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Rifiuti, il dossier "Apriti sesamo": "Lavoratori sottopagati"

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VASTO – Si intola Apriti sesamo. E’ il dossier sulla gestione della nettezza urbana e della raccolta differenziata a Vasto. Dopo gli avvisi di conclusione indagini consegnati da finanza e Digos di Chieti a tre persone tra soci e dirigenti della Pulchra, la società mista che gestisce l’igiene urbana a Vasto, le associazioni Codici e Aia (osservatorio antimafia d’inchiesta) tornano all’attacco. “Questo dossier verrà presentato alla Procura antimafia”.

Due le questioni: il trattamento economico e contrattuale dei dipendenti e i finanziamenti erogati dall’amministrazione comunale alle associazioni che hanno curato lo start-up, cioè l’avvio della raccolta differenziata. “I giovani utilizzati per la campagna informativa e la consegna dei kit per la separazione dell’immondizia non erano assunti. Mentre i lavoratori della Pulchra risultano appartenenti a una cooperativa, vengono pagati 5 euro all’ora e senza la maggiorazione del 50% per il servizio notturno, tutto questo eludendo l’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti da Federambiente”, tuona Riccardo Alinovi, responsabile locale di Codici, che ha tenuto stamani una conferenza stampa insieme a Stefano Moretti, referente vastese dell’Aia.

Alinovi e Moretti chiedono all’amministrazione comunale di Vasto di “commissariare il consiglio d’amministrazione della Pulchra, sciogliere la società, revocare la convenzione per la gestione dell’igiene urbana e indire subito un bando europeo. La Pulchra ha gestito da quando è stata creata 100 miliardi delle vecchie lire”. Se verranno accertate delle responsabilità nella gestione dei soldi pubblici, “il denaro dei cittadini venga restituito. Non solo. C’è anche una responsabilità politica di chi doveva controllare gli enti strumentali e non lo ha fatto”.

“E basta coi subappalti”, dice Moretti. “Il settore della nettezza urbana viene gestito a cascata, con le grandi società che vincono i bandi europei e poi subappaltano alle imprese locali. E’ accaduto anche a San Salvo, dove pure c’è un’inchiesta in corso”.

A Vasto gli avvisi di conclusione indagini sono stati notificati ai vertici della società mista pubblico-privato: Enrico Tilli (presidente), Gianni Petroro (ex amministratore delegato e attuale socio di minoranza) ed Ezio Di Santo (consigliere d’amministrazione). Nel mirino di magistratura, finanza e Digos sono finiti gli appalti affidati dalla Pulchra, che è al 51% del Comune e al 49% della Sapi srl, “ad altre società private, tutte facenti capo a Petroro”, spiegano il tenente colonnello Gabriele Miseri, vice comandante provinciale delle fiamme gialle, e Patrizia Traversa, dirigente della Digos teatina. L’illecito ipotizzato è subappalto irregolare: senza autorizzazione del Comune di Vasto, sarebbero stati subappaltati alle imprese private servizi oltre il limite del 30% previsto dalla legge.

I lavoratori – “Nel settore dell’igiene urbana e della raccolta differenziata, a Vasto non vengono rispettati i contratti nazionali di lavoro sottoscritti da Federambiente. I lavoratori risultano essere appartenenti a una cooperativa che li paga 5 euro all’ora, senza maggiorazione notturna del 50%. Per tutelare gli operai sottopagati faremo una class action”, un’azione legale collettiva, “attraverso i nostri legali, Gianni Menna e Carmine Di Risio. Codici assicura un’assistenza legale gratuita ai lavoratori e anche ai cittadini che hanno pogato la Tarsu a caro prezzo, con un incremento del 30%”.

“La politica è stata assente. Sinistra, centro e destra non hanno tenuto conto della lettera che scrissi sui costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Vasto”, polemizza Moretti. “Anzi, dopo quella lettera, sono stato querelato e assolto. Ora, attraverso il mio legale, Vincenzo Chielli, ho controquerelato. A fine mese ci sarà una nuova udienza. Riguardo alla gestione dell’igiene urbana, siamo sicuri non ci sia stato un danno erariale? Chiediamo l’intervento della Corte dei conti”.

Il dossier – Si intitola Apriti sesamo il dossier che Codici e Aia indirizzeranno a “Procura antimafia, ispettorato del lavoro e Comando provinciale della guardia di finanza”. Nel mirino delle due associazioni finisce lo start-up, cioè la fase d’avvio della raccolta differenziata, quella in cui gli addetti di alcune associazioni hanno svolto una campagna informativa porta a porta insieme alla consegna ai condomini dei kit per differenziare l’immondizia. “Il Comune ha speso 72mila euro per pagare Arci, Wwf, Legambiente e Giacche verdi, che hanno mandato in giro – sostiene Alinovi – persone non assunte e senza alcuna copertura assicurativa. Chi certifica che sono stati regolarmente pagati? E per l’acquisto dei contenitori della differenziata sono stati spesi 560mila euro senza gara d’appalto” perché sarebbe stato eseguito un affidamento in house, cioè dal Comune a una società controllata dal Comune stesso, cosa consentita dalla legge. “Il sindaco spieghi dov’è il partito della legalità. Queste persone abbiamo il coraggio di dire: Abbiamo sbagliato”.

micheledannunzio@vastoweb.com

 

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