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Roselli, 40 anni in biancorosso: "Solo uniti si torna in alto"

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VASTO – Qualcuno dice che sia il Gianfranco Semproni di Vasto, “Si perché quando andavo in televisione ero incontenibile, dicevo tutto quello che mi passava per la testa”. Adesso dopo due anni di silenzio torna a parlare e lo fa sempre da tifoso, Francesco Roselli, 46 anni, una vita a seguire la squadra della sua città: “Era il 27 febbraio del 1972, Pro Vasto-Pescara 0-0, andata 1-0 rete di Lo Vecchio, è stato il mio debutto, sono passati 40 anni”. Roselli fa anche parte del consiglio direttivo della Vastese, con il compito di fare da tramite tra la tifoseria e la società.

Sei pronto a ricominciare?
In realtà dopo aver assistito a tre fallimenti, avevo deciso di non seguire più, ma il cuore comanda e l’amicizia fraterna che mi lega ad Alfonso Calvitti, che ha insistito, mi ha fatto desistere. Insieme ai dirigenti della San Paolo e a Don Gianni hanno fatto una bellissima cosa e mi è tornata la voglia di seguire, hanno ridato lustro a Vasto, mi ha fatto molto piacere anche vedere la squadra presentata alla città.

Davvero stavi per ritirarti?
Si, era inverosimile che una città blasonata come la nostra non avesse una squadra. Il calcio qui è nato nel 1902 ed è andato avanti fino al 1981, anno del primo fallimento, ma non siamo mai rimasti senza. Ricordo nel 1982 lo spareggio di Promozione, quando c’era direttamente la quarta serie, ad Atri eravamo quasi in 3.000, contro l’Angizia Luco che aveva 50 tifosi al seguito e subimmo il gol all’ultimo secondo del secondo tempo supplementare. In quella stagione la squadra della città si chiamava Vasto Incoronata, l’allora presidente Umberto Marinucci, grande personaggio e vastese doc, una persona molto umile e passionale, non vedeva l’ora di unirsi alla tifoseria biancorossa. Il primo anno però i tempi non furono sufficienti, ma tramite quello che oggi si chiama comunicato stampa, annunciò che l’anno successivo sarebbe rinata la squadra con la denominazione della città.

Ti piace questa nuova società?
Storicamente non abbiamo mai avuto un presidente forte, a parte Marramiero, che è stato il migliore, ma dopo le tante ripartenze che ho visto, devo dire che questa società mi fa ben sperare perché vedo che si fanno poche chiacchiere e tanti fatti. A parlare sono più gli esterni che si infiltrano o gli ex del settore. Sicuramente i tecnici ne sanno più di me, però mi sembra che ci siano tutte le premesse per fare bene.

Come vedi la presenza di politici al suo interno?

Deve essere chiaro che non esiste nessuna città in Italia, a partire dalla Promozione fino alla Serie A, nella quale non ci sia una sinergia tra politica e sport. Se qui non si crea una sinergia politica e imprenditoriale o non arriva un personaggio forte siamo comunque a rischio, oppure facciamo sempre queste categorie. Antonio Prospero si è fatto avanti in prima persona, certo, qualcuno potrebbe dire che avrebbe potuto farlo anche due anni fa, ma allora non c’erano le circostanze per fare una cosa del genere. A tal proposito ringrazio tutti quelli che hanno salvato la Pro Vasto nel 2010: amministrazione, classe dirigente e politici.

C’è ovviamente dell’ironia in questo ringraziamento
Certo, io amo questa città e questo popolo, ma dico quello che penso, mi sento libero di farlo.

Una tifoseria molto esigente come quella vastese che ruolo può avere?
Ci lamentiamo troppo, ma è un difetto che hanno tutte le piazze calde, succede a Pescara, Chieti, Lanciano, Napoli, Roma, Firenze. Vasto in questo vanta il primato perché è una cosa pazzesca che dopo due anni di silenzio, con il popolo biancorosso rintanato dentro casa, si facciano certe chiacchiere per mettersi in mostra. Si parla sempre di remare tutti insieme dalla stessa parte, per me questo vuol dire anche accettare delle cose che ad un tifoso non piacciono. E’ troppo bello andare tutti dalla stessa parte quando le cose vanno bene, bisogna farlo anche quando vanno male.

Che ne pensi dell’organico?

