21 febbraio, hanno chiesto in massa l’esclusione delle parti civili: i cittadini che intendono costitursi in giudizio per poter chiedere, in caso di condanna degli imputati, il risarcimento del danno.

Il Tribunale collegiale, composto dal presidente Antonio Sabusco e dai giudici a latere Giovanni Falcione e Michelina Iannetta, ha respinto la richiesta della difesa di non ammettere le parti civili. Secondo gli avvocati degli imputati, per alcune ipotesi di reato (ad esempio la violazione dell’articolo 97 della Costituzione) gli automobilisti multati non potrebbero essere considerati soggetti lesi.

Una tesi respinta dai giudici che hanno ammesso “tutte le parti civili”, esulta Turdò, che esprime “molta soddisfazione a nome del comitato. Aspettiamo la sentenza e poi, se dovesse essere favorevole, intenteremo una class action. Intanto, il Comuni continuano a piazzare imperterriti l’autovelox lungo la Fondovalle. Ieri l’apparecchio era imboscato in territorio di Dogliola”.

Il plotone di avvocati difensori ha chiesto e ottenuto l’ammissione di tutte le prove testimoniali: nell’aula delle udienze penali del palazzo di giustizia di via Bachelet sfileranno 420 persone.

Nella prossima udienza, fissata per il 10 maggio, la corte ascolterà i due consulenti nominati dall’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Giancarlo Ciani. Verrà anche esaminato l’autovelox utilizzato sulla Trignina, il modello Velomatic 512.

Le contravvenzioni elevate negli ultimi anni tramite le apparecchiature elettroniche di controllo della velocità sono state oltre 16mila.

Gli indagati – Gli imputati sono Giuseppe Cavallone, 51 anni, vigile urbano di Fresagrandinaria, Gianfranco Caravaggio, 42 anni, vigile a Lentella, Maurizio Antonini, 41 anni e Giovanni Di Stefano, 50 anni, ex e attuale sindaco di Fresagrandinaria, Nicola Di Stefano, 34 anni, figlio di Giovanni e all’epoca dei fatti socio al 50% della Euroservice, impresa noleggiatrice degli autovelox, Giosuè Forgione, 57 anni vigile a Cupello, Michele Di Dia, 53 anni di Trivento, vigile a San Giovanni Lipioni, Pierluca Di Giuseppe, tecnico della Fine service, Domenico Profeta, 50 anni vigile urbano, Giovanni Giammichele, 35 anni, ex sindaco di Dogliola, Leandro Di Lallo, 52 anni, ex sindaco di Lentella, Carlo Moro, 48 anni, sindaco di Lentella, Nicolino Di Giuseppe , 56 anni, tecnico e amministratore della Fine Service, Giuseppe Besca, 45 anni socio della Euro Service, Antonio Marchesani , 52 anni, comandante della polizia municipale di Cupello.

La difesa – “Il mio assistito ha fatto solo il suo lavoro”, afferma Alessandro Orlando, avvocato di Michele Di Dia, il vigile di Trivento che, a scavalco, ha prestato servizio anche a San Giovanni Lipioni. “Viene accusato di truffa per aver elevato multe, ma anche di abuso d’ufficio per non averle elevate. Delle due, l’una”.

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