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Renzi fa il pienone al D'Avalos:"La mia foto di Vasto siete voi"

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VASTO – “Io vorrei farla la foto di Vasto. E’ questa qui”. E ne scatta una col cellulare al pubblico di fronte a lui. La pinacoteca di Palazzo D’Avalos è stracolma: 100 posti a sedere, ma le presenze complessive sono il triplo. Qualcuno sale le scale, vede che non c’è più posto e torna indietro, aspettando la fine per stringergli la mano.

“Abbiamo scelto una sala un po’ piccola”, dice Matteo Renzi appena entrato, mentre attende che i tecnici mettano a posto l’audio. Ci vuole un po’ di tempo. Sorride: “Ci sono cinque microfoni. Basta che ne funzioni uno e siamo a cavallo”.

Tutti attendono il momento in cui il sindaco di Firenze parla delle primarie con cui chiederà ai cittadini la nomination a candidato premier del Partito democratico. E la foto di Vasto, che per lui non è quella scattata lo scorso anno alla festa dell’Italia dei valori, al termine del dibattito moderato da Enrico Mentana: Bersani-Di Pietro-Vendola.

“Io vorrei farla la foto di Vasto. E’ questa qui”. E il leader dei rottamatori ne scatta una col cellulare al pubblico di fronte a lui. “L’idea della foto di tre politici è vecchia. Appartiene all’album del secolo scorso. Col giochino delle primarie la vera rivoluzione è che non ci sono accordicchi”, ma c’è spazio per “chi ha voglia di mettersi in gioco”.

 “La mia foto di Vasto siete voi”. Un’immagine al centro della quale non figurano “i leader, ma i cittadini che si mettono in moto per riprendersi il territorio. Mi colpisce di stare a Vasto. E’ bella, ho avuto modo di fare una passeggiata venendo qui. La bellezza può cambiare il mondo. Bisogna cambiare facce e metodi. L’Italia è una terra che non abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, ma abbiamo preso in prestito dai nostri figli”.

La politica nazionale – Pier Ferdinando Casini, il leader dell’Udc, dice che se Renzi vincerà le primarie nel Pd sarà il caos. Renzi risponde: “Sono molto contento che Casini si occupi delle vicende del Partito democratico, di cui notoriamente non fa parte. Mi risulta sia stato esponente della Dc, del Ccd, dell’Udc, ma non mi risulta sia iscritto al Partito Democratico. Naturalmente se lo farà, credo che Bersani sarà ben contento di dargli la tessera. Credo che il problema non sia spaccare il Pd, ma riavvicinare i cittadini alla politica dopo tanti anni in cui una generazione di politici ha fallito il proprio obiettivo e lo vediamo”.

Quindi si lancia verso le primarie. Dopo l’appuntamento negli Stati Uniti, dove parteciperà alla convention di Barack Obama a Charlotte, Renzi partirà il 13 settembre da Verona. A bordo del suo camper, chiamato Terry, percorrerà la penisola per chiedere agli elettori di votarlo alle pre-elezioni con cui il Pd sceglierà il candidato alla presidenza del Consiglio per le elezioni 2013. “Ai giovani ho chiesto il coraggio e la responsabilità di mettersi in gioco. Noi lo faremo senza spaccar niente. Se vinciamo le primarie, cambieremo l’Italia. Se le perdiamo, daremo una mano a chi ha vinto, come vuole la regola interna del Partito democratico. Non siamo degli sfasciacarrozze, siamo però dei rottamatori, cioè delle persone che dicono: Se hai già fatto 15 anni in Parlamento, beh puoi anche lasciare spazio ad altri”.

Il discorso di Palazzo D’Avalos – “Questo incontro prende spunto dalla presentazione del libro, ma vuole essere anche un momento di riflessione e un’opportunità per riflettere sulla politica nazionale e sul momento che stiamo vivendo. Un libro vuole collegare la capacità di cambiamento dello stil novo e la profonda trasformazione della nostra epoca. A tutti viene chiesta la forza e il coraggio di guardare al futuro senza paura anche se non è facile”.

