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Beppe Treccia: A'Zizz e le altre creazioni del designer di Vasto a Milano

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VASTO – Giuseppe Iavicoli, in arte Beppe Treccia, è un creativo vastese che da anni vive e lavora a Milano, dove si occupa di moda, design ed eventi. Attualmente è impegnato in vista del Fuorisalone del mobile 2012, importante appuntamento che ruota attorno al design, ma non solo e prevede incontri, appuntamenti, esposizioni e tanto altro.

Come è nata questa passione?
Ho lavorato dalla comunicazione alla moda passando per il design, arrivando ultimamente a lavorare nell’ambito artistico/eventistico, collaborando con agenzie e con artisti. Dopo aver finito l’Istituto Europeo di Design ho spaziato a 360 gradi su tutto quello che mi incuriosiva e mi soddisfaceva, senza tralasciare i vari aspetti organizzativi, estetici e umani, verso le persone e le strutture con le quali ho collaborato. La passione per tutto questo ce l’ho da sempre e sicuramente andando avanti cresce e si rinnova sempre di più. Anche se la crisi non aiuta, ma le aziende devono sempre e comunque comunicare e farsi vedere in qualche modo e avranno sempre bisogno di creativi che le supporteranno.

Quando è diventata un lavoro?
Forse con la prima gara vinta per la realizzazione del logo e dell’immagine coordinata di una nuova compagnia aerea che nasceva nel 1998, la Gandalf Airline, compagnia di business class, alla quale partecipai insieme al copywriter Davide De Pas e che vincemmo contro le agenzie più importanti d’Italia.

Da cosa trai ispirazione?
Dipende, se sono progetti di design sicuramente dalle cose che mi circondano e che fanno parte della mia vita quotidiana. Se invece si tratta di progetti legati ad eventi da realizzare, mi informo sopratutto sullo storico dell’azienda sulla quale sto progettando e cerco materiale utile dal quale trarre ispirazione.

A Milano di cosa ti occupi?
Ultimamente mi occupo molto di arte e spazi per l’arte, sul mio portale www.spazipossibili.com tengo aggiornati tutti gli eventi che seguo e gli spazi che utilizzo per creare questi eventi. Qui si possono vedere tutte le cose che seguo che vanno dall’arte al design. Da due anni invece ho lasciato la moda da parte, era diventato un mondo poco sostenibile per me, soprattutto con la crisi. La creatività ha subito un forte taglio economico e non solo, ho lavorato per anni con aziende come Etro, Calzedonia, Patrizia Pepe e molte altre ancora, ma si andava sempre di più a standardizzare la creatività e quindi ho deciso così, anche se faccio ancora qualcosa, ma solo se mi piace e mi interessa il progetto dello stilista, altrimenti dico che con la moda sono andato in pensione.

Parlaci di A’Zizz, la tua opera più conosciuta
Le mie non sono opere, non le definisco così, sono progetti, oggetti e non mi ritengo un artista, ma un creativo a 360 gradi. Il progetto A’Zizz è frutto di una notte vivace e rivelatrice. A quel tempo aspettavo la mia prima figlia Lucilla, è la concretizzazione messa in scena di un sogno sorprendentemente chiaro e definito. Si dice che la notte porti consiglio e in questo caso ha portato un  gruppo di seni giganti nella mia vita e nella mia professione. Nel sogno seni giganti, morbidi, caldi e materni si facevano stuzzicare dal protagonista che, entusiasta della situazione, ha voluto trasformare in realtà quella che era stata solo una dolcissima visione. Così nasce A’Zizz, una seduta unica ed originale a forma di seno, presentata al Fuorisalone 2005, con un’installazione sul ponte di Porta Genova, location perfetta per esibire le sedute e dare l’opportunità a centinaia di persone di rilassarsi, chiacchierare, bere un drink e conoscersi.

