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Lettera aperta della dottoressa Travaglini sul 'Barbie Girl' usato da Di Stefano nei confronti del sindaco Tiziana Magnacca

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SAN SALVO. Riceviamo e pubblichiamo di seguito una lettera aperta della dottoressa Travaglini, assessore alle politiche sociali: “Scrivo come donna, come madre, come assessore alle politiche sociali. Ho letto con non poco stupore l’inopportuna uscita del capogruppo di San salvo democratica, Domenico Di Stefano, che ha definito “Barbie girl” il sindaco Magnacca e la sua politica. Ricordo benissimo che già durante la campagna elettorale l’ex candidato sindaco si è lasciato andare ad affermazioni sessiste, contro le donne, definendoci capaci di particolare cattiveria. Seppur interdetta, attribuii quello “scivolone di cattivo gusto”, alla foga della competizione elettorale. Non giustificai, ma capii. Oggi no! Oggi devo dire che perseverare è diabolico, soprattutto considerando chi continua in quest’atteggiamento ostile verso le donne. E’ Gravissimo che questo atteggiamento sessista emerga proprio dalle parole di colui che è stato, a lungo, assessore alla cultura della nostra città. 
Ultimamente la cronaca ci ha dimostrato quanto odio si stia riversando sulle donne, tanto da esser stato coniato il neologismo “femminicidio”.  Sia ben chiaro che non la ritengo responsabile dei mali del mondo, tantomeno delle tragedie di cui le donne sono vittime, ma il senso delle istituzione vuole che chi ha l’ambizione di rappresentare i cittadini, si dimostri cosciente, davanti ad una società in cui i valori morali vacillano sotto l’insicurezza generale, del fatto che è chiamato a porre attenzione a non offrire nessuna sponda, di qualsivoglia genere, a idee ed atteggiamenti che tendono a svalutare la figura femminile.  Non posso consentire, da assessore alle politiche sociali, che nella città si legittimi l’indegno e primitivo sillogismo che equipara le donne alle bambole, icone di stupidità e di “vuoto”, per offenderci e denigrarci. Le chiedo, signor Di Stefano, di stigmatizzare lei stesso le parole che ha usato, onde evitare che possano rappresentare un cattivo esempio per chi legge. Le sue scuse credo siano un atto dovuto, se non altro per riscattare la sua immagine di ex assessore alla cultura. 
E la prego come donna, come madre e come assessore alle politiche sociali, di non nascondersi dietro giustificanti ironie. Il mio auspicio è che una volta tanto, almeno sul piano della difesa della dignità femminile, un politico possa finalmente dare un segnale forte, chiaro e diretto, senza tergiversazioni di sorta”.
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