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Il magistrato Giuseppe Ayala al tribunale di Vasto

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VASTO – Il magistrato Giuseppe Ayala è stato protagonista di un incontro organizzato dall’Università delle Tre Età di Vasto che si è tenuto nell’aula magna del tribunale. Titolo del dibattito Troppe coincidenze, proprio come quello del suo ultimo libro. Ayala infatti, oltre ad essere un magistrato che ha lavorato nella lotta alla mafia, a stretto contatto con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è anche uno scrittore, anche se lui non si definisce così, ed è attualmente consigliere presso la Corte d’appello di L’Aquila. In passato ha ricoperto la carica di senatore e sottosegretario alla Giustizia.

L’incontro è stato voluto e organizzato dall’Università delle Tre Età per essere un momento di riflessione, di testimonianza e per ricordare i due magistrati. Nel corso dell’appuntamento Ayala ha parlato delle coincidenze che si sono verificate nel corso della sua attività di magistrato, ma anche in quella di politico. Ha raccontato quelle che sono state le sue esperienze lavorative e umane, a partire dal lavoro svolto con Falcone e Borsellino, che con il tempo sono diventati anche due amici, oltre che due colleghi.

Ayala nello scrivere il suo libro non si è tirato indietro e ha parlato chiaramente dei legami esistenti tra la politica e la mafia. Quest’opera continua da dove si era interrotta la prima Chi ha paura muore ogni giorno. “Quel libro – ha detto Ayala – ha venduto 100.000 copie e non c’è stata nessuna polemica, questo per me vale più di ogni altra cosa. Con questo non ho voluto fare né un’indagine, né una sentenza, è un’analisi ragionata per i miei lettori di quanto accaduto, non ho la presunzione di dire che ho capito tutto, ma qualcosa”. Secondo l’autore in passato i magistrati non furono fermati dalla mafia, ma dal Consiglio Superiore della Magistratura.

“Una delle prime coincidenze – ha proseguito l’ospite – è clamorosa: quando Giovanni Falcone fu ucciso insieme alla moglie e agli uomini della scorta, dei quali non si parla mai, si votava per il eleggere il Presidente della Repubblica, ma la candidatura del favorito Giulio Andreotti fu fatta cadere dalla Democrazia Cristiana che propose Oscar Luigi Scalfaro, il quale non c’entrava niente. Questo è avvenuto perchè l’omicidio di Falcone era un avvertimento proprio per Andreotti, che era considerato un traditore dalla mafia e non è una coincidenza che al funerale di Falcone lui non ci fosse”.

Poi dopo gli ultimi attentati del 1993 e quello fallito del 1994 allo stadio Olimpico di Roma non c’è stato più nulla. “Perché? – si chiede Ayala – lo stesso Leoluca Bagarella, in un interrogatorio disse che i mafiosi erano stati strumentalizzati e la politica non aveva mantenuto i patti. Per quali motivi poi ci fu quella che viene definita pax mafiosa? Fu ottenuto l’obiettivo che volevano? Ma quale era? Sicuramente non l’abolizione dell’articolo 41 bis”.

Il magistrato ha poi parlato della riforma della giustizia: “E’ facile, ma si deve volere e in Parlamento non la vogliono, anche per interessi vari” e a proposito della sua esperienza politica ha detto: “Me ne sono andato via, non volevo più avere a che fare con questo ambiente. Questa non è stata un’esperienza molto positiva per me”.  Sempre per quanto riguarda la politica ha poi aggiunto: “All’estero quando uno perde le elezioni sparisce, da noi tornano continuamente gli stessi nomi, inoltre manca il controllo sociale”. In conclusione Ayala ha voluto ricordare Falcone e Borsellino con qualche divertente aneddoto.

Giuseppe Mancini

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