Poi è stata la volta di Puzzle4Peace
Nel 2007 ho realizzato il progetto Puzzle4Peace (www.puzzle4peace.com) insieme ad il mio socio Gianluigi Ruju, anche lui art designer, poi abbiamo deciso di fare il puzzle più grande del mondo pluripartecipato per l’Expo del 2015, con tasselli di puzzle che potessero incastrarsi tra loro utilizzando diversi materiali ecocompatibili, per realizzare oggetti di diverse tipologie ed usi. Infatti realizzammo prima una lampada tavolo illuminabile internamente che divenne anche un oggetto cult a Milano e venne usata per creare delle installazioni verticali. La prima fu fatta utilizzando 250 pezzi di puzzle che coprivano la facciata dei Chiostri dell’Umanitaria durante il MiArt del 2007. In seguito passammo al puzzle in gomma di pneumatico riciclato per la pavimentazione e poi all’alluminio per creare dei tavolini con la stessa forma. Nel frattempo avevamo realizzato puzzle in cartone e legno per gli artisti e i bambini delle varie città che intervenivano. Nelle scuole in Lombardia ci sono delle attività didattiche che sensibilizzano con il nostro puzzle ai principi della sostenibilità ambientale e al rispetto per la natura. Questo ha fatto conoscere il mio operato in tutto il mondo, anche molte comunicazioni sono state influenzate da ciò e spesso siamo stati plagiati, ma fa parte della notorietà del progetto e della sua diffusione.

Siamo vicini al Fuorisalone di Milano 2012, cosa stai preparando?
Nel 2011 ho presentato le nuove A’zizz ecocompatibili utilizzando vecchie vele di Kaytsurf e Yuta. Per quest’anno presenterò delle nuove A’zizz con delle grafiche stampate di Marilyn Monroe, Inside Marilyn. Quest’anno infatti ricorre il 50esimo anniversario della sua scomparsa e parteciperò ad una collettiva di artisti selezionati da Alessandro Icardi, gallerista di Torino, dove ci saranno esposti pezzi di Andy Warhol, Mimmo Rotella, Maurizio Galimberti, Ugo Nespolo, Alda Merini, Angelo Barile, NoCurves, Mr Wany e molti altri ancora. Si svolgerà presso lo spazio che seguo a Milano Combines Xl Gallery e poi forse arriverà anche a Pescara presso lo spazio di Pep Marchegiani a luglio. Per adesso stiamo definendo le date per il tour, ma presto vi farò sapere.

Cosa hai fatto in passato nel nostro territorio?
Sicuramente l’esperienza Vasto In Arte presso i Bagni da Fernando nel 2001 se la ricordano molti sia vastesi che non. Ancora oggi a Milano si vedono in giro le tshirt che feci per la prima edizione con la scritta A Vasto Ti Devasto. Quell’anno in molti arrivarono per l’evento da tutta Italia e anche dall’estero, compresi gli artisti che invitammo, una vero e proprio appuntamento internazionale unico nel suo genere, che divenne anche un test per le aziende che mi appoggiarono, come Diesel, Pampero, RedBull e altre, che non credevano in un territorio così ostile alle novità. Un’esperienza unica nel suo genere che anticipò anche delle tendenze eventistiche estive che subito dopo vennero imitate in altri territori come quelli pugliesi e campani, che invece portarono avanti  le edizioni diventando appuntamenti estivi fissi. In quelle due estati Vasto era sulla bocca di tutti e sopratutto di tanti addetti ai lavori in Italia. Poi con l’amico Fabio Falcone mi occupai nel della scenografia del programma MyGeneration che conduceva qualche anno fa.