Spesso ho discusso di tattica con Di Meo, Silipo, Pierini, secondo me il migliore allenatore che abbiamo avuto dopo Salvioni, ma parlo sempre da tifoso, non da tecnico e dico che i fuoriquota sono fondamentali per una squadra in questa categoria, li metterei terzini bassi e il terzo sulla fascia nel 4-4-2, con il 4-3-3 è difficile rischiarne uno a metà campo, oppure in porta, a meno che non sia fortissimo. Altrimenti prenderei 8 giocatori talmente bravi da sopperire la mancanza di qualche fuoriquota di livello. In questa categoria è difficile che società come Lanciano e Pescara ti diano un giovane forte per farlo giocare in Promozione dove rischia anche di farsi male. Il modulo migliore secondo me è il 4-2-3-1, resto del parere che la qualità debba essere messa davanti, anche perché con una coppia di centrali come quelli che abbiamo a centrocampo e due bravi in difesa non hai problemi. Per sostituire Giuliano servono non uno, ma due difensori, prenderei uno tra Okoroji o Ciotti più un altro.

E dell’allenatore?
A Vasto ci sono tanti allenatori, per me l’allenatore che può portare Vasto dalla Promozione ai fasti di un tempo, senza nulla togliere a Luigi Baiocco, si chiama Donato Anzivino. Ci sono anche altri allenatori e non solo, che due anni fa quando scomparve la Pro Vasto hanno fatto una scelta un po’ impopolare, andando a lavorare altrove, penso lo abbiano fatto pensando che il Vasto Marina sarebbe diventata la nuova realtà del calcio vastese, ora ci possono anche restare. La Vastese adesso fa gola, ma tutti devono far lavorare i giocatori e i tecnici in pace, nel bene o nel male.

A cosa ti riferisci?

Quando la Pro Vasto non si è iscritta al campionato ero arrabbiato non solo per il fallimento, perché si poteva ripartire anche da una categoria minore come l’Eccellenza, ma sapevo già quello cui andavamo incontro, quello di cui poi si è accorta tutta la città: che non avremmo avuto una squadra rappresentativa, ma il Vasto Marina. Da due anni dico che il nome era fondamentale, ma non capisco perché ora lo è diventato così tanto, io lo avrei cambiato dopo che circa 400 persone sono andate a Sulmona a seguire la squadra, ma nessuno ha fatto nulla. Conosco i dirigenti del Vasto Marina e sono persone che lo fanno per passione, brave e molto serie e per questo mi dispiace, perché proprio da loro non mi aspetto certe cose, per me sulle maglie ci possono mettere pure Gabriele Rossetti, Diomede o Lucio Valerio Pudente, ho fatto la mia scelta, vado a vedere la Vastese, come tutti i vastesi. Anche in Prima Categoria noi avremmo comunque maggiore visibilità, non è certo colpa nostra. E’ giusto che la squadra è tua e fai quello che vuoi, ma se non lo hai fatto per due anni, meglio non farlo più.

Saresti favorevole alla fusione tra le due società?
Pino Travaglini è un mio amico, chi non vorrebbe un presidente passionale e tenace come lui? Più volte in passato ho detto che il loro progetto mi piaceva molto, si vedeva che ci tenevano alla squadra e poteva nascere un qualcosa di grande, avevamo intrapreso la strada giusta. Resto del parere che l’unione fa la forza, abbiamo già sbagliato tanto, non voglio creare polemiche, ma solo collaborazione. Sono d’accordo con la fusione, mettiamoci in testa però che chi fa calcio a Vasto non lo fa solo per i tifosi, ma lo deve fare anche per se stesso, ed è chiaro che le squadre senza tifosi non si possono fare, nemmeno Abramovic e Bill Gates possono avere una squadra senza tifosi. A me non può fare altro che piacere, tanti vastesi e tifosi intelligenti la pensano così, nel 2012 non possiamo pensare ancora alle divisioni. Il coinvolgimento di una città rappresenta anche la sua crescita, se non è stato capito prima è quasi ora che si riesca a capire. Siamo 40.000 abitanti e non si possono fare distinzioni, è il momento di superare anche certi problemi per il bene della città e fare un passo indietro tutti, siamo ancora in tempo per il prossimo anno.

Cosa vuoi dire alla piazza?
Dico ai tifosi e non ai chiacchieroni e ai ciarlatani, di andare allo stadio, di fare l’abbonamento e stare vicino alla squadra, perché è un segnale forte e coscienzioso per i colori biancorossi, dopo forse sarà anche un aiuto per la società, ma i primi ad essere contenti devono essere i tifosi. Penso che almeno per altri 20 anni possa ancora andare all’Aragona e non vedere più quell’orrore successo due anni fa, adesso mi va già bene così. Le attività sportive a Vasto si sono sempre svolte alla piana dell’Aragona, donata alla città dagli Aragonesi alla fine dell’800, nel 2010 siamo tornati indietro di 150 anni, speriamo non accada mai più.

Giuseppe Mancini

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