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Operazione "Tramonto", il 23 marzo iniziano i patteggiamenti in Tribunale

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VASTO – Approda nelle aule del Tribunale di Vasto l’operazione Tramonto. Dal 23 marzo iniziano le udienze per quegli indagati che hanno scelto il patteggiamento.
Sono le persone che hanno una posizione meno grave nell’ambito della maxi operazione antidroga a chiedere la procedura alternativa. Il 23 terminerà lo sciopero degli avvocati. “Quel giorno il mio assistito comparirà dinanzi al giudice per il patteggiamento”, conferma Alessandro Orlando, avvocato di Giancamillo Giuliani, 25enne vastese coinvolto nell’operazione partita da Vasto e scattata in 6 regioni: Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Lazio ed Emilia Romagna.

La Procura, dal canto suo, ha le idee chiare: tre organizzazioni distinte ma non distanti. Erano collegate tra di loro le bande sgominate con l’inchiesta Tramonto, con cui i carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di 66 persone, raggiunte da altrettante ordinanze di custodia cautelare richieste dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani e firmate dal Gip del Tribunale di via Bachelet, Stefania Izzi.
Vasto era il centro di smistamento di cocaina, eroina e hashish provenienti da Pescara, Napoli, San Severo e Roma. Il blitz eseguoto  in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Lazio ed Emilia Romagna ha consentito di smantellare “tre gruppi malavitosi legati da rapporti di cooperazione”, ha spiegato il procuratore capo, Francesco Prete. Non solo. La convinzione degli investigatori sarebbe questa: tutte e tre le organizzazioni farebbero capo a un solo vertice, rappresentato dalla coppia Lorenzo Cozzolino-Italia Belsole, 41 e 38 anni, marito e moglie originari del Napoletano, ma residenti da anni a Gissi. Lui, secondo i carabinieri, è un esule della camorra. Entrambi erano stati arrestati il 24 novembre perché i militari, travestiti da spazzini e da addetti al censimento 2011, avevano trovato oltre due chili di eroina nel palazzo in cui i Cozzolino risiedono, in località Rosario a Gissi. Si trovavano rispettivamente nel carcere di Chieti e nel penitenziario femminile di Pescara, quando sono stati loro notificati gli ordini di custodia cautelare.

Complessivamente sono stati sequestrati circa 15 chili di sostanze stupefacenti, un’arma da fuoco clandestina, una pistola calobro 38 magnum special, 45mila euro in contanti e 15mila euro in contanti. Altre 14 persone sono state denunciate in stato di libertà. In tutto gli indagati sono 89.
“L’attività di indagine – ha spiegato il procuratore Prete – è stata avviata in seguito alla serie degli attentati incendiari di inizio 2011 anche se non riconducibili a questo filone d’inchiesta”.
Nel corso delle operazioni sono stati coinvolti 300 carabinieri delle compagnie provinciali di Chieti, Pescara, Teramo, Roma, Napoli, Campobasso, Foggia, Caserta e Ferrara, con 100 mezzi dell’arma, 3 unità cinofile e un elicottero del Nucleo di Falconara Marittima.

Nelle settimane successive al blitz,magistratura e militari hanno fatto scattare un secondo, pesantissimo provvedimento: il sequestro dei beni che si presumono essere stati acquistati con i proventi dello spaccio di droga. Il tutto è stato possibile tramite la normativa antimafia, applicabile anche al traffico di sostanze stupefacenti.
Il valore complessivo di abitazioni, terreni, conti correnti bancari e denaro ammonta a 3 milioni di euro.     

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com  

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