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Ingroia infuoca la kermesse dell'IdV, "politica compromessa con la mafia"

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VASTO. Tra gli interventi certamente più attesi dell’intera kermesse dell’Italia dei Valori, il discorso pronunciato dal magistrato di Palermo Antonio Ingroia non ha deluso le aspettative.

“Questo Paese ha avuto una classe dirigente profondamente compromessa con la criminalità”. Così, il pm Antonio Ingroia, all’incontro dell’Idv a Vasto, attacca “un certo modo di fare politica” e spiega che se non cambieranno le cose “la magistratura non riuscirà ad accertare da sola la verità”. “Non mancherò di far sentire la mia voce anche dal Guatemala”, ha poi concluso.
“Quando ho detto” che c’è bisogno di “un’altra classe dirigente”, ha proseguito Ingroia, è “perché sono perfettamente consapevole che il risultato delle verita’ dimezzate sulle stragi italiane è il risultato di una politica di convivenza con la mafia”. Ingroia ha anche sottolineato nel corso del suo intervento, come magistrato “non posso essere indifferente rispetto alle inerzia delle commissioni antimafia di allora e all’impegno della commissione antimafia di oggi che e’ frutto anche della richiesta dei cittadini che ognuno faccia la propria parte su questi temi”.

“Non ho mai cercato consenso alle mie indagini o ai miei processi”, ha poi affermato Ingroia, e dal palco della festa Idv ha aggiunto: lo dimostra questa ultima inchiesta che ha comportato “molti dissensi, attacchi, anziché consensi”.

“Altra questione è cercare il consenso e la partecipazione dei cittadini, non alla mia indagine per ottenere condanne a furor di popolo”. La questione, ha aggiunto, e’ che “il Paese ha una storia di troppe stragi impunite, di troppi fatti di sangue con verita’ dimezzate”. La verità “non si conquista solo con i magistrati e buone leggi”, ma, ha di fatto detto Ingroia, “serve un Paese che vuole la verità”.

Poi ha citato Falcone ed ha sottolineato “l’importanza del movimento antimafia per contrastare la mafia stessa. Quando un Paese ricerca la verità, il Paese reale costringe il Paese istituzionale a fare la propria parte”. Ingroia non ha mancato di porre l’accento nel suo intervento, sul fatto che “è più facile occuparsi di colpi di lupara” che di inchieste sulla ‘collusione mafia-politica”.

”Secondo l’impostazione accusatoria ci fu una macrotrattativa, in cui la mafia tento’ di ricostruire il suo rapporto con la politica e all’interno di questa ci furono altre tre microtrattative che si conclusero nel 2004”, ha poi precisato il pm.

”Non sono in prossimità di nuovi incarichi, pertanto non rispondo alla sua domanda”, ha concluso non chiarendo del tutto la sua posizione.

V/Red

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