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Mazzi di fiori e striscioni per salutare Antonello Di Rito

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SAN SALVO – La chiesa di San Vitale è gremita. Piena anche la piazza antistante, che porta lo stesso nome. Nel tempio dedicato al patrono di San Salvo si raduna, fisicamente o idealmente, l’intera città. Non manca nessuna delle persone che avevano incrociato la sua vita. Parenti, amici, i colleghi di lavoro della Primo. E poi gli scout e le guardie dell’Arcipesca. Ma anche tanti cittadini che lo conoscevano solo di vista o che non lo conoscevano affatto.

La città è ancora scossa. Si è fermata, bloccando per il secondo giorno di fila la campagna elettorale che stava diventando frenetica. Antonello Di Rito, se n’è andato a 23 anni. Nel pieno di un’esistenza piena di cose positive per la comunità. Dal lavoro da operaio nell’azienda del gruppo Pilkington in cui tutti lo stimavano, al volontariato nell’associazione ambientalista, all’impegno in parrocchia, alla presenza utile in spiaggia come bagnino.

Palloncini liberi di volare nell’aria, simbolo di un’anima che sale al cielo. E’ così che San Salvo ha voluto salutare Antonello. La chiesa di San Vitale è al limite della capienza. Molti non riescono a entrare. Centinaia di persone attendono fuori, sul selciato o sulle scale del colonnato della Porta della Terra, l’uscita del feretro coronato da fiori bianchi. Lo stesso colore dei lenzuoli su cui gli amici, con le bombolette di vernice spray, hanno scritto le frasi dell’ addio che nelle ore successive alla morte improvvisa avevano già affidato al profilo Facebook di Antonello Di Rito. Il parroco, don Raimondo Artese, lo ricorda con emozione.

Un ragazzo di 23 anni ha lasciato il mondo terreno proprio quando era in sella alla sua moto, quella Kawasaki 750 “di cui era innamorato. Spesso lo vedevo con la tuta da motociclista”, racconta Emilio di Cola, sindacalista della Cgil. “Lo avevo iscritto io al sindacato e, vedendo che era una persona molto propositiva, gli avevo chiesto di impegnarsi pian piano in prima persona, entrando a far parte del gruppo sindacale. L’ho visto per l’ultima volta lunedì pomeriggio, poche ore prima dell’incidente. Aveva lavorato nel turno mattutino. Voleva offrirmi il caffè, me lo aveva chiesto più volte, ma lo avevo già preso”. Parenti, amici e colleghi di lavoro per due giorni hanno cercato di dare conforto a papà Enzo, mamma Liliana e a Martina, la sorella di Antonello.

Oggi, dalla casa che si trova sulla strada per Montenero, il ragazzo col sorriso sincero e la passione per la moto è partito per l’ultimo viaggio. Sulla strada in cui la sua vita si è spezzata, all’incrocio tra corso Garibaldi e via Monteverdi, gli amici hanno legato mazzi di fiori ai pali e agli alberi.

Le scritte azzurre sui lenzuoli: “Il ricordo di te e del tuo sorriso rimarranno sempre nei nostri cuori”. “Che tu possa avere sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle. Il campetto”.

micheledannunzio@vastoweb.com

 

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