Hai intenzione di organizzare ancora qualcosa a Vasto?
Adesso è difficile fare delle cose anche a Milano, la grande città e più abituata ad eventi e situazioni internazionali vivendo di periodi come la moda, il design, l’arte e altro. Qui ci sono ancora risorse economiche che possono permettere di fare determinate cose. Vasto è sempre nel mio cuore, come i vastesi e le zone che d’estate frequento di più, come Punta Penna. So che questa zona paradisiaca è entrata nel mirino di imprenditori, diciamo non proprio ecocompatibili con il territorio. Io non faccio politica, ma visto che ho due figlie spero possano tornare anche nei prossimi anni con me che gioco a bocce e pesco vongole con i miei amici del circolo pensionati. Potrei pensare di inventarmi un nuovo evento ecosostenibile su quella spiaggia che dall’infanzia frequento e che vorrei non cambiasse mai. Se si facesse ne parlerebbe tutta Italia, ma proprio per questo non penso me lo facciano fare. In cantiere c’è qualcosa, ma devono cambiare i tempi, per adesso la vedo molto dura.
 
Come giudichi la nostra zona dal punto di vista artistico?
Artisticamente parlando ha tutto, ci sono edifici ed architetture che partono dall’epoca romana, castelli, chiese, palazzi, piazze e spiagge da favola. Questa è arte e spesso proprio stando via da un territorio l’apprezzi di più. C’è la base per adoperarsi per gli artisti che ci vivono, ma che spesso proprio perché sono del posto vengono sottovalutati, nonostante ci sia un bel fermento, sia di pittori che di scultori e di streetartist, sopratutto nella zona del pescarese, ma non solo. Inoltre sono nate negli ultimi anni scuole e università specializzate dove sicuramente si covano dei futuri Rossetti o D’Annunzio dei tempi moderni. Un territorio che non è dei più pieni di collezionisti in Italia e questo spesso condiziona, proprio come accadde a Gabriele Rossetti che andò a Londra a vivere, anche adesso i giovani artisti, se non trovano la giusta dimensione, si trasferiscono in altre città o vanno all’ estero, come ho fatto io.

Cosa manca alla città di Vasto e cosa bisognerebbe fare per promuoverla ulteriormente e stimolarla?
Per quello che vedo e sento quelle poche volte che rientro non si sta facendo proprio nulla, anzi i giovani, e non solo i giovani, sono molto scontenti e poco stimolati. Sono tante le cose che secondo ma bisognerebbe fare, ma questo forse non è il luogo giusto per poterne parlare. Sarebbe utile mettersi a tavolino e pensare come salvaguardare prima il territorio naturale che abbiamo: le spiagge, il centro storico, la natura che circonda Vasto, gli spazi dedicati all’arte che sono abbandonati, facendo anche una promozione con gli artisti. Poi si dovrebbe pensare a come rilanciarla, ma se non salvaguardiamo le cose belle che ci sono non riusciremo mai a stimolare chi ci vive e sopratutto chi dovrebbe venirci a trovare. Questo non impedisce che si possa iniziare a pensare a come promuovere una nuova Vasto città d’arte e cultura, come si vede scritto quando si entra dalla statale, perchè Vasto è sempre stata una città invidiata da tutti, ma qualcosa negli ultimi anni è cambiato, ed è cambiato il modo di vivere che c’era prima, quando con poco ci si incontrava in piazza Rossetti e si viveva molto di più, socialmente parlando, non c’era Facebook e non cerano i centri commerciali che hanno ammazzato la società attuale, ma non solo a Vasto, anche nelle grandi città sono cambiate tante cose ed è per questo che forse bisognerebbe riflettere su quello che abbiamo nel territorio e rivalutarlo per il rispetto di tutti e soprattutto dell’ambiente.

Quale consiglio ti senti di dare ai giovani aspiranti designer, creativi e artisti locali?
Quello di viaggiare, essere curiosi di tutto, ricercare, non perdersi mai di morale, tenere duro anche quando le cose che si fanno ci possono sembrare brutte o non ci soddisfano e non dimenticare mai di progettare anche col cuore. Nel senso che di base quando si progetta secondo me bisogna fare in modo che le cose che si realizzano ti devono emotivamente dire qualcosa, sia chi le realizza sia le persone che lo vedranno, ti devono in qualche modo scuotere, perchè solo così si ricorderanno di te.

Giuseppe Mancini

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