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Province: anche Vasto fuori dal coro, serve rimettere al centro i territori

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VASTO. Città comprensorio d’Abruzzo -non capoluogo di Provincia- in campo affinché la discussione sul procedimento di revisione delle province, incanalata, salvo qualche lodevole eccezione, unicamente sulla  scelta delle sigle, cambi passo mettendo al centro i reali interessi e i diritti dei cittadini Abruzzesi, in linea con il QRR della Regione adottato negli anni scorsi che prevede sette ambiti territoriali omogenei. Non per creare sette province, Enti ridotti al rango di 2 livello non eletti dai cittadini, ma per una riorganizzazione ragionata, mirata a favorire l’accesso ai servizi a tutti gli abruzzesi con un obiettivo alto: pianificare una crescita sociale ed economica armonica dei territori in un’ottica di collaborazione con i piccoli Comuni -obbligati dal Governo ad associare le funzioni- attraverso convenzioni a geometria variabile.
    I sindaci  Giovanni Di Pangrazio, (Avezzano),  Mario Pupillo (Lanciano), Enea Di Ianni, in rappresentanza di Fabio Federico (Sulmona), e Luciano Lapenna (Vasto), riuniti fianco a fianco nel palazzo del Consiglio Regionale, in Piazza Unione a Pescara, hanno espresso a chiare note il loro pensiero: il processo di riordino sia un momento importante per avviare una riflessione sulla organizzazione del nostro territorio regionale che vada oltre impostazioni sorpassate che, anziché favorire l’integrazione territoriale regionale, producono solo conflitti. Non ce lo possiamo permettere, soprattutto in questa fase di difficoltà del Paese”. In questi ultimi anni organizzazioni sindacali, forze sociali e anche partiti politici, infatti, hanno messo in discussione il ruolo stesso delle Province, profilando una abrogazione delle stesse e comunque un ridimensionamento del ruolo dell’Ente che, una serie di norme del tutto scoordinate ha collegato allo status di capoluogo di provincia la collocazione territoriale di una serie di presidi e servizi che dovrebbero I primi cittadini: “occorre rimettere al centro i territori”

     Città comprensorio d’Abruzzo -non capoluogo di Provincia- in campo affinché la discussione sul procedimento di revisione delle province, incanalata, salvo qualche lodevole eccezione, unicamente sulla  scelta delle sigle, cambi passo mettendo al centro i reali interessi e i diritti dei cittadini Abruzzesi, in linea con il QRR della Regione adottato negli anni scorsi che prevede sette ambiti territoriali omogenei. Non per creare sette province, Enti ridotti al rango di 2 livello non eletti dai cittadini, ma per una riorganizzazione ragionata, mirata a favorire l’accesso ai servizi a tutti gli abruzzesi con un obiettivo alto: pianificare una crescita sociale ed economica armonica dei territori in un’ottica di collaborazione con i piccoli Comuni -obbligati dal Governo ad associare le funzioni- attraverso convenzioni a geometria variabile.
    I sindaci  Giovanni Di Pangrazio, (Avezzano),  Mario Pupillo (Lanciano), Enea Di Ianni, in rappresentanza di Fabio Federico (Sulmona), e Luciano Lapenna (Vasto), riuniti fianco a fianco nel palazzo del Consiglio Regionale, in Piazza Unione a Pescara, hanno espresso a chiare note il loro pensiero: il processo di riordino sia un momento importante per avviare una riflessione sulla organizzazione del nostro territorio regionale che vada oltre impostazioni sorpassate che, anziché favorire l’integrazione territoriale regionale, producono solo conflitti. Non ce lo possiamo permettere, soprattutto in questa fase di difficoltà del Paese”. In questi ultimi anni organizzazioni sindacali, forze sociali e anche partiti politici, infatti, hanno messo in discussione il ruolo stesso delle Province, profilando una abrogazione delle stesse e comunque un ridimensionamento del ruolo dell’Ente che, una serie di norme del tutto scoordinate ha collegato allo status di capoluogo di provincia la collocazione territoriale di una serie di presidi e servizi che dovrebbero invece essere commisurati a tutt’altri parametri, quali la popolazione, il territorio servito, la situazione economico-sociale.
I 4 primi cittadini consapevoli della necessità di riformare l’apparato amministrativo ed istituzionale pubblico della Repubblica a livello locale, al fine di renderlo più razionale ed efficiente, eliminando duplicazioni di funzioni, ruoli e competenze tra i diversi enti di livello intermedio tra Comuni e Regione, anche attraverso la loro soppressione e/o accorpamento, riducendone in al modo anche il costo associato di loro mantenimento da parte dei cittadini italiani, ritengono pertanto di dover presentare al Consiglio delle Autonomie Locali ed alla Regione Abruzzo una propria proposta che superi l’impostazione rigida, ottocentesca e sorpassata di una ripartizione provinciale come mero esercizio di scomposizione e accorpamento di pezzi di territorio, in una specie di risiko amministrativo, ma guardi piuttosto alle realtà sociali, economiche e demografiche dei territori per riorganizzare amministrativamente la regione, avvicinando servizi ai cittadini in una logica di efficacia ed economicità, non frutto di situazioni pregresse e preconcette.
     Con una dislocazione di uffici e servizi pubblici a livello locale effettuata sulla base di criteri legati alla loro efficienza, produttività ed economicità, delle peculiarità socio-economiche e morfologiche del territorio, delle effettive esigenze delle popolazioni interessate, anche prescindendo dall’ubicazione della città capoluogo di provincia, in accordo alle indicazioni di cui all’OdG “9/05389/027” accolto dal Governo in data 7 agosto 2012, in sede di discussione presso la Camera dei Deputati (seduta n. 678) del DDL A.C. 5389.
I primi cittadini di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto chiedono alla Regione Abruzzo il rispetto dei suoi documenti fondamentali, quali lo Statuto ed i suoi documenti di programmazione territoriale ( quadro regionale di riferimento) ed in particolare a quanto stabilito dallo Statuto della Regione Abruzzo (BURA 10 gennaio 2007, n. 1 Straordinario):
b. al comma 3, Art. 2 “I principi”,: “La Regione riconosce e pone a fondamento della propria azione lo sviluppo delle autonomie locali, secondo i principi di sussidiarietà e leale collaborazione; … omissis …”;
c. al comma 3, Art.7 “L’ordinamento sociale ed economico”: “Il mantenimento e la garanzia dell’omogeneità economica, sociale e giuridica sono condizioni essenziali dell’azione della Regione, che verifica preventivamente la sostenibilità e l’impatto sociale delle proprie leggi e dei piani, programmi e provvedimenti esecutivi dalla stessa promossi”;
d. al comma 4, Art.7 “L’ordinamento sociale ed economico”: “La Regione persegue il riequilibrio sociale ed economico in favore delle aree montane ed interne, assumendo adeguate iniziative”;
e. al comma 2, Art. 10 “La sussidiarietà”: “La Regione promuove il ruolo delle Autonomie locali e l’associazionismo fra Enti Locali; garantisce la partecipazione degli Enti locali all’attività degli Organi regionali attraverso il Consiglio delle Autonomie locali; applica il principio di decentramento amministrativo”.

V/Red

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