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Rospo mare, ipotesi di reato: la procura di Larino apre un'inchiesta

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Lino Salvatorelli della Costuituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina riguardo il ‘disastro’ ambientale avvenuto Martedì in mare al confine con l’Abruzzo e che ci sta riguardando anche da vicino: ‘La Procura della Repubblica di Larino ha aperto un’inchiesta“ Inquinamento Ambientale”.
Dall’assesore Giorgi del comune di Termoli veniamo a sapere che una delle giunture si è allargata, facendo fuoriuscire il greggio che, con la temperatura del mare di circa 10 gradi, ha fatto solidificare la sostanza, facendola finire in fondo al mare.
Quello che sconcerta è che le notizie le dobbiamo apprendere dal Molise, mentre la regione Abruzzo rimane in silenzio, e le nostre capitanerie si aggrappano pure alla mucillagine dal TGR. I comuni costieri sono lasciati da soli a fronteggiare i colossi del petrolio, parliamo di società con staff di avvocati ingegneri e geologi. Un vero scandalo. Vasto e Fossacesia ben consci delle nuove sfide, non hanno mai smesso di fare quanto loro possibile, insieme alle associazioni, comitati, società civile, portatori di interesse. Dal Centro Oli (leggasi vera e propria raffinaria) ad oggi, l’Abruzzo ha gridato a chiare lettere, la contrarietà a divenire da regione dei parchi ad anonimo distretto minerario, forse meglio di tante altre regioni.
Il territorio costiero è a forte rischio ambientale, la nostra capacità di dare risposte molteplici e innovative a questa crisi potrebbe azzerarsi in un attimo. Abbiamo una nave che con costanza, preleva greggio da un’altra nave container -Alba Marina- ancorata e che poi scorazza quotidianamente per tutto il medio basso adriatico.
Maria Rita D’Orsogna a proposito dello sversamento di Rospo mare ha dichiarato “tutti in stato d’allarme per Rospo Mare. Non avete visto niente. Aspettate solo Ombrina, e queste cose saranno all’ordine dl giorno. Le FPSO (navi di supporto offshore) in Inghilterra hanno in media 45 sversamenti l’anno”. Ci sono anche le inquietudini della piccola pesca di Vasto, che con mano possono toccare, attraverso innumerevoli segnali, lo stato preoccupante del mare.
Le raccapricianti immagini dei gabbiani incatramati, ignari delatori di un disastro ambientale che non riguarda solo loro, ma tutta la fauna e flora del fondale marino (chi andrà a stimare quei danni?)ci rivelano che tutta la rete trofica adriatica ne è coinvolta.
I gabbiani in realtà sono gli ultimi a morire…
Davanti alla costa vastese si pompa petrolio da 30 anni, quale sia il reale stato del mare a questo punto non è dato saperlo, attraverso la stampa nel passato abbiamo appreso di altri sversamenti, sicuramente con meno clamore, la mobilitazione dei cittadini paga, la stessa stampa se i cittadini si mostrano attenti, è disponibile a fare più informazione dando alle notizie il giusto spazio, e non un trafiletto come è successo nel passato. Si è calcolato che il greggio estratto in 30 anni ha coperto semplicemente 60 gg del fabbisogno nazionale, lo 0.005%, un sacco di soldi per chi estrae, un niente per l’energia nazionale, ancora meno per il territorio in cambio di tantissimi rischi.
Noi diciamo che è giunto il momento di invertire decisamente la rotta con chiare decisioni politiche e con indirizzi incontrovertibili, bisogna giungere al più presto alla perimetrazione definitiva del Parco nazionale della Costa Teatina, è vero che tecnicamente non risolve del tutto il problema petrolio in mare, ma indica chiaramente quale direzione vuole prendere il territorio, ovvero uno sviluppo turistico ambientale e sostenibile assolutamente non compatibile con le trivellazioni petrolifere.
Chiediamo al comune di Vasto, di valutare anch’esso azioni legali, come sta facendo il comune di Termoli. Alla regione Abruzzo, la perimetrazione del Parco della Costa Teatina.
SI AL PARCO NO AL PETROLIO’.
redazione@vastoweb.com

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