Poi Renzi parla delle sue visite ai più giovani: “Quando vado nelle scuole a Firenze nei ragazzi è diffusa l’opinione che nella politica ci siano persone che rubano, in generale c’è disaffezione e una mancanza di fiducia imbarazzante nella politica. Questo libro dice che la politica è una cosa bella, dobbiamo fare tutti uno sforzo educativo per tornare nelle scuole e dire che la politica è grande e nobile attività che consente di dare il meglio di se stessi”.

“Se abbiamo brutti esempi  – prosegue il sindaco di Firenze – non vuol dire che dobbiamo per forza fare male. Nel nostro Parlamento ci sono 184 politici che hanno cambiato casacca, è lecito cambiare idea, ma meglio dimettersi e farsi rivotare quando si cambia idea. Nei più giovani c’è grande rassegnazione quando si pensa al futuro, come se il domani fosse una minaccia. Chi fa politica deve indicare concretamente la strada del futuro. Quando c’è un problema è facile alzare le tasse per risolverlo. I giovani per trovare lavoro pensano che bisogna conoscere qualcuno. Ridiamo dignità alla politica e speranza alle famiglie”.

E poi sull’attuale situazione: “Paghiamo gli errori del passato, oggi spendiamo di più per gli interessi del debito che non per l’istruzione. La rottamazione non vuol dire fare a meno di gente esperta, ma vuol dire che dopo 15 anni di parlamento si può andare in pensione, non per forza restare incollati alla poltrona e lasciare spazio a chi potrebbe fare meglio di te. E’ fisiologico proporre un ricambio, squadra che vince non si cambia, ma questa non ha vinto”. Per farsi capire meglio Renzi fa un esempio che piace al pubblico: “Ridge di Beautiful è stato lasciato a casa dopo 25 anni di carriera, aveva iniziato nel 1987, tante cose sono cambiate, nella musica, nella tecnologia, ma noi abbiamo ancora dei politici che nel 1987 c’erano già. Sempre gli stessi, cambiano i nomi, i simboli, noi tra margherite, ulivi e querce abbiamo deforestato, eppure le facce sono sempre quelle. La rottamazione è l’esigenza di un paese che vuole cambiare. Spesso in televisione vedo campioni del politichese, che non dicono mai cosa vogliono fare in concreto, con espressioni noiose e poco chiare fanno capire che il problema sarà rinviato. Di tavoli di studio si sente parlare spesso, siamo un paese di mobilieri”.

“Rottamiamo l’idea che la parte migliore dell’Italia sia ormai passata, che il futuro sono solo le infrastrutture, dobbiamo cambiare il modo di gestire la politica in Italia. Abbiamo una burocrazia eccessiva che blocca tutto, molti gruppi esteri vogliono investire da noi ma ci ripensano per due motivi: i tempi della giustizia civile che sono vergognosi e una burocrazia che non offre la certezza dei tempi. Bisogna semplificare, modificare, ridurre, ma non può farlo il gruppo dirigente di oggi che ha moltiplicato gli enti per moltiplicare le poltrone. Il primo a dover fare un sacrificio è il politico, basta con indennità ai parlamentari, vedere le auto blu, togliere il vitalizio. Il politico ha due pensioni, rottamiamo certe abitudini in un momento in cui i giovani sanno che non avranno una pensione. E’ indecoroso pensare che ci siano state persone che, non certo per colpa loro, siano andate in pensione a 45/50 anni”.

In conclusione un auspicio: “Eliminiamo la cultura del politico supereroe che arriva e risolve i problemi, un po’ come Berlusconi che poi ha fatto una delega per fare le cose che non ha fatto. Il politico è chi per un determinato periodo di tempo prende un impegno e chi lo fa deve portare delle idee chiare e non deve avere paura di perdere, dalle sconfitte si può sempre migliorare”

Michele D’AnnunzioGiuseppe Mancini

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