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Il Pd considera Vasto, gli altri partiti cancellano la città dalla mappa parlamentare

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VASTO. Mercoledì, giovedì o forse venerdì, forse dopo, aspettiamo le liste. Quelle del Pd già ci sono, bella forza, ma gli altri? Il Pdl ha quattro posizioni utili, quindi, quattro “pensionati”. L’Udc è lacerata attorno ad un solo posto. La Lista Monti tutta da scoprire. Fli insegue il 2%. Fratelli d’Italia alimentata da tanta speranza. Grillo che dovrebbe avere due deputati ed un senatore alla caccia di chi gli ha copiato il simbolo.

Quindi il panorama politico per noi abruzzesi è molto più confuso del volantino di un supermercato. Eppure tutti si aspettano di capire quali esponenti territoriali potranno mandare a Roma per difendere le istanze di un territorio che ha bisogno di sostegno, conforto e rappresentanza per uscire dal pantano regionale prima ancora che nazionale. Chi potrà darci rappresentanza ed il giusto contrappunto politico se non esiste quella chiarezza di programmi e quindi di uomini, che ci possano rappresentare?

L’Abruzzo è una regione piccola, è un sessantesimo della popolazione nazionale, ma merita rispetto e dignità di fronte al quesito imperante di questi giorni che indica, solo, come il vincitore al Senato in Lombardia l’ago della bilancia della tenuta di un Governo di fronte all’Europa.

Il diritto di cittadinanza che a noi abruzzesi spetta dovrebbe superare le regole matematiche ed aride del Porcellum per far sì che una regione come la nostra potesse esprimere non un leader nazionale ma almeno quella chiarezza che chiedono gli italiani dappertutto. Vasto con i suoi quarantamila abitanti rappresenta 1/1500 della popolazione nazionale e quindi con un deputato concesso alla città avrà più di quello che gli spetta ma, lasciatecelo dire, meno di quello che ci si aspetta. Ed è questo il destino di chi conta solo le teste dimenticando ambiente, storia e cultura per un Parlamento sempre più pesato in termini “democratici” e numerici sulla popolazione con un concetto che globalizza al di sopra delle peculiarità territoriali.

La espressione della preferenza è quella che ha mandato al Governo dei grandi rappresentanti delle minoranze numeriche ma anche delle intelligenze e caratteristiche del territorio che senza la riforma elettorale continuerà a considerare l’Abruzzo, meramente come un terzo della città di Roma.

Quando in Abruzzo c’erano Gaspari e Natali contavamo come una grande città, oggi non è più così,  e corriamo dietro ad un gossip sterile che non darà all’Abruzzo quella autorevolezza che ognuno, ma anche noi dobbiamo rivendicare. 

Paola D’Adamo  paoladadamo@vastoweb.com

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