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Cadde in un pozzo nel giorno dell'Epifania, non ce l'ha fatta il 72enne Mario Candeloro

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VASTO. Il pozzo nascosto dalla vegetazione PETACCIATO. E’ finita nel peggiore dei modi la storia del 72enne disabile caduto domenica 6 gennaio in un pozzo abbandonato alla periferia di Petacciato.

Dopo il grido d’allarme (e di dolore) che la nipote tre giorni dopo volle lanciare tramite la stampa e i social network, denunciando anche la situazione di grave pericolo che si corre lasciando i piccoli invasi sprovvisti di segnalazione e copertura adeguate, la triste notizie è giunta ieri da un centro di riabilitazione di Vasto, sempre per mano della nipote, Elisabetta Candeloro.

“Alle cinque di ieri mattina, presso l’Istituto Riabilitativo di Vasto, dove era ricoverato da poco più di due settimane, ha smesso di soffrire “l’uomo caduto nel pozzo” lo scorso 6 gennaio. Aveva riportato gravissime lesioni al torace e il polmone sinistro, a seguito delle fratture multiple subite a nove costole, aveva smesso di funzionare.  Mario Candeloro era una persona che, nonostante la sua disabilità e la sua età avanzata aveva ancora una gran voglia di vivere.

Era una persona semplice e si faceva volere bene da chi lo conosceva a fondo. I miei figli, come tutti i bambini in generale, lo amavano e lui ci giocava sempre volentieri.
Aveva gran rispetto per gli animali che a loro volta ricambiavano, consapevoli del fatto che era un essere debole e bisognoso di cure, come loro…

Nato il 3 agosto del 1941, gemello “fortunato” perché vissuto più a lungo, ha trascorso gran parte della sua vita vicino ai suoi cari nella casa di campagna del fratello maggiore e, negli ultimi anni, nell’Istituto di Vasto dove ha trovato l’affetto di tanti nuovi amici. Chi lo ha conosciuto ai tempi della gioventù, lo ricorderà di certo sempre in sella alla sua inseparabile Vespa.. La casa di campagna era il luogo dove trascorreva i periodi di vacanza insieme alla famiglia del fratello. L’ultima vacanza lo ha portato via per sempre.
Il sei gennaio prima di partire, come di consueto amava fare, passeggiò a lungo nei luoghi tanto amati da bambino, da ragazzo, da adulto e infine da anziano, per imprimere nel cuore i colori e gli odori familiari e portarli con se fino al prossimo periodo di ferie.
Era una bellissima giornata di sole e la tragedia si consumò in un attimo.  In un attimo di distrazione ogni desiderio, o aspettativa di serenità mai avuta, ebbero un termine doloroso e assurdo. In quel luogo così familiare, un pozzo lasciato aperto dall’incuria di chi non sapeva immaginare -ma avrebbe dovuto!- il dolore e l’atroce destino che avrebbe provocato ad un debole (bambino, anziano, disabile) che non ragiona in termini di “normalità” e non può avere dei riflessi pronti o movimenti tanto sicuri da non cadere dentro una simile trappola… Il dolore inflitto dall’accaduto venne amplificato i giorni a seguire perché per nessuno il fatto (gravissimo) sembrava essere degno di nota: liquidato come tragedia sfiorata quando invece la tragedia si era compiuta e i giorni di vita da infelice andavano adesso terminando tra i dolori atroci provocati dalle ferite inferte nella caduta. Dolori non solo fisici ma anche morali: ripeteva sempre che non ce l’avrebbe fatta… e così è stato, alla fine.

Addio caro zio Mario… il ricordo di te sarà vivo nei tuoi affetti e nel cuore di chi, conoscendoti, ti ha voluto bene cercando sempre di proteggerti da ciò che non avresti mai potuto comprendere pienamente. Finalmente potrai trovare il riposo e la tranquillità che ti sono mancati mentre eri in vita…”.

redazione@termolionline.